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LE AZIENDE DELL’ABRUZZO DOVREBBERO ORIENTARSI AI MERCATI ESTERI IN MANIERA PROGRAMMATA E STABILE O RESTARE IN PATRIA?

Paola Pelino – contitolare e responsabile del marketing e delle pubbliche relazioni della Confetti Pelino – Sulmona

 

Il mercato attuale va considerato come un’unica piazza su cui competere. La mia azienda ha sempre puntato sulle sue profonde radici locali per riuscire ad affermare i suoi prodotti in tutto il mondo, ed è stata una scelta vincente. Bisogna assolutamente rivolgersi al
mercato estero valorizzando le proprie tipicità per riuscire a crearsi una propria nicchia di clientela. Ciò è possibile unicamente puntando sulla qualità del proprio lavoro e dei propri prodotti. Le aziende
abruzzesi possono e devono puntare ai mercati mondiali senza alcun complesso di inferiorità, a patto di non dimenticare mai che è solo la qualità a fare la differenza.

 

 

Paolo Alba – ?????????????

E’ ora che le aziende dell’Abruzzo comincino a pensare al mercato estero, anche se alcune sono ancora legate al solo mercato locale e non conoscono la competizione nazionale. Per guardare all’estero, però, ci vuole il supporto delle istituzioni regionale e provinciale sull’innovazione: solo l’innovazione ci può far trovare nuovi mercati.

Prima va fatto uno studio approfondito e ragionato sulle aziende della provincia a livello produttivo, e poi un piano di azione: vanno identificati i prodotti che possono avere appeal all’estero, studiati ed individuati i mercati da colpire, creati appoggi in loco per l’accoglienza e l’avvio all’attività prescelta.

 

 

COME VEDE IL FUTURO DELL’AQUILA E PROVINCIA?

 

Marco Fracassi

 

Immaginare un futuro roseo per la nostra provincia è a dir poco azzardato. Nei prossimi mesi bisognerà gestire la crisi di grandi industrie, e far fronte all’annaspamento della piccola impresa, vittima di un mercato in una fase di pesante ristagno. E’ indubbio che momenti come questi devono essere affrontati con intelligenza e, soprattutto, attraverso la riorganizzazione della propria impresa, concentrandosi sul proprio core-business e agendo laddove sono più evidenti le inefficienze. Del resto in un’economia dove la “battaglia” sul prezzo è il leitmotiv della sopravvivenza, è indispensabile un monitoraggio sui costi molto severo.

Detto questo ritengo che il contributo delle amministrazioni locali nel creare infrastrutture idonee ad un maggior sviluppo della piccola impresa sia auspicabile, e in particolar modo un intervento organico (servizi all’internazionalizzazione, finanza innovativa, formazione) nella creazione di un’unica struttura che si proponga di coordinare l’intervento senza parcellizzare l’azione in tanti piccoli “feudi” poco conosciuti e senza alcuna efficacia.

L’internazionalizzazione dell’impresa è sicuramente una chiave per superare il calo della domanda interna, ma non bisogna dimenticare che l’internazionalizzazione è un vero e proprio processo che deve essere gestito con attenzione e professionalità, le uniche in grado di veicolare con successo i prodotti delle nostre imprese sui mercati esteri.

 

Ing. Guido Cantalini – Amministratore Unico

della Planet S.r.l. – L’Aquila

La crisi che attraversa attualmente il territorio aquilano è, a mio avviso, una crisi di leadership: politica, amministrativa, industriale, economica e culturale. Questa crisi è tanto più evidente quanto più l’Italia attraversa un periodo di stagnazione: non essendoci più soggetti esterni disponibili a “salvare” L’Aquila, risalta agli occhi tutta la difficoltà del popolo aquilano di non riuscire ad esprimere personaggi ed idee di riferimento nei vari campi socio – economici e culturali (fatte salve alcune rare eccezioni). Si è detto molto di quanto abbia penalizzato L’Aquila questa crisi economica e dell’elettronica, e degli inganni subiti da parte di grandi gruppi industriali. Si è detto molto, altresì, di come dobbiamo essere fortemente preoccupati del fatto che, a breve, non sarà più possibile accedere ad incentivi economici, e che bisognerebbe fare grandi battaglie per ottenere l’87.3c. A tutto questo si aggiunge la obiettiva difficoltà di avviare una attività nell’Aquilano, dove burocrazia e formalismi prevalgono sul buonsenso. Tuttavia, ritengo anche che questi sono alibi per mascherare il vero problema della mancanza di leadership ed iniziativa. Quando alcuni grandi gruppi industriali prosperavano nell’aquilano, l’indotto non si è mai sviluppato perché l’aquilano “indolente” preferiva giocare le sue carte nel farsi assumere, anche come operaio, piuttosto che iniziare una piccola impresa. Analogamente potremmo dire della politica e della cultura, spesso a rimorchio di iniziative nazionali, ma raramente incentrate su iniziative e uomini locali. Dunque, importanti sono gli incentivi economici, importante è la snellezza delle procedure burocratiche, ma altrettanto importante è stimolare la voglia di fare, e le iniziative locali: la volontà di emergere e di fare meglio degli altri deve venire fuori.

 

COSA PENSA DELL’ANDAMENTO ECONOMICO DELLA PROVINCIA DELL’AQUILA NEGLI ULTIMI 10 ANNI

 

Giancarlo Abbati

Procuratore ed Amministratore della Italfinish – Capestrano

Presidente del Confidi della Provincia dell’Aquila

Abbiamo vissuto tre momenti: un momento di espansione dovuto a molte agevolazioni, e contributi speciali; un momento di stagnazione dovuto alla mancanza di contributi e al lassismo locale, mancanza di concessioni di terreni e mancanza di infrastrutture come il tratto pericoloso dell’autostrada per teramo; un momento di marcia in dietro dovuto in parte alla situazione economica italiana ed europea in generale e poi a motivi politici. Poca chiarezza, cambi di giunte repentini, turn over con orientamenti politici che favoriscono una provincia rispetto all’altra. L’aquila, per esempio, è svantaggiata rispetto a Pescara, piùdinamica e attiva.

Oggi, comunque, c’è una grande crisi economica (Optimes, Siemens…) aggravata anche dalla mancanza di appoggio da parte del sistema bancario alle piccole e medie imprese (… le grandi imprese all’Aquila sono pochissime). Guardando oltre i nostri confini, comunque esiste un certo ristagno a livello nazionale ed internazionale con una scarsa attitudine, da parte dei politici, ad andare avanti.

 

Francesco Seritti

Socio ed Amministratore unico IN.PAR. s.a.s.

Socio ed Amministratore unico GE.AL. s.a.s.

Socio ed Amministratore delegato LINEAPERTA S.r.l. Gruppo MAGGIOLI

Penso che la nostra provincia pur raggiungendo sicuramente, negli anni,  una crescita in alcuni settori, oggi mostra una importante crisi generale.

Il rallentamento dell’economia italiana in genere, si è ripercosso ovviamente e maggiormente in zone come il nostro territorio.

Ritengo che negli ultimi dieci anni si è molto e forse troppo puntato sulla presenza di grandi aziende, pensando che le stesse fossero, come sicuramente lo sono state in alcuni casi, importanti per la crescita delle piccole e medie. Probabilmente, si è investito poco per far si che le stesse piccole aziende crescessero “autonome” rispetto alle grandi, conquistandosi un loro mercato senza essere troppo dipendenti.

Oggi, la nostra provincia mostra una sofferenza particolare nell’agganciare il treno della ripresa, probabilmente per il poco investimento nella competitività e sicuramente per aver le aziende condotto un processo di crescita troppo “ in solitudine”, in quanto prive di una efficace rete di supporto.

Ritengo che nessuno, meglio di noi stessi, possa aiutarci a risolvere i nostri problemi. Non dobbiamo pensare che la politica sia il responsabile del nostro star bene o male. Dobbiamo cercare di cogliere il maggior numero di occasioni, sicuramente investendo nella ricerca, nella innovazione e cercando sul territorio di unirci per riuscire a trovare le soluzioni più idonee a progredire.

Ritengo, inoltre, che le Istituzioni debbano porre le basi giuste per un giusto colloquio, debbano puntare sulle ricchezze del territorio per creare nuove opportunità di investimenti e cercare di ridurre quell’incertezza che oggi caratterizza un’area come la nostra, sicuramente meno dinamica rispetto ad altre della stessa regione Abruzzo.  

Dobbiamo, infine, investire nella formazione, crescere come classe dirigente ed aprirci ad una mentalità globale che, sicuramente, non caratterizza oggi l’imprenditore dell’entroterra abruzzese.  

 

IL DIVARIO TRA LE ZONE INETRNE E LA COSTA STA AUMENTANDO O E’ IN VIA DI DIMINUZIONE?

 

Emilio Chiodo

Ricercatore in economia agraria presso l’Università di Teramo

Le zone interne dell’Abruzzo, prendo come esempio la Valle Peligna, in cui vivo, non hanno saputo fino ad ora sviluppare un tessuto di piccole e medie imprese radicato sul territorio, e quelle esistenti sono troppo piccole e non riescono a compiere quel salto gestionale e organizzativo che permetta loro di crescere dimensionalmente ed essere competitive al di fuori del mercato locale.

Lo stimolo all’insediamento dato dai finanziamenti pubblici non rappresenta un incentivo sufficiente (specialmente dopo lo scandalo delle percentuali di aiuto minori nella provincia dell’Aquila rispetto alle altre aree interne comprese nell’articolo 87.3.c).

Se si vuole realmente pensare ad uno sviluppo delle aree interne occorre investire in modo consistente nella creazione di un “sistema” capace di

aiutare lo sviluppo, che sia cioè in grado di:

– consolidare il tessuto produttivo esistente e contribuire a valorizzare le vocazioni del territorio per la nascita di nuove attività produttive

– definire i punti di forza dell’economia dell’area e le vocazioni del territorio attraverso una seria azione di marketing territoriale (che parta dal principio, cioè dalla elaborazione di obiettivi e strategie e non dalla fine, cioè dalle politiche di comunicazione, e che sappia coinvolgere le imprese)

– comprendere e valorizzare il ruolo della formazione, ed in particolare il collegamento tra scuola, enti di formazione, università, esigenze delle imprese, così come le azioni di orientamento nella scuola e promozione della creazione di impresa

– valorizzare il ruolo dell’ente pubblico come responsabile della qualità del territorio, che deve essere attraente per eventuali investitori (conta l’immagine che il territorio da di sé, la qualità dell’ambiente, i servizi che offre, ecc.) e dell’offerta di servizi, attraverso la possibilità di avere servizi snelli ed efficienti per quanto riguarda le nuove attività attraverso gli Sportelli Unici per le Attività Produttive, la possibilità di avere informazioni chiare, ad esempio attraverso Sistemi Informativi Territoriali, ecc.

La scelta di finanziare le aree interne in questi ambiti non deve essere solo nelle dichiarazioni politiche e programmatiche ma deve essere concretamente attuata con tutte le opportunità di intervento esistenti.

 

William Di Carlo – titolare

Industrie Riunite Willam Di Carlo

Il divario aumenta. E la causa principale è da attribuirsi alle infrastrutture, alla viabilità. Raggiungere le zone interne è difficile: non c’è una superstrada che colleghi L’Aquila a Sulmona, tanto per fare un esempio che mi riguarda personalmente. E’ evidente che anche le aziende interessate ad insediarsi dalle nostre parti preferiscono Pescara, e la costa in generale.

Anche l’accoglienza che il nostro Nucleo Industriale è in grado di fare è limitata: mancano i servizi essenziali… proprio come nel Sud.

 

 

SE DIPENDESSE DA LEI COSA DECIDEREBBE DI FARE PER LA NOSTRA PROVINCIA?

 

Carmen Tricarico – Resp. Amministrazione
Triflex – Materassi  Sulmona

 

Il tasso di disoccupazione nella Valle Peligna si attesta su oltre il 20%, contro una media regionale abruzzese del 6-7%. Questo dato da solo è emblematico della crisi economica che sta attanagliando il nostro territorio, che rappresenta un importante distretto della provincia aquilana, sia per estensione sia per numero di comuni ed abitanti interessati. La congiuntura sfavorevole di questi ultimi anni ha evidenziato ancor più tutti i limiti ed i problemi caratteristici delle province dell’entroterra. In particolare, a Sulmona, non abbiamo saputo sfruttare, come volano per lo sviluppo, le “industrie importate” che nei decenni passati si sono insediate, né tanto meno ci siamo impegnati a scoprire le vocazioni domestiche. Cosa fare oggi per invertire la rotta? L’imperativo del momento è innovare ed anche per noi è l’unica strada percorribile. Innovazione da parte della pubblica amministrazione che deve sviluppare la capacità di attrazione del nostro distretto, innovazione da parte degli imprenditori per trasformare in occasione di sviluppo proprio quegli aspetti caratteristici della nostra area che in passato ci sono sembrati dei limiti mentre, nell’attuale contesto, rappresentano potenzialità ricche di sbocchi.

 

Simone Veglione – Direttore Generale

Nikesoft – L’Aquila

Comincerei col dire cosa non farei: eviterei di pensare ed operare in maniera autoreferenziale. Eviterei, cioè, di assumere L’Aquila come riferimento dei miei obiettivi, come unità di misura.
La nostra è una provincia posizionata tra le ultime in Italia, secondo qualunque parametro socio/politico/economico, e livella verso il basso qualsiasi obiettivo di rilevanza provinciale: affermarsi nella nostra provincia, in campo politico come in quello industriale, in campo sociale come in quello sportivo, purtroppo non significa emergere in ambito nazionale e, cosa più grave, non significa emergere neanche in ambito regionale.
Cercherei di pormi riferimenti più ampi. Se, per esempio, fossi un professionista mi preparerei sulle problematiche delle holding, piuttosto che sulle problematiche delle piccole aziende aquilane; se fossi uno studente andrei a studiare all’estero; se fossi un imprenditore, senza dubbio, mi preparerei per affrontare il mercato globale; se fossi un politico investirei in infrastrutture di collegamento extra-provinciale (aeroporto, stazione ferroviaria), piuttosto che su un tram (pardon: metro).
Guarderei oltre, non tanto lontano: 100 km più ad est (per non dire ad ovest).

 

 

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