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L’Aquila torna nella deroga dell’87.3.c: una battaglia vinta da Confindustria, adesso tocca alle Istituzioni locali progettare lo sviluppo Le leggi ci sono, ci vuole un Governo che sappia fare partenariato

Sono passati sette anni da quando, sulle colonne di questo stesso giornale, mi trovai a “sentenziare”, senza mezze misure, che il provvedimento di esclusione della quasi totalità della provincia dell’Aquila dalla deroga prevista dall’87.3.c (erano compresi soltanto i comuni di Balsorano, Capestrano, Collepietro, Ofena, Villa Santa Lucia degli Abruzzi e Vittorito) suonava come una condanna a morte per le imprese del territorio. E che poco importava il colore del Governo Regionale responsabile della risoluzione adottata dalla Ue, ma che bisognava immediatamente correre ai ripari per evitare “sul cotto l’acqua bollita”. Lacrime amare – L’Aquila, il brutto anatroccolo dell’Abruzzo, questo il titolo dell’intervento, metteva sul banco degli imputati l’ignavia e l’incompetenza dei nostri rappresentanti politici e, neanche a dirlo, mi attirò le ire ed il risentimento di quanti, evidentemente, si sentivano giustamente chiamati in causa.

Fui tacciato di essere un visionario, un catastrofista, stigmatizzato come miope per non saper comprendere il vantaggio che per le imprese veniva dall’inserimento di tutta la provincia nell’Obiettivo 2,  in luogo del “mio tanto decantato” 87.3.c.

Guarda caso, dopo molti mesi, quasi due anni, qualcuno cominciò a ripensarci, e testualmente affermò che: “I problemi per le aree escluse dagli aiuti sono sotto gli occhi di tutti. Bisogna rivedere la zonizzazione. L’intensità dell’aiuto nelle aree 87.3.c è doppia rispetto a quelle dell’Obiettivo 2. In molte aree d’Italia, Obiettivo 2 e 87.3.c coincidono, in Abruzzo no. Al concreto, l’esclusione si è rivelata una scelta sbagliatissima, perché ha penalizzato le aree più deboli”.

Sono seguiti altri anni di chiacchiere, discussioni e vani tentativi, esperiti nelle sedi più disparate, con l’obiettivo di modificare la situazione nella fase della possibile rivisitazione di metà percorso. Nulla da fare. Troppo tardi. Poca la determinazione, molta ancora l’insipienza.

Oggi sappiamo che, grazie all’opera certosina di quanti ci hanno duramente lavorato, la quasi totalità della nostra provincia sarà ammessa, per il periodo 2007/2013, a  godere dei benefici della cosiddetta deroga di cui all’articolo 87.3.c del Trattato di Amsterdam.

Chissà, forse ad essere visionari cominciamo ad essere in più d’uno. Ben venga.

Un primo segno di ciò che significhi l’87.3.c. per la nostra provincia è dato dall’annuncio di MICRON dell’avvio del processo di esplorazione delle condizioni per la produzione su wafer a 300mm ad Avezzano. Un possibile investimento di circa 3 MLD $ (seimila miliardi delle vecchie lire): il più importante investimento di una multinazionale in Italia negli ultimi 20 anni.

Ma non è tutto, perché esiste pure una legge del 1989  – la 181 per la reindustrializzazione delle aree di crisi, che oggi ricomprende tutto il territorio regionale – che va a sommarsi ai benefici derivanti dall’inserimento nella deroga all’87.3.c.

In tutto questo percorso attraverso leggi, sentenze e finanziarie, Confindustria ha fatto la sua parte: la storia sta lì a dimostrarlo, visto che i documenti da noi elaborati, redatti, caldeggiati, sostenuti e depositati fino ad oggi sono le fonti dei provvedimenti normativi fin qui citati (gli unici di cui attualmente disponiamo), fonti verificabili in qualunque momento e da chiunque.

Tuttavia, mi preme sottoporre all’attenzione del lettore, che le leggi non sono tutto, che da sole non possono costruire lo sviluppo del nostro territorio.

Infatti, oggi lo sviluppo locale finalmente costituisce l’obiettivo principale delle nuove politiche nazionali e, pertanto, sono le amministrazioni locali  quelle che devono cavalcare la grande occasione che loro si presenta per iniziare a svolgere quel ruolo di promozione ed animazione dello sviluppo, richiesto dal crescente processo di decentramento e di rafforzamento del sistema.

La programmazione deve pertanto essere essenzialmente incentrata sugli obiettivi di riposizionamento strategico dei sistemi produttivi locali, e fornire un’occasione importante per ridurre la competitività di costo in favore dell’innovazione di prodotto e di mercato.

Il primo risultato positivo sarebbe la creazione di un profondo processo di concertazione e di partenariato a livello territoriale, che dovrebbe coinvolgere la totalità degli attori locali e tradursi in ampie  e positive ricadute sul sistema.

Promuovere un processo di Sviluppo Locale di medio-lungo periodo richiede una crescita della cultura dello Sviluppo a tutti i livelli, e un coinvolgimento attivo e responsabile dei vari attori. In altre parole occorre saper fare sistema, fare squadra tra Regione, Provincia, Comuni, Parti Sociali e Società civile in quanto la sfida dello sviluppo passa attraverso la competitività, e questa implica processi di crescita di tutti gli operatori territoriali, pubblici e privati.

In conclusione, oggi più che mai è necessario un contesto istituzionale ed amministrativo locale solido, un governo locale in grado di decidere e governare, una società civile articolata e capace di progettare e concertare le nuove scelte in tema di sviluppo ed occupazione: situazioni determinanti per sostenere lo sviluppo del territorio. 

 

Antonio Cappelli

Direttore Confindustria L’Aquila

 

 

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