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L’Aquila, Salone Ricostruzione, Teatro L’Uovo: “la cultura ha una logica di impresa”

La configurazione della città dell’Aquila all’indomani del sisma del  2009 si evidenzia con indiscutibile concretezza e si rivela, in estrema sintesi, come un vuoto, un vuoto fisico e umano.

Quello che la città rappresentava nella sua fisionomia storica è passato, non esiste quasi più, fatta eccezione per brandelli di vissuto e cumuli di macerie, ed è da questo stato delle cose che si va a tessere il tessuto connettivo della nuova città e della sua identità.

Così ogni cosa dovrà tornare a posto, ma aggiornata, per corrispondere al cambiamento che segue inevitabilmente un terremoto devastante.

Il terremoto – che ha colpito L’Aquila – in fondo si presenta come una occasione irripetibile che la natura propone all’uomo per voltare pagina e tornare ad essere  per seguire una utopia: la città nuova, per l’appunto.

La cultura e l’arte sono due piccoli nodi nella grande rete da tessere per la città che verrà; due nodi piccoli e persino immateriali che, tuttavia, assumono un peso ed una importanza massima, rispetto ai beni materiali, poiché attengono allo spirito dell’uomo e l’uomo senza spirito si ridimensiona a cosa, ma una cosa non può nutrire utopie.

Le istituzioni culturali dell’Aquila rivestono dunque un ruolo non marginale nel contesto della ricostruzione della città e, in tal senso, dovrebbero porsi anzi come vettori principali della tensione al nuovo e all’utopia della città.

Sicuramente meritoria e lungimirante, perciò, è stata l’intuizione del “Salone della ricostruzione” nel coinvolgere le istituzioni culturali nel contesto espositivo delle idee, dei materiali, dei macchinali, della tecnologia e delle procedure innovative nel campo edilizio e non solo.

Una lungimiranza sostenuta da un assunto ormai acquisito, pur se con molta fatica e con tempi piuttosto lunghi, anche nel nostro Paese: la gestione della cultura non può prescindere da una logica imprenditoriale per realizzare le proprie finalità. Funzionali, quindi, la giustapposizione fra una cultura ed una imprenditoria solidali e l’auspicabile fra creatività e razionalità, una logica che esaltò il genio italiano in epoca rinascimentale.

La positività della provocazione del “Salone della ricostruzione” lascia ben sperare nella prospettiva di una profonda innovazione che sia di sostegno alla ripresa della città e apra a spazi di riflessione, di progettazione e di realizzazioni a misura interazione dell’uomo.

Certo per ora è solo un punto di partenza ma l’auspicio è forte e le aspettative ampie perché la cultura e l’imprenditoria proseguano sul sentiero aperto dal “Salone della ricostruzione”.

 

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