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L’Aquila, tra i Qip e il Conto Rivisondoli: la trasparenza dei fondi sisma

Ieri abbiamo pubblicato pedissequamente il comunicato inviato dal Comitato Abruzzo sullo stato di avanzamento dei progetti finanziati denominati Qip, quelli provenienti dagli ormai famosi fondi sisma noti come fondi Ocse: 15 milioni di euro di cui ad oggi 280mila sono stati spesi per favorire la nascita di nuove imprese nelle aree terremotate. A parte la valutazione che andrebbe eseguita sulla ricaduta di quei 15 milioni, che non è proprio un conto facile e che infatti genera qualche interrogativo – fin da quello studio Ocse che gli aquilani hanno guardato con non poca perplessità (!) – dal comunicato si percepisce chiaro l’obiettivo di voler mostrare massima trasparenza sulla gestione economica di quelli che vengono definiti soldi “di nobile provenienza”.

Mettendo pure da parte la storia dei fondi riconosciuti alle mogli dei 3 direttori di Confindustria L’Aquila – sul cui fatto si è parlato a sufficienza nelle pagine della stampa locale – probabilmente sarebbe piaciuto ai lettori sapere l’andamento di quelle 3 partite Iva dei parenti stretti: dopo tanto clamore è giustificata la curiosità, se non anche il diritto di “monitorare costantemente” (per stare alla lettera delle dichiarazioni costantemente diramate).

E poiché a voler chiamare le cose con nome e cognome, detti fondi sono “di scopo” più che di nobile stirpe, va detto che anche il fondo sisma del Conto Rivisondoli (500mila euro) attende la medesima “attività di monitoraggio”: infatti, su questo giammai si è potuta avere una comunicazione tanto efficace e prodiga come quella del Comitato Abruzzo sui fondi Qip/Ocse.

A parte le dichiarazioni ai giornali, dove a parole l’estate scorsa qualcuno ha detto di tutto, comprese le querele ad Agea e le punizioni in ogni sede a Maria Paola Iannella, di fatto la situazione resta la seguente:

la rendicontazione separata che dia conto di come e dove Confindustria L’Aquila abbia destinato quei soldi provenienti dalla raccolta pubblica per il terremoto – dovere obbligatorio de iure a meno di prova contraria – sembra essere scomparsa dal lessico quotidiano sui fondi sisma nonché dai bilanci

il Direttivo dell’Associazione dopo “quella storia” passata alla memoria come “fondi Conto Rivisondoli” è per lo più quasi tutto cambiato, il Collegio Sindacale pure, il Presidente Revisore anche, i Probiviri compresi.

Basterà cambiare le facce all’interno degli organi statutari per far dimenticare il Conto Rivisondoli agli imprenditori e all’Aquila?

PS. Delle querele ad AGEA come delle punizioni corporali alla Iannella non è arrivato ancora nulla che si appalesi in forma giudiziale: restiamo in fiduciosa attesa, atteso (il bisticcio di parole è cercato) che dalle terribili promesse ad oggi sono trascorsi tra gli 8 e i dieci mesi.

 

AGEA, L’Aquila, 5 marzo 2015

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