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L’Aquila, San Donato Golf: storia di abusi e sanatorie

Il San Donato Golf Resort&spa occupa circa 60 ettari, tra campo da golf a 18 buche, l’albergo quattro stelle con camere e suite ‘residenziali’, la ‘Locanda’ (4 camere), una foresteria (‘La Villa’ con 7 camere), il complesso residenziale ‘Borgo Nuovo’, interamente destinato alla vendita, ristoranti e, in fase di completamento, un centro benessere (Spa) all’interno della struttura alberghiera. Si tratta di alcuni terreni già di proprietà dei primi soci, di terreni acquistati a valore agricolo, e di 31 ettari di terreni di uso civico in concessione, per i quali la Rio Forcella paga un canone annuale poco superiore ai 3mila euro.
Attualmente, però, lì non c’è concessione d’uso dei terreni gravati da uso civico sui quali si estende il lussureggiante prato dalle 18 buche, la società non si scompone, le amministrazioni pubbliche neppure. La revoca dell’assegnazione di ben 31 ettari è arrivata ufficialmente a novembre 2011 da parte dell’amministrazione separata per gli usi civici di Forcella (comprensorio del comune dell’Aquila che comprende il borgo di Santi di Preturo) e ancora nessun atto formale ha regolato la situazione.
PRIMA SI COSTRUISCE E POI SI SANA
Non è la prima volta che il San Donato Golf & Resort si ritrova sfasato rispetto agli iter amministrativi, in attesa di sanatorie e soluzioni indolori col beneplacito delle istituzioni pubbliche. Come nel 2007, quando alla società è stato sufficiente richiedere una modifica al progetto originale per ritrovarsi ‘sanato’ il complesso alberghiero già sorto per posizione e per dimensioni diverse da come previsto e concesso 5 anni prima. Risale al 2002, infatti, il Piano integrato che la Rio Forcella stipula con Curia, Comune e Provincia dell’Aquila. L’accordo comprendeva già varianti sul Piano Regolatore comunale: la variazione di destinazione d’uso dei terreni gravati da uso civico, e la concessione di edilizia turistica.
Successivamente, l’acquisizione di un nuovo terreno determina ulteriori cambiamenti di programma. La struttura alberghiera posizionata in parte su terreno non ancora edificabile e la successiva richiesta di “Parziale variazione dell’accordo di programma già vigente teso a migliorare le dotazioni del complesso turistico-ricettivo in considerazione di un primo positivo bilancio dell’uso – e del ritorno economico conseguente – delle prime opere completate o in via di completamento”. Così recita la richiesta sottoposta dalla Rio Forcella spa a giugno 2006 e accordata dalla giunta comunale dell’allora sindaco Biagio Tempesta a marzo 2007 (e decretata un mese più tardi dall’amministrazione provinciale, con la firma del presidente di turno, Stefania Pezzopane).
Nel dettaglio, tra le variazioni ‘proposte’ richieste da Mauro Cuomo, all’epoca amministratore della società, c’è anche quella dell’ «aumento delle superfici utili della struttura alberghiera», in nome dello studio del mercato turistico, del «coinvolgimento di un soggetto altamente qualificato nel settore» e soprattutto dell’effetto «non trascurabile di aumentare l’occupazione diretta nelle nuove strutture portandola a 70-80 addetti, con un effetto indotto valutabile in non meno di 500 nuovi posti di lavoro nel circondario». Una richiesta di variante di volume che arriva a posteriori, dal momento che la Nota Integrativa del bilancio 2006 della società raccontava già: «l’albergo risulta praticamente completato per quanto attiene alle strutture in calcestruzzo». Completato nei fatti prima che negli atti amministrativi.
2008: RICHIESTA IN SANATORIA
È del 2008 invece, la richiesta di concessione, stavolta ufficialmente ‘in sanatoria’, che la Rio Forcella sottopone all’amministrazione regionale, per l’utilizzo di pozzi acquiferi. Pozzi che la società ha scavato all’interno della proprietà per l’irrigazione dei campi da golf. Qualcuno tra gli abitanti del posto si chiede se non sia un uso privato di acqua pubblica. A Santi non esistono più campi coltivati, le trote e i gamberi che popolavano il Rio Forcella, il fiume che scorre nella frazione, sono morti da tempo, e il letto del ruscello è all’interno del recinto del golf di Cicchetti.
L’idea del San Donato golf risale al 1999, anno in cui è nata la società Rio Forcella, inizialmente in forma di s.r.l., pochi soci (Antonio Cicchetti, alcuni dei suoi parenti e imprenditori originari di Santi di Preturo) e un capitale sociale di 180milioni di vecchie Lire. La concessione in comodato d’uso gratuito della casa canonica del borgo, da parte della Curia, trasformata poi in Club House provvisoria, è stata una delle prime azioni imprenditoriali. Dalla ratifica del Programma Integrato -proposto dalla società privata alla Curia, al Comune e alla Provincia dell’Aquila- oggi il vecchio borgo di Santi ha decisamente cambiato aspetto.
UN PROGETTO AL MINISTERO
Nel 2003 il progetto di trasformare il vecchio ‘contado’ aquilano ormai poco abitato, viene inserito nel catalogo dei “Progetti di sviluppo. Primo catalogo di infrastrutture e servizi pubblici realizzati al sud” del Dipartimento di Politiche di Sviluppo del Ministero dell’Economia. La descrizione del progetto parla di previsione di flussi turistici dell’ordine di 40mila presenza annue: una vera rinascita del borgo, uno scossone decisivo all’economia turistica che nell’aquilano nessuno è mai riuscito a far partire veramente.
L’investimento previsto per il San Donato golf è di 23milioni di euro di cui 7,5 con finanziamenti pubblici e il resto a carico della società. Il progetto viene definito «strategico» a valenza regionale, una via preferenziale per l’accesso alle risorse pubbliche. Infatti 750mila euro sono arrivati alle casse del San Donato da parte della Regione Abruzzo, come finanziamento per l’incentivazione delle attività turistiche. I 3milioni di fondi Cipe accordati nel 2005 invece non finiscono in buca. Nel 2007 arriva la revoca del finanziamento alla Rio Forcella S.p.a che non ha presentato i progetti entro i termini stabiliti. Opportunità di finanziamento trascurata per il San Donato Golf, risorse mancate per l’intero territorio regionale.
L’investimento complessivo aggiornato al 2006 parla di 35milioni di euro, di cui quasi 6 per interventi pubblici a carico della società. Poco più del 15%.
RIO FORCELLA: GLI AZIONISTI CHE CONTANO
Nel 2011 la Rio Forcella ha deliberato un capitale sociale di 12milioni di euro. Sono 58, oggi, gli azionisti: medici affermati, un ex presidente di Corte d’Appello, familiari e alcuni parenti del vice-commissario alla Ricostruzione; un imprenditore indagato per i crolli del terremoto del 6 aprile 2009, Armido Frezza; il gruppo Degennaro, coinvolto in reati di truffa e corruzione a Bari che hanno portato all’arresto di Daniele e Gerardo Degennaro, titolari della Dec, la ditta del gruppo che ha costruito l’albergo del San Donato.
Santi di Preturo ha una nuova strada provinciale, realizzata dalla ditta F.lli Specchio (soci della Rio Forcella anche se con una società diversa) con bando di appalto pubblico indetto dall’amministrazione provinciale, inaugurata la scorsa estate. Il look del borgo è arricchito dalle numerose bandiere che accoglierebbero i turisti già dall’ingresso del paese, e dal complesso residenziale “Nuovo Borgo”, parte integrante del complesso turistico-ricettivo, composto di distinte costruzioni nuove di zecca e affidate a una agenzia immobiliare per la vendita. Come pure in vendita sono le suite ‘residenziali’ dell’albergo, peraltro accatastate già all’origine come unità immobiliari di abitazione civile. Una manciata di dipendenti, per lo più stagionali, nessun responsabile di reception per l’albergo, servizio di pulizie affidato a una ditta esterna per la struttura turistica “strategica” del San Donato golf Restort&spa.
In undici anni di vita la società non ha mai registrato un utile in bilancio; gli abitanti di Santi ricordano come unico periodo di vita del borgo quello dell’immediato post-sisma, quando lì sono finiti un po’ di sfollati o quando l’albergo ha ospitato la delegazione canadese a L’Aquila per il G8 del luglio 2009. Un po’ difficile immaginare che fossero quelle le presenze turistiche attese nel progetto della Rio Forcella, che a questo punto è lecito chiedersi se di natura davvero turistica o non piuttosto immobiliare.
Secondo le carte sono 31 gli ettari che al momento la società occupa abusivamente, e che potrebbero rientrare nella politica di sdemanializzazione che il Comune dell’Aquila ha avviato recentemente. Un’opportunità che una sana(ta) politica imprenditoriale non potrebbe lasciarsi sfuggire.
Marianna De Lellis, per Prima da noi

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