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L’Aquila. Tasse: dall’Unione Europea la stangata di Ferragosto. “Le imprese del cratere dovranno restituire l’intero importo delle tasse”

“La decisione della Commissione europea di chiedere il pagamento dell’intero importo delle tasse e la restituzione delle compensazioni alle imprese del cratere sismico e’ sbagliata alla radice. Il sisma del 2009 e’ stato un evento talmente distruttivo da avere messo in ginocchio una intera comunita’, ed e’ lapalissiano constatare che lo stesso sia avvenuto per il contesto economico, al di la’ dei danni fisici riscontrati sulle singole aziende”. Cosi’, in una nota, il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, presidente della Commissione Territorio. “Tutte, infatti, hanno operato in un sistema compromesso e tutte, questa e’ la verita’, hanno dovuto sostenere la concorrenza di imprese di altri territori sopportando pesanti handicap, logistici e non. E’ una battaglia persino di principio che mi impegno a portare avanti assieme al vicepresidente Giovanni Lolli. C’e’ bisogno della massima collaborazione, a tutti i livelli, e sia le forze politiche che quelle economiche e sociali devono trovare la giusta e sacrosanta coesione per difendere le istanze del nostro territorio, a maggior ragione dopo un’ingiustizia di questa portata. Suscita inoltre ancora piu’ rabbia – aggiunge Pietrucci – constatare che solo le imprese del cratere aquilano sono vittime di questa abominevole disposizione, le altre che operano in territori che in anni precedenti al 2009 hanno subito danni da calamita’ naturali non avranno, per motivi legislativi, preoccupazioni ne’ conseguenze. Ce ne rallegriamo ma francamente non ci rassegniamo a essere le uniche vittime sacrificali di una nuovissima, draconiana e inspiegabile stretta da burocrati. In questo momento le parole d’ordine sono unita’ e resistenza, concldue il consigliere regionale.

IL FATTO
“Resisteremo con tutti i mezzi che abbiamo, la restituzione delle tasse sospese e ridotte a seguito del sisma sarebbe una follia”.

A parlare è Giovanni Lolli, vice presidente della Giunta regionale abruzzese, a seguito della notizia, arrivata come un fulmine a ciel sereno, con buona parte della classe politica abruzzese in vacanza, della decisione da parte della Commissione europea, di richiedere ad una parte delle aziende aquilane beneficiarie di sgravi fiscali dopo il terremoto del 6 aprile 2009 e che non sono in grado di certificare il danno subito, di restituire al governo la riduzione del 60 per cento delle tasse del 2011 e 2012.

Agevolazione decisa, assieme alla sospensione e restituzione del restante 40 per cento in dieci anni, nella finanziaria 2012, che ha poi però generato un contenzioso e una procedura di infrazione da parte di Bruxelles, perché si tratterebbe di una misura distorsiva della concorrenza e non in linea con le norme dell’Ue in materia di aiuti di Stato.

Tenute all’eventuale restituzione le 115 aziende, che non rientrano nel regolamento “de minimis” che esclude i piccoli importi di aiuto fino a 200 mila euro.

Commenta la brutta notizia su facebook il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente.

“La questione della restituzione delle tasse – scrive Cialente- da parte di imprese aquilane, richiesto dalla UE che ha avviato una procedura di infrazione contro l’Italia accusandola di aver creato condizioni di concorrenza sleale, è vergognosa, ingiustificabile, inaccettabile”.

Oltre a Lolli e Cialente i primi a prendere in queste ore posizione, sono la Cgil con Umberto Trasatti, segretario provinciale dell’Aquila, e Agostino Del Re direttore della Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa (Cna) dell’Aquila, che annunciano entro la prossima settimana la convocazione di un tavolo tra istituzioni, sindacati, associazioni di categoria, per serrare le fila e fare il punto sul contenzioso, che oramai si trascina da due anni, e che rischia di avere il peggiore degli epiloghi.

“Prima di entrare nel merito tecnico della questione – spiega intanto Lolli – voglio leggere le carte. Una cosa è certa però, nelle prossime ore va anche compreso cosa è accaduto nell’iter della trattativa condotta dal governo italiano, per tramite del sottosegretario alle Politiche comunitarie Sandro Gozi, e dei suoi tecnici. Tutto sembrava andare per il meglio, con l’Europa indotta alla ragionevolezza. Non vorrei ci fossero motivi per arrabbiarsi davvero”.

Il riferimento implicito di Lolli sembra essere a quanto accaduto nel 2013, allorchè i governi Monti e Letta, senza attendere l’esito dell’indagine da parte della Commissione europea, attraverso la richiesta avanzata da Inps e Inail, su direttiva dell’allora ministro del welfare Elsa Forenero, avevano richiesto la restituzione al 100 delle tasse.

Intento che ha sollevato una levata di scudi nel cratere sismico aquilano, poi bloccato dall’esito positivo di un ricorso al Tribunale amministrativo regionale dell’Aquila, presentato dalla Gran Sasso Acqua e dalle associazioni di categoria delle imprese locali.

A far arrabbiare non poco Trasatti e il sindacato è intanto l’argomentazione con cui l’Europa insiste nel richiedere la restituzione: alcune aziende hanno ottenuto un indennizzo “senza aver subito alcun danno, mentre altre hanno beneficiato di una sovracompensazione dei danni”, e che le agevolazioni “non erano ben orientate allo scopo di indennizzare i danni arrecati alle imprese a seguito di calamità naturali”, visto che “non obbligavano le imprese a dimostrare di avere subito un danno e non imponevano di provare l’importo dei danni subiti, il che significa che l’importo dell’aiuto non era commisurato al valore effettivo del danno”.

Un’impostazione respinta con forza da Trasatti.

“Il governo in un incontro tenutosi a inizio luglio – spiega Trasatti – ci ha rassicurato del fatto che si sarebbe riusciti a dimostrare che il terremoto ha prodotto effetti che hanno messo in ginocchio l’intera economia del territorio, e che questo era già ragione sufficiente per giustificare la misura, danni di sistema, che non è possibile quantificare con esattezza, come pretende Bruxelles”.

“Le aziende che sono state ferme per mesi, alcune anni – incalza Trasatti – sono state costrette a spostare la produzione, si sono viste letteralmente crollare intorno a loro il mercato di riferimento, e questo gli ha imposto sforzi economici aggiuntivi in una situazione già difficilissima”.

“Anche per questo – incalza Trasatti – ritengo paradossale il riferimento alla presunta distorsione della concorrenza. Ad aver subito concorrenza per così dire ‘’sleale”, sono state proprio le aziende aquilane azzoppate che hanno dovuto competere e restare a galla, e non sono affondate solo grazie all’opportuna misura della sospensione delle tasse per due anni, e alla restituzione rateizzata del 40 per cento dell’importo”.

C’è poi un altro passaggio nell’impostazione adottata da Bruxelles, che ha il sapore della beffa: sulla carta l’infrazione riguarda tutte le misure di agevolazioni fiscali introdotte a seguito di catastrofi naturali a partire dal 1990.

Ma solo le aziende terremotate abruzzesi saranno tenute alla restituzione, mentre le aziende ad esempio dell’Umbria colpite dal sisma del 1997, saranno fatte salve, in quanto non essendoci in Italia l’obbligo di conservare la documentazione contabile per più di dieci anni, ” è impossibile – sottolinea la Commissione europea – quantificare la sovracompensazione che un’impresa con attività economica nella zona interessata avrebbe percepito ai tempi”.

“Sarebbe incredibile – protesta Trasatti – che solo l’Abruzzo dovrà subire questa misura, nonostante anche qui ci sono oggettive difficoltà di documentazione. Ricordo che a seguito di altre catastrofi le riduzioni fiscali sono state anche del 90 per cento”.

Sulla stessa linea Del Re della Cna.

“Sarebbe la prima volta in assoluto che in Italia che si dovranno restituire le riduzioni fiscali a seguito di una catastrofe. E sarebbe una mazzata che ucciderebbe il territorio. Con tante aziende che chiuderanno i battenti e frotte di nuovi disoccupati”.

“Invito le istituzioni a muoversi, noi lo faremo già dalle prossime ore, bisogna tornare a far quadrato, difendere con denti i nostri diritti”, conclude Del Re.

“Un fronte comune di politica, associazioni di categoria e sindacati che fino a ora è sempre mancato”, la cosa da fare secondo il delegato di Confindustria per la ricostruzione Ezio Rainaldi.

“Se non agiamo subito saranno guai per le aziende a discapito di investimenti e occupazione – conclude – Mi preoccupa l’assenza fino a oggi delle associzioni di categoria troppo impegnate nelle guerre per i personalismi. Inoltre non c’è mai stato un fronte politico comune: non basta mettersi intorno a un tavolo”.

Sulla questione è intervenuta oggi anche Apindustria della provincia dell’Aquila che lancia l’allarme anche sulla partite Iva, che “secondo alcune voci interne all’Agenzia dell’Entrate” saranno interessato dal recupero degli sgravi.

“Sembra che non ci si fermerà al recupero dell’ulteriore 60 per cento abbattuto per le 105 imprese sopra il de minimis ma si procederà al recupero su chiunque (partita Iva) abbia usufruito dell’agevolazione, cioè tutti”, scrive Apindustria in una nota.

Suona la carica infine il consigliere regionale del Partito democratico Pierpaolo Pietrucci, contro la “nuovissima, draconiana e inspiegabile stretta da burocrati”. In questo momento, aggunge, “le parole d’ordine sono Unità e Resistenza”.
(da www.abruzzoweb.it)

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