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LAVORO STRAORDINARIO

La decisione del Governo di porre la fiducia sul Decreto per gli straordinari, pena la sua decadenza, è ormai una realtà. Il Parlamento ha approvato la normativa, ma per le imprese le modifiche appaiono dure. Questi i limiti per il ricorso al lavoro straordinario: 45 ore settimanali, 80 ore medie trimestrali e 250 ore annue. L’impresa, ha poi l’obbligo di comunicare la prestazione, a partire dalla 45esima ora ed entro le 24 ore dall’inizio dello straordinario. Sanzioni raddoppiate, per le imprese inadempienti. Già il testo originario del decreto era stato modificato dal Governo -nonostante seguisse l’intesa che Confindustria e Sindacati avevano raggiunto sul problema degli orari di lavoro un anno fa- e, dopo una lunga trattativa durata 17 mesi, aveva poi introdotto un emendamento che destabilizzava la concertazione. Così è arrivata la legge, che rappresenta un grave passo indietro per il Governo e per le parti sociali. Gli effetti immediati sono chiaramente riconoscibili: aumento della rigidità del mercato del lavoro, con conseguente ricorso al lavoro nero. Le piccole e medie imprese saranno duramente colpite, avendo bisogno di maggiore flessibilità del lavoro, per far fronte ad imprevisti cali nella produttività. Inoltre, la normativa va contro la concertazione delle parti sociali, che il Governo dice invece di sostenere. Se la normativa dovesse in qualche modo rappresentare un precedente, cresce la preoccupazione per temi fondamentali ancora da discutere quali la riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore, i lavori socialmente utili, e il rinnovo del Patto sociale.

 

L’ABRUZZO E L’EUROPA

Dal 31 dicembre 1996, l’Abruzzo è uscito dall’Obiettivo 1, e il fatto ha generato una notevole incertezza per quanto riguarda l’utilizzo dei fondi U.E. per lo sviluppo regionale. Una deroga all’art. 92.3c è stata ottenuta con la decisione della Commissione Europea del 30 giugno 1997, che ha fatto rientrare l’Abruzzo nell’obiettivo permettendo la concessione del 30% alle Pmi e del 25% alle altre imprese.

E’ ad ogni modo una situazione critica per la regione, alla luce della riforma dei Fondi strutturali, che necessita di essere risolta al più presto. Sono tre gli obiettivi principali della proposta di Regolamento sui Fondi strutturali presentata dalla Commissione il 19/03/98:

– obiettivo 1, sempre riservato alle regioni il cui prodotto interno lordo sia inferiore al 75% della media comunitaria;

– obiettivo 2, per le zone industriali, rurali ed urbane con problemi di riconversione socio-economica;

– obiettivo 3, destinato all’adattamento ed alla modernizzazione delle politiche della formazione e del lavoro, per le regioni che non rientrano nei precedenti obiettivi.

Un “Sostegno transitorio” è previsto nell’art. 6 per le regioni che usciranno dall’obiettivo 1 – alle quali è riservato un periodo di transizione, dal 2000 al 2005, che permetterà una graduale fuoriuscita (phasing out) dal sistema degli aiuti ad esse riservato nel 1999.

Due anni in meno, dal 2000 al 2003, il phasing out per le regioni oggi rientranti negli obiettivi 2 e 5B. Da tale Regolamento, in particolare dal phasing out, rimarrebbe fuori l’Abruzzo poiché fuori dall’obiettivo 1 dal ’96 e non dal ’99. Inoltre, la regione sarebbe esclusa anche dal futuro obiettivo 2 che, prevedendo una concentrazione delle aree e della popolazione, non riuscirebbe a garantire la totale copertura delle province abruzzesi. Problemi seri dunque, per l’economia regionale, dove la fragilità e la crisi del tessuto industriale, i fattori di arretratezza e le carenze nella dotazione infrastrutturale dovrebbero essere presi in considerazione da un’adeguata politica economica. E’ da constatare, inoltre, una rigidità dei parametri di riferimento per l’obiettivo 2, che per le zone industriali, sono così definiti:

– un tasso medio di disoccupazione superiore alla media comunitaria registrata negli ultimi tre anni;

– un tasso di occupazione nel settore industriale pari o superiore alla media comunitaria a partire dal 1985;

– una documentata flessione dell’occupazione nell’industria rispetto al 1985.

E per le zone rurali:

– densità di popolazione inferiore a 100 abitanti per Km. quadrato, oppure tasso di occupazione nell’agricoltura pari o superiore al doppio della media comunitaria a partire dal 1985;

– tasso medio di disoccupazione superiore alla media comunitaria negli ultimi tre anni, oppure diminuzione della popolazione dal 1985.

Tra l’altro, sono definite zone densamente popolate quelle che rispondono ad uno dei seguenti criteri: disoccupazione di lunga durata superiore alla media comunitaria, elevato livello di indigenza e di criminalità, basso livello d’istruzione.

Gli aiuti comunitari possono riguardare anche zone contigue a quelle cui si applica l’obiettivo 1, zone rurali con gravi problemi socioeconomici, e territori con ristrutturazioni in corso, per i qauli si preveda un forte calo nell’occupazione. Sulla prospettiva di tale riforma, le regioni italiane hanno redatto una proposta per rivedere la coincidenza tra le zone dell’art. 92.3c e quelle dell’obiettivo 2, e l’applicazione del phasing out: il periodo da considerare dovrebbe essere il 1994/99 e non solo il 1999, riferimento che taglierebbe fuori l’Abruzzo. Il nuovo Regolamento prevede, inoltre, la riduzione delle iniziative comunitarie a tre: Interreg Cooperazione finanziata dal Fers, Leader sostenuta dal Feoga, ed una dal F.S.E. Importante per le Pmi è l’Interreg. volta a favorire la collaborazione socio-economica dei paesi dell’U.E. e paesi terzi. In effetti, nella sua futura attuazione, questo potrebbe rappresentare un ottimo strumento finanziario per la cooperazione di imprese che intendessero investire all’estero. Tale è il quadro dei finanziamenti strutturali più importanti. La regione Abruzzo, con la legge Reg. 11 del 26/02/1998, si è dotata di una struttura complessa, al fine di potenziare le possibilità di accedere ai programmi comunitari. A questo proposito, sembra ci sia una rivoluzione strutturale volta a: correlare le politiche comunitarie con rapporti di partenariato fra regioni e stati membri; a creare una struttura operativa a Bruxelles; e a decentrare la struttura regionale per l’informazione con la dotazione di eurosportelli nelle province abruzzesi. Di grande rilievo è l’istituzione della menzionata struttura a Bruxelles – nata dall’intesa con Lazio, Marche, Toscana, Umbria e Abruzzo – che svolgerà una forte attività di lobbyng presso l’U.E. La rete telematica collegherà l’organismo alle regioni, ed in tempo reale anche gli eurosportelli potranno essere maggiormente operativi. La struttura dovrebbe essere operativa da gennaio, ed è stata collocata in Place Schuman, punto strategico dell’attività comunitaria.

Questa è, in sintesi, la storia recente della regione Abruzzo. Ezio Rainaldi, presidente dei giovani imprenditori della Provincia dell’Aquila, ha voluto richiamare l’attenzione sulla situazione in cui si trova la Regione, ribadendo alcuni punti fondamentali per lo sviluppo della nostra economia.

Presidente, come vede la Riforma dei Fondi Strutturali?

Voglio ricordare una recente polemica tra il Presidente regionale ed il rappresentante tedesco, sul fatto che, pur essendo l’Abruzzo assimilabile alla Germania est, inserita in questo tipo di aiuti, è stato invece escluso. E’ una situazione anomala, della quale dobbiamo prendere atto.

E’ previsto un regime transitorio di sostegno, phasing out, in cui non rientrerà l’Abruzzo. Cosa si può fare?

Se non riusciremo ad entrare in tale regime la situazione per l’imprenditoria abruzzese verrà a complicarsi. Dobbiamo utilizzare al meglio quanto ci viene elargito, ma continuare a lottare per ottenere ciò che ci spetta. Ritengo necessario l’appoggio dell’amministrazione locale, ma anche di Confindustria che ha una sede a Bruxelles e può spingere per la nostra causa.

Cosa ne pensa delle normative a sostegno dei giovani imprenditori?

Non guardiamo più ai fondi elargiti a pioggia, oggi gli aiuti vengono attraverso altri canali che spingono le nuove aziende ad investire nell’innovazione e nella ricerca, nella sicurezza sul lavoro, e per la salvaguardia dell’ambiente, ma tali misure non vengono recepite in maniera realmente incentivante. Tra l’altro, tali fondi finiscono immediatamente e confluiscono quasi sempre sulla costa escludendo l’interno.

Come dovrebbe essere la normativa in tal senso?

Le leggi potrebbero essere redatte sotto il profilo del reinvestimento degli utili. Un’azienda che produce e crea lavoro deve ottenere degli aiuti sotto forma di sgravi. Ci sentiamo di dover richiamare l’attenzione sulla situazione abruzzese dove, con l’uscita dall’obiettivo 1, perdiamo gli sgravi fiscali introdotti nel ’94. Siamo fortemente penalizzati.

Secondo la Riforma suddetta, il nuovo obiettivo 2 ha dei parametri troppo rigidi, come modificarlo?

Anche questo elemento non ci lascia tranquilli, tra l’altro in riferimento al Pil superiore al 75%, come parametro per non rientrare nell’Obiettivo 1, la regione è stata considerata nella sua interezza e non per aree territoriali come previsto nel Trattato, Lo stesso errore è stato commesso nel futuro obiettivo 2. La regione, ha redatto un documento per rivedere in tali punti la Riforma.

Come vi state muovendo, per realizzare tali modifiche?

Confindustria e la nuova struttura costituita dalle cinque regioni citate devono appoggiare la regione con un’azione comune di lobby a Bruxelles. Forse l’Abruzzo non ha un peso rilevante, per questo voglio richiamare l’attenzione di tutti gli imprenditori su tale punto: anche solo rientrare nel phasing out potrebbe essere un notevole passo avanti.

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