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L’Aquila, terremoto: 30%popolazione convive con stress e psicofarmaci

Relazioni sociali quasi inesistenti, benessere fisico e psicologico a rischio, situazioni ambientali compromesse. E una delle poche valvole di sfogo, strano a dirsi, è la rete sociale di Facebook che consente di ricreare virtualmente la comunità dispersa dal terremoto del 6 aprile 2009.

È molto preoccupante il quadro che emerge da uno studio effettuato su un campione di 1.100 aquilani da quasi quattro anni costretti a fare i conti con la difficile condizione del terremotato, sottoposti a questionari e interviste attraverso i quali sono stati rilevati bisogni ed elementi di crisi.

Ed ecco che il post sisma ha causato il sensibile aumento dei casi di depressione, ansia, insonnia e difficoltà di concentrazione, in particolare sul lavoro: le fasce più esposte gli anziani, ma anche le persone tra i 30 e i 50 anni, soprattutto le donne.

I dati sono frutto di un lavoro congiunto messo in campo dall’Università, dalla Asl e da un gruppo di esperti giapponese: in prima linea il responsabile scientifico, Marco Valenti, docente universitario e responsabile della sezione di Medicina ambientale ed epidemiologia clinica dell’Ateneo dell’Aquila, il direttore del dipartimento di di Salute mentale della Asl, Vittorio Sconci, in collaborazione con un gruppo di lavoro giapponese, coordinato dal professore Hiroshi Kato, che si è occupato di disturbi post-traumatici da stress dopo il terremoto del 1997 che distrusse la città di Kobe.

“Abbiamo applicato una metodologia scientifica riconosciuta a livello internazionale con un campione statistico importante”, spiega Valenti ad AbruzzoWeb.

“Sono stati approfonditi quattro ambiti: le relazioni sociali, la salute psicologica, il benessere fisico e le situazioni ambientali – aggiunge il docente aquilano – e ne viene fuori uno spaccato che non può lasciare indifferenti”.

“Sia lo stato di salute che la qualità della vita a ormai quattro anni dal sisma sono fortemente condizionate dalla condizione di residente nei quartieri new-town e dalle condizioni lavorative – prosegue Valenti – In particolare sofferenza risultano le persone anziane, ma anche altre categorie, come le donne tra i 30 e i 50 anni”.

“Classificando la qualità della vita secondo i criteri dell’Organizzazione mondiale della sanità – dice ancora il prof – emerge che l’ambito maggiormente compromesso è quello delle relazioni sociali. Sorprendentemente, lo status di single non è di per sé un fattore di negativizzazione della qualità della vita, mentre lo è il genere: le donne mostrano una maggiore tendenza al disagio psicologico e al decadimento della condizione fisica”.

“Queste condizioni si manifestano attraverso l’aumento dei disturbi da stress – sottolinea Valenti – la depressione, l’ansia, l’inquietudine, l’insonnia e la poca capacità di concentrazione sul lavoro”.

“Mentre viene smentita la leggenda metropolitana dell’aumento dei suicidi – afferma ancora – come dimostra uno studio, che a breve verrà pubblicato, compiuto da due psichiatri aquilani, Sandro Rossi e Paolo Stratta, che dimostra come, invece, essi abbiano la tendenza a diminuire”.

Un’ancora di salvezza è rappresentata dai social network: una novità assoluta nella letteratura scientifica sul dopo calamità.

“Da un’osservazione empirica, ma supportata da elementi numerici, si scopre che a L’Aquila l’utilizzo di Facebook ha avuto un incremento maggiore rispetto ad altre parti d’Italia: è come se si cercasse di ricostruire a livello virtuale quell’appartenenza comunitaria e quella necessità di comunicare che il terremoto ha spazzato via”, fa rilevare Valenti.

“Generalmente si crede che Facebook sia a uso quasi esclusivo dei giovani, invece così non è. Anche gli adulti aquilani stanno scoprendo questo ‘strumento’ di condivisione e lo pratica frequentemente: è come se fosse diventato un ‘sostituto relazionale'”.

Le soluzioni, oltre Internet, per Valenti sono “per gli anziani, un’assistenza sanitaria e psicologica di prossimità diffusa sul territorio”, mentre “per i giovani gli elementi classici di ausilio alla socialità: a partire dalla pratica dello sport e dalla creazione di luoghi di aggregazione”.

Ma il toccasana più efficace, manco a dirlo, sarebbe l’avvio della ricostruzione: “lavorando a stretto contatto con i giapponesi ho scoperto che sono molto stupiti della condizione in cui si trova L’Aquila – racconta Valenti – si aspettavano non solo che la città fosse molto più avanti ma che, anzi, il grosso fosse già stato fatto”.

I DATI
”IL 30% DEGLI AQUILANI SOFFRE DI STRESS POST-TRAUMATICO”

Le macerie lasciate dal sisma del 2009 non sono solo macerie materiali, ma soprattutto emotive e psicologiche.

Il 30% del totale della popolazione aquilana è infatti affetta da disturbi post traumatici da stress, con un’incidenza della depressione sui soggetti adulti che di aggira intorno all’ 8 -10 %.

A risentirne maggiormente, in termini di qualità della vita e di rapporti sociali, sono le donne tra i 30 e i 50 anni e gli anziani, che risultano essere i soggetti più vulnerabili.

Sono i dati derivati dallo studio dell’Università dell’Aquila e della Asl realizzato in collaborazione con un gruppo di esperti giapponesi.

Coordinato dal docente universitario Marco Valenti, il lavoro è stato presentato oggi al polo didattico di Coppito e sarà illustrato nelle prossime settimane con una serie di conferenze del dipartimento di Scienze cliniche applicate e biotecnologiche, diretto dal prof. Edoardo Alesse.

“I risultati si basano sulla funzione di alcune variabili fondamentali – spiega Valenti – come lo stato abitativo, cioè se si vive nella propria residenza abituale o in una di fortuna, lo stato lavorativo, stabile o precario, e lo stato di convivenza in casa, cioè se si abita da soli o con altri membri del nucleo familiare. Sulla base di queste variabili costruiamo i profili a maggior rischio che sono nello specifico le persone anziane e le donne tra i 30 e i 50 anni”.

I SOCIAL NETWORK: W FACEBOOK

Uno studio collaterale, poi, è quello fatto sull’influenza dei social network, un lavoro che “non ha precedenti al livello internazionale” come specifica Valenti.

“Un dato importante – prosegue – è quello che si riferisce ai fruitori di Facebook: oltre ai giovani, infatti, sono moltissimi gli aquilani tra i 30 e i 50 anni che utilizzano la piattaforma.  Per quanto riguarda queste fasce di età, si registrano molti più utenti dal capoluogo abruzzese, rispetto alla media nazionale”.

“Abbiamo stabilito che Facebook è un’ottima soluzione al rischio di isolamento sociale per i soggetti che vivono in un contesto terremotato come quello aquilano – aggiunge Valenti – perché crea una piazza virtuale nella quale si possono ricucire le relazioni perse. Gli utenti di Facebook hanno minor rischio di poter contrarre disturbi nel post-sisma, in termini di salute mentale e di qualità della vita rispetto ai non utilizzatori”.

“Il lavoro si è incentrato su Facebook, più che su Twitter perché il primo è un social che permette una maggiore interazione tra le persone, anche con l’uso di chat e condivisioni di link”, specifica Valenti.

PSICOFARMACI

Altra problematica, non di poco conto, è quella legata all’utilizzo dei farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale, che all’Aquila è raddoppiato nell’anno successivo al terremoto.

“I dati non vengono tanto dagli specialisti, quanto soprattutto dalle prescrizioni fatte dai medici di base – conclude Valenti – ai quali si sono rivolti in molti per avere un aiuto concreto”.

In prima linea nello studio anche il direttore del dipartimento di Salute mentale della Asl,Vittorio Sconci e Hiroshi Kato, coordinatore del gruppo giapponese, che si è occupato di disturbi post-traumatici da stress dopo il terremoto del 1997 che distrusse la città di Kobe.

Da Abruzzoweb

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