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L’Aquila, Salone Ricostruzione: Speccher, GBC “come abbattere i costi nascosti degli edifici”

La sostenibilità applicata all’edilizia sta diventando un aspetto sempre più rilevante in quelle che sono le richieste delle committenze, le scelte delle pubbliche amministrazioni virtuose, le indicazioni della comunità europea. In un mondo sempre più caratterizzato da un’economia globale, dalla scarsità di risorse e della rapida diffusione delle informazioni, parlare di sostenibilità vuole dire interagire con la macro sfera economica, dell’ambiente e della cultura. In questo contesto innovazione è la parola che permette di poter restare competitivi sia come piccole aziende che come sistema paese; parlare il linguaggio del mondo, che ora più che mai è quello della sostenibilità, vuole dire potersi confrontare con le migliori esperienze europee potendo avere un approccio critico e finalizzato all’accrescimento. GBC Italia, associazione no profit parte della rete internazionale del World GBC, tratta costantemente queste tematiche: sostenibilità – innovazione – sistemi di misura della sostenibilità e qualità, applicandole alla filiera dell’edilizia. Alessandro Speccher, dottore in ingegneria ambientale, dal 2007 si occupa a tempo pieno di sostenibilità ambientale applicata al settore dell’edilizia all’interno del team di GBC Italia, per conto del quale cura la progettazione di attività formative e seminariali sia in ambito accademico che aziendale, sui temi della sostenibilità, dell’efficienza energetica, della gestione di processo. Terrà una conferenza all’Aquila il prossimo 26 maggio (ore 17,30 – Aeroporto dei Parchi di Preturo).

“Ci sono dei costi nascosti negli edifici e nella città che oggi ancora si costruiscono in Italia. Costi che i cittadini pagano 2 volte: la prima in termini di qualità della vita (parlo di salute, ambiente, benessere sociale, sicurezza del lavoro), la seconda in moneta sonante, con le bollette legate ai costi di gestione. Mi riferisco alla qualità dell’aria che respiriamo nelle scuole o nelle nostre case, all’ottimizzazione dello sfruttamento delle risorse, dell’energia, del riscaldamento, dell’acqua… Lo sa quanta acqua sprechiamo? In Italia ancora non ce ne rendiamo conto, ma i consumi idrici sono già un’emergenza ambientale. Sa lei quanta acqua meteorica si può recuperare con una corretta progettazione, costruzione e gestione degli edifici pubblici e privati? Sa quanto possiamo ridurre i costi della gestione delle acque nere? Quanto possiamo risparmiare in quello che paghiamo in bolletta per il riscaldamento o per i consumi elettrici prestando – e pretendendo – la giusta attenzione agli aspetti illuminotecnici o termotecnici della nostra casa? Sa che possiamo preservare la salute nostra e dei nostri figli scegliendo materiali che non contengano composti organici volatili? Che possiamo preservare l’ambiente in cui viviamo anche nella scelta di una piastrella del bagno o di un pavimento”? Alessandro Speccher, dottore in ingegneria con la passione dell’ambiente, si accalora nel parlare del suo lavoro. “L’edilizia sostenibile è un diritto dei cittadini italiani e un dovere per le PA e le imprese che lavorano nel settore, la competitività del paese si fonderà anche su questo. Non basta investire in innovazione e ricerca, bisogna anche rendere visibili le proprie eccellenze. Ci sono molte aziende italiane, dalle imprese artigianali alle piccole e medie industrie, che si distinguono per la qualità e la sostenibilità dei loro prodotti o della loro progettazione. Possono e devono andare all’estero e competere sui mercati. Per farlo, però, hanno bisogno di parlare un linguaggio condiviso, che permetta loro di far apprezzare la qualità del lavoro che fanno. E’ per questo che il GBC Italia ha deciso di contestualizzare per il mercato italiano la certificazione di sostenibilità (ovvero il linguaggio comune all’interno della filiera dell’edilizia) più diffusa a livello mondiale, il protocollo LEED (Leadership in Energy and Environmental Design). LEED ITALIA è oggi disponibile, grazie al lavoro volontario del gruppo aziende, università, pubbliche amministrazioni che si è riunito intorno al Green Building Council d’Italia”.

Cosa possono fare i cittadini per garantire la sicurezza ed eco-sostenibilità delle loro abitazioni, delle scuole, degli uffici, dei quartieri in cui vivono?
Una delle difficoltà che la nostra cultura ha nel definire la sostenibilità risiede nel fatto che le persone cercano la definizione di cosa essa sia assimilandola a un concetto statico; la sostenibilità non è una cosa, essa non ha un punto di inizio ed un punto di fine, non si tratta di una condizione statica ma bensì di un processo, così come la vita è un processo. Richiede un approccio “olistico” all’edificio nel suo sito. Mi spiego meglio. Un tetto verde (cioè un tetto vegetale) non è di per sé buono o cattivo dal punto di vista ambientale. Dipende. Per valutarne l’efficacia rispetto all’ipotetico edificio di cui stiamo parlando occorre valutare nel loro insieme i benefici che si vuole ottenere (sulla qualità dell’aria esterna, sull’isolamento termico, sulla regimazione dell’acqua piovana, sull’effetto isola di calore, sui costi di gestione, sulle difficoltà realizzative) in relazione alle priorità dettate dal sito. E’ in una zona inquinata, densamente abitata, prossima a un’autostrada o un aeroporto? Probabilmente un tetto verde è quello che fa per noi. Il sito è in Trentino? Allora forse dobbiamo privilegiare un migliore isolamento termico, dato che la maggior parte dei nostri consumi sarà legata alle spesa di energia per il riscaldamento e la sua gestione è in questo caso una priorità. In generale, LEED individua 5 categorie che servono per valutare e certificare l’eco-sostenibilità di un edificio: sostenibilità del sito (la gestione del cantiere, le infrastrutture, i servizi, la densità edilizia, la gestione dello spazio tra gli edifici, l’inquinamento luminoso, la quantità di acque convogliate nelle fognature…), gestione dell’acqua, gestione dell’energia, materiali e risorse, qualità dell’ambiente interno (qualità dell’aria, illuminotecnica, termotecnica, composti organici volatili…). L’analisi non riguarda solo la fase di costruzione dell’edificio. Questo è molto importante: l’edilizia sostenibile comincia in fase di progettazione, prosegue con l’edificio “costruito” e continua nella fase di esercizio dell’edificio, perché è nella sua gestione che se ne constaterà l’efficacia reale sulla qualità della vita degli abitanti e sul risparmio nei consumi.

Non basta la legge per tutelare i cittadini?
La legge serve ma non basta. Proprio perché può solo stabilire dei precetti di massima, minimi, ma non può sostituire la valutazione collegiale che devono fare i vari attori della filiera insieme ai committenti, adattando al luogo e alle esigenze specifiche le possibilità in continua evoluzione che il mercato oggi offre. L’Aquila è il luogo ideale per mettere in atto questo approccio innovativo all’edilizia pubblica e privata, Un approccio che altrove nel mondo è ormai prassi comune e che anche in Italia sta prendendo piede, particolarmente nelle regioni del nord più sensibili ai temi dell’ambiente. Qui si può davvero riqualificare l’esistente pretendendo e lavorando ad una ricostruzione eco-sostenibile. Il primo passo è una progettazione integrata, basata sul confronto e sul dialogo tra le parti coinvolte, capace di compiere scelte strategiche multidisciplinari e di prevedere un monitoraggio delle prestazioni dell’edificio una volta ultimato. Anche questo è fondamentale: chi controlla che la bolletta sia davvero in classe A? Dobbiamo pretendere che quello che stabiliamo in fase di progettazione si verifichi puntualmente in fase di esercizio. Non è impossibile, basta volerlo. L’Aquila potrebbe diventare il più grande cantiere “eco-sostenibile” d’Europa, un segnale importante per la nuova fase economica che ci attende. Sarebbe un vero peccato lasciar sfumare un’opportunità simile, per la città e per il paese tutto.

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