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L’Aquila: tensione su piano ricostruzione

Il riconfermato assessore alla Ricostruzione, Pietro Di Stefano, torna sulla polemica sul Piano copiato. «Cialtroni sono coloro che parlano senza informarsi di come stanno le cose, che si buttano come belve affamate su una nota consegnatagli con lo scopo di esercitare pressioni sul Comune e di consumare una vendetta quando le richieste sono state rispedite al mittente. Le cose non stanno affatto come le hanno raccontate De Matteis e Srour nella loro conferenza stampa. Un tentativo di gettare discredito sul Comune che i fatti smentiscono categoricamente, facendo rimediare una figuraccia a questa coppia della politica locale».

Di Stefano, dopo aver ricordato l’iter metodologico sul Piano e sull arelativa collaborazione dell’Università fiorentina, ribadisce «nessun copiato e nessun uso improprio di alcunché ma una trasparente e corretta azione portata avanti e inserita nel piano come era doveroso fare. Il terremoto dell’Aquila non passerà per questo terribile mercimonio, come testimonia l’assurdità delle cifre richiamate. Con noi hanno collaborato e collaborano importanti Università come lo IUAV di Venezia o il Dipartimento di Progettazione della stessa Università di Firenze, oppure l’Università Federico II di Napoli o l’Università di Valencia (Spagna) e, tutte, gratuitamente al fianco della città.

«Aavremo modo – prosegue l’assessore -di rappresentare al Rettore della stessa università fiorentina il vergognoso comportamento di un suo docente e verso questi abbiamo già dato disposizione al nostro ufficio legale di sporgere denuncia a difesa del buon operato dell’Amministrazione comunale». Poi torna «agli inquinatori di casa nostra», invitando lo sconfitto candidato sindaco al ballottaggio,De Matteis, a leggersi «il decreto 3/2010 che porta la firma di Chiodi e scoprirà che prima della valutazione delle osservazioni deve essere resa l’intesa da parte del commissario. Si rivolga dunque a Chiodi per chiedergli perché ancora non dà corso ad un suo preciso dovere, previsto in un decreto da lui stesso emanato. Ma forse -conclude Di Stefano -è chiedere troppo».

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