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L’Aquila Sanità: non si possono applicare i parametri del 2009

Un incontro immediato con il Commissario Gianni Chiodi e il sub commissario Giovanna Baraldi per fare il punto sulla situazione e sulla riorganizzazione della Asl dell’Aquila, con particolare riferimento ai disagi dell’ospedale San Salvatore.

 

 E’ tornato a chiederlo questa mattina il Vice Presidente vicario del Consiglio regionale Giorgio De Matteis, nel corso di una conferenza stampa a cui ha partecipato anche il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente. “Un incontro – ha puntualizzato De Matteis – aperto anche al direttore generale della Asl e al rettore dell’Università, perché vogliamo conoscere i criteri e i parametri su cui si sta procedendo per la riorganizzazione della sanità in questa provincia. Ad oggi, infatti, a poche settimane dalla conclusione del programma di riorganizzazione, noi non sappiamo assolutamente nulla dei contenuti, sul ruolo dei diversi nosocomi, né tantomeno conosciamo chi sta operando queste scelte”. Per De Matteis è fondamentale che in questo processo venga coinvolto il territorio, perché L’Aquila è una città ancora in emergenza e non si può procedere sul San Salvatore come se si trattasse di un qualunque altro nosocomio della regione. “Il rischio – ha aggiunto – è che si consumino penalizzazioni, che danneggerebbero non solo l’ospedale e la capacità che ha avuto finora di attrarre mobilità attiva anche dalle altre regioni, ma la qualità stessa del livello di assistenza sanitaria ai cittadini”. Per il Vice Presidente, in questa vicenda, è centrale la soluzione del problema dei precari. “Ne siamo venuti a conoscenza appena una settimana fa – ha precisato – e ci siamo subito mossi, perché è ovvio che all’Aquila non può essere applicata la norma nazionale che parametra la spesa per i precari basandola sui dati del 2009, anno in cui la nostra città, a causa del terremoto, di fatto ha vissuto una situazione anomala anche sotto il profilo dell’attività ospedaliera. Resta da capire per quale ragione chi sapeva ha taciuto, anche perché un provvedimento correttivo sarebbe stato inserito nel decreto ‘Milleproroghe’ senza alcuna difficoltà. Ora invece occorre una legge dello Stato: un percorso più complicato, certo, ma non abbiamo nessuna intenzione di arrenderci”.

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