Ultime Notizie
HomeTutte le agenzieL'AquilaL’Aquila. Terremoto e neve, Apindustria: economia collassata, servono strumenti di sopravvivenza

L’Aquila. Terremoto e neve, Apindustria: economia collassata, servono strumenti di sopravvivenza

“Gli ultimi terremoti sono stati davvero il colpo di grazia per la fragilissima economia del post-sisma 2009 aggravata dagli eventi di agosto ed ottobre scorsi e stavolta se la politica, locale in primis, non saprà governare la situazione il collasso sarà definitivo.” A dirlo, Massimiliamo Mari Fiamma, di Apindustria L’Aquila.

“Urge immediatamente la messa in campo di strumenti di sostegno quali il rinvio di ogni scadenza, la possibilità di sospensione delle rate di mutui e prestiti senza costi, l’accelerazione dei risarcimenti (facendoli precedere ai controlli burocratici riservati ad una fase successiva), il blocco di ogni cartella di riscossione e, non ultimo, la paralisi della procedura di recupero delle tasse del sisma 2009.
Quest’ultima fattispecie, già bollata dall’UE con la condanna nella procedura d’infrazione, è oggi un fatto nazionale che può quindi vedere in prima linea il Governo con una facile soluzione di blocco momentaneo o addirittura di condono.
Per il resto il Presidente D’Alfonso e la sua Giunta, l’intero Consiglio Regionale, i Sindaci coinvolti ed i parlamentari locali devono finalmente fare fronte unico, abbandonando convenienze politiche e macabre campagne elettorali, per azioni di politica vera al solo scopo di evitare la morte delle aree interne e della loro economia.
Non esiste più un’area cratere da circoscrivere quando l’intero arco appenninico è ormai soggetto a fenomeni climatici e naturali senza precedenti e considerato alla stregua di un inferno dantesco, va quindi salvaguardata l’economia ancora attiva proteggendola come il panda in via d’estinzione, va trovato il modo di sostenere, anche con strumenti impopolari come i fondi perduti, le strutture e le infrastrutture turistiche in attesa che si possa tornare a promuovere il territorio, l’allevamento e l’agricoltura, le produzioni tipiche e le eccellenze del territorio dovranno trovare spazio in una politica di “zona franca” reale da far digerire con forza anche all’UE.
Basta con i politici ultraconservatori, con i “vincolisti” da strapazzo e con tutte queste associazioni ambientaliste di convenienza che hanno purtroppo trovato spazio nelle scelte decisionali regionali (vedi delibera SIC-ZPS) a scapito solamente dell’economia delle aree interne.
Liberati da questa zavorra, (l’ambiente non ne risentirà, ne siamo certi), si potrà tornare anche a parlare di sviluppo, di occupazione e di investimenti sostenibili per il rilancio di una zona che però, oggi, ha solo l’urgenza di una bombola di ossigeno per non morire soffocata.

Print Friendly, PDF & Email