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L’Aquila, ultima beffa: per ricostruzione solo 500mln, ma sono quelli del Cipe

Nessun miliardo per la ricostruzione dell’Aquila dall’ultimo Consiglio dei ministri del governo Monti.
“Su proposta del ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il ministro dell’Ambiente, dell’Interno e dell’Economia – si legge nella nota diffusa da palazzo Chigi – il decreto-legge affronta alcune emergenze che impongono un intervento della massima urgenza”.
In particolare “il decreto – da cui non derivano maggiori oneri per le finanze dello Stato – contiene misure in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e per la ricostruzione in Abruzzo, l’emergenza rifiuti a Palermo, la proroga della gestione commissariale degli impianti di depurazione in Campania, la dichiarazione di Piombino come area di crisi industriale complessa e gli interventi necessari per assicurare la realizzazione nei tempi previsti delle opere per “Expo 2015”.
Per quanto concerne la ricostruzione, vengono annunciate “alcune misure per consentire la prosecuzione dell’assistenza alla popolazione della Regione Abruzzo colpita dal sisma del 6 aprile 2009, nonché per favorire la ricostruzione anche attraverso attività straordinarie di demolizione e abbattimento di edifici pericolanti e rimozione delle macerie”.
In attesa di conoscere il dettaglio delle misure, si nota la probabile formalizzazione delle misure assistenziali come il contributo di autonoma sistemazione e qualche aggiustamento sullo smaltimento delle macerie. Ma il “miliardo” non c’è.
SBLOCCATI 500 MILIONI, MA NON SOLDI IN PIU’

Il “miliardo” in più per la ricostruzione dell’Aquila non c’è, nel nuovo decreto del governo Monti, ma per L’Aquila arriva un ‘premio di consolazione’: saranno sbloccati 500 milioni di euro subito spendibili.
Va chiarito che non si tratta di risorse aggiuntive, non sono soldi in più e il quadro che ha portato alla protesta resta immutato, cioè un disastro.
Al contrario, i 500 milioni verranno pescati, passando dalla teoria alla pratica, dal solito ‘pozzo’ di 2,2 miliardi messi a disposizione dal Cipe, l’ultima fonte di finanziamento rimasta per pagare la ricostruzione.
Attraverso un ‘magheggio contabile’ la somma sarà inserita nel decreto stilato questa mattina, che non prevede “maggiori oneri per le finanze dello Stato” ed è probabilmente l’ultimo provvedimento di un governo, quello Monti, che per la ricostruzione non ha aggiunto un soldo in più rispetto a quelli che c’erano prima.
Si tratta di una manovra di cassa che prenderà fondi già stanziati e non utilizzati da un capitolo, al momento ancora sconosciuto, per gettarli immediatamente nelle casse esangui della ricostruzione.
Una boccata d’ossigeno non da poco, che rasserena un po’ il clima ma lascia intatte tutte le preoccupazioni per il futuro. Nella speranza che il governo di Enrico Letta possa metterci una pezza in qualche modo attraverso una scelta politica.
Ad annunciare la novità è stato l’inviato speciale di Monti nel “cratere”, il ministro uscente per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, intervenendo in aula nel corso dell’informativa del governo sulla ricostruzione post-sisma in Abruzzo e in Emilia che si è svolta oggi a palazzo Madama.
“Mi fa piacere comunicare al Senato che in queste ore sto firmando una secondo variazione di bilancio prima della fine dell’attività del governo per altro mezzo miliardo di euro”, ha detto Barca.
Il ministro ha spiegato che la nuova disponibilità finanziaria sarà “aggiuntiva rispetto a quella già firmata dal ministro Grilli nello scorso Aprile per un importo di 510 milioni di euro”, anche se comunque non aumenterà il budget.
Un decreto che la senatrice del Partito democratico Stefania Pezzopane definisce “positivo”, specificando però anche che “servono ulteriori provvedimenti e un finanziamento regolare, attraverso la Cassa depositi e prestiti, che garantisca il flusso regolare di 1 miliardo di euro l’anno per 10 anni, per consentire ai cittadini di tornare nelle loro case, ai Comuni del ‘cratere’ di assolvere ai loro impegni e all’Aquila di essere ricostruita”.
Tra gli altri interventi quello di Federica Chiavaroli (Popolo della libertà), che ha attaccato il Comune e difeso l’operato dell’ex commissario Gianni Chiodi, per la quale comunque “L’Aquila ha bisogno di nuove risorse per continuare nella sua ricostruzione, di impegni per il lavoro, di certezze sulle restituzioni delle tasse, sull’entità delle risorse finanziarie, sui pagamenti”.
La collega pidiellina Paola Pelino ha detto che presenterà “una mia proposta di legge, appena sarà insediato il nuovo governo, che prevede che nei prossimi 6 anni almeno venga inserito nel bilancio dello Stato un capitolo di spesa solo per la ricostruzione”.
Spietato il quadro disegnato infine dalla senatrice del Movimento 5 stelle Enza Blundo: “È ferma al 12 febbraio scorso la ricostruzione dell’Aquila, data dell’ultima pubblicazione da parte dell’amministrazione comunale dell’elenco dei contributi definitivi – ha sbottato – Vi è la sensazione diffusa che manchi l’effettiva copertura finanziaria per l’attuazione degli interventi di ricostruzione o che comunque il totale ‘impegnato’ si dimostri insufficiente per far fronte a tutti gli interventi necessari”.
Da www.Abruzzoweb.it

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