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L’Aquila Sviluppo s.p.a: un anno di vita, pochi risultati

Costituita in forma di s.r.l. il 5 maggio dello scorso anno (così come da accordo stipulato alla Presidenza del Consiglio il 10 marzo 2003)dalla Società per la Bonifica e la Valorizzazione di  Aree Industriali P. A. in qualità di socio unico, e trasformata in s.p.a. il successivo 9 luglio dello stesso anno, L’Aquila Sviluppo ha visto la luce con l’obiettivo dichiarato di mantenere in vita lo stabilimento industriale di Flextronix, o meglio il suo compendio che, in termini tecnici, indica le aree e fabbricati annessi.

Il capitale sociale alla nascita era è di 10mila euro (il minimo di legge), e ad esso partecipano: il Comune dell’Aquila, con una quota del 5% (500 euro) nonché con la sospensione dei tributi comunali per una diminuzione di gettito fiscale pari a ben 241.300 (mezzo miliardo di lire scarso); e la Provincia, che il 17 aprile 2003 sancì il suo ingresso con un impegno di ben 50 mila euro. Attualmente, nella s.p.a, ammonta ad 1 milione di euro con il 90% di Sviluppo Italia ed il 5% di Comune e Provincia.

La neosocietà ha per oggetto “la ristrutturazione, l’ammodernamento, il risanamento e la bonifica del complesso industriale (…) di Flextronix s.p.a., al fine di consentire il reimpiego dello stesso per attività produttive in genere e nel settore elettronico in particolare (…)”. Il tutto attraverso un’acquisizione gratuita, da parte di L’Aquila Sviluppo, delle aree e degli impianti del sito che, così presentato e promosso da un’apposita azione di marketing, sarà messo a disposizione di nuovi investitori attratti dalla possibilità di insediarsi a bassissimo costo.

Da allora ad oggi non molto è cambiato anche perché uno degli ostacoli del quale si prese atto già nel verbale della riunione del 29 maggio, a Roma, fu lo stralcio operato da subito sulla deroga all’87.3.c: infatti, mentre nell’accordo quadro sottoscritto dal Consiglio dei Ministri il 30 luglio 2002 c’era un impegno del Governo, nazionale e regionale a fare pressioni su Bruxelles affinché venissero rivisti i parametri per la concessione della deroga (che, lo ricordiamo, consente agevolazioni ragionevoli alle imprese che si insediano nell’area beneficiata), nell’impegno del 29 maggio 2003 non v’è più alcun riferimento. Dunque, che L’Aquila potesse rientrare nel regime di quei benefici sembrò fin da allora una realtà sempre più remota con il risultato che un qualsiasi tentativo di incoraggiare investitori esterni che, come si sa, si recano dove più conviene, è estremamente debole.

Sono sufficienti aree e impianti gratis? Fin da allora si confidò, e nulla è mutato, su Sviluppo Italia che, secondo l’ultimo Dpef, ha la funzione prioritaria di merchant bank e di gestione delle agevolazione per le imprese, nonché di fornire alle amministrazioni un supporto tecnico per la realizzazione di studi di fattibilità volti a migliorare la qualità degli investimenti pubblici. Il suo core business, peraltro, è rappresentato da un programma pluriennale di marketing mirato all’attrazione degli investimenti dall’esterno, anche attraverso veri e propri contratti di localizzazione a natura privatistica tra soggetti investitori e soggetti pubblici.

Dunque, un piano di marketing territoriale è l’unica possibilità ancora in piedi per un possibile futuro dell’area industriale del polo elettronico: e non è un caso che, da oltre un anno, lo si aspetta da Sviluppo Italia, così come da accordi dichiarati e sottoscritti.

 

Il piano di marketing territoriale?

Lo abbiamo già pronto, è quello dei PIT

Intervista al nuovo Presidente di L’Aquila Sviluppo S.pa.

Da un mese nominato Presidente, Gianfranco Giuliante –  Vicepresidente della Provincia dell’Aquila nonché assessore alle Politiche del Lavoro – a domanda risponde  testualmente che L’Aquila Sviluppo adesso metterà mano alla redazione di “un piano di marketing così come da statuto della Società che, infatti, è stata creata con lo scopo di acquisire gratuitamente il patrimonio immobiliare e, quindi, gestirlo in modo da attrarre investimenti: e infatti in un territorio come il nostro, nel quale non c’è alcun tipo di favore per un grande imprenditore che decidesse di insediarsi qui, la messa a disposizione degli immobili a particolari condizioni di utilizzo è già un’azione di marketing”.

Avremo quindi per la prima volta un piano di marketing? Sarebbe il primo nell’Aquilano: dunque siamo ad una fase importante.

Si però non sarà il primo piano di marketing, perché ritengo che ne facemmo già uno in occasione dei PIT: allora la Provincia mise in atto una concertazione su tutto il territorio e fece un’azione di pubblicità su tutte le aziende della provincia dell’Aquila che potevano avere un interesse ai Progetti Integrati.

Lei crede? Comunque stiamo parlando di un ambito nazionale ed internazionale…

Si, possiamo riprodurre quell’esperienza su scala nazionale.

Comunque ritengo che già siamo sulla strada giusta perché a 20 giorni dalla mia nomina abbiamo già trovato un partner, La Fida, che non senza una serie di step arriverà alla stipula del contratto di assunzione di ben 80 unità produttive. Per il momento si è insediata grazie agli immobili che le abbiamo dato ed è pronta a partire.

Qualcuno vociferava 50… comunque sia, un po’ pochi rispetto ai 550 di Flextronics…

No no, sono proprio ottanta. Per quanto riguarda Flextronics, invece, bisogna stare attenti a non confondere: perché una cosa è Finmek Solutions – nata a Palazzo Chigi come soluzione urgente quando la Flextronics lasciò 550 lavoratori in mezzo alla strada e che ricevette da Sviluppo Italia, sua socia, un fondo con il quale gestire la situazione occupazionale, cassa integrazione e quant’altro; un’altra è L’Aquila Sviluppo, che riguarda non solo Finmek ma tutte le aziende che devono entrare nel polo.

Dunque, e semplificando, proprio perché c’è la netta distinzione tra Finmef Solution che si occupa dei livelli occupazionali e L’Aquila Sviluppo che gestisce in un’ottica “futura” del compendio (aree e fabbicati), è evidente che la seconda ha già vissuto troppo senza una pianificazione di marketing. La Fida, per esempio, da dove salta fuori?

Dalle relazioni dei soggetti istituzionali, dalle relazioni di sottosegretari e ministri, da Sviluppo Italia che ha una gran numero di contatti…. fino ad ora la società ha agito abbastanza empiricamente, cioè per conoscenze. Ma è pur vero che fino ad ora era in una fase di transizione, il passaggio della società dagli organismi tecnici che la gestivano agli organi istituzionali locali è avvenuto solo adesso, con la mia nomina: prima presidenza, infatti, di un rappresentante locale.

Un ultima domanda, anzi una losca voce di bottega: è vero che il piano di marketing della Regione Abruzzo ignora completamente L’Aquila?

Non lo so, ma si tratta di un piano regionale che, come tale, non può non avere una ricaduta su tutto l’Abruzzo. Inoltre nel programma del Presidente Pace c’è proprio il riequilibrio delle aree interne, per cui… in più le società che gestiscono il piano sono vincitrici di bando, il che mi rassicura sulla loro serietà. Qualora dovessi accertare qualcosa del genere di cui mi parla, non esiterei ad intervenire esplicitamente e pubblicamente per sottolineare la sbavatura.

 

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