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L’Aquila, Salone Ricostruzione – Mancurti, Capo Dipartimento Governo: “Chiederemo altri 10 miliardi”

Subito un tavolo tecnico fra Istituzioni, categorie e governo per prendere decisioni in grado di far ripartire i meccanismi inceppati della ricostruzione dell’Aquila e dei Comuni del cratere; subito risorse dai 6 ai 10 miliardi in aggiunta ai 4 maliardi di euro disponibili per ricostruire L’Aquila e il suo territorio; subito un confronto operativo con il ministro Fabrizio Barca che tornerà a L’Aquila nei prossimi giorni per annunciare la strategia operativa della ricostruzione del governo Monti. Tutto questo è emerso dal “Tavolo tecnico per una ricostruzione rapida e di qualità”, evento conclusivo del Secondo Salone della Ricostruzione che oggi chiude all’Aeroporto dei Parchi di Preturo. Importante interlocutore del tavolo è stato il Capo Dipartimento per lo Sviluppo delle Economie Territoriali della Presidenza del Consiglio, l’ing. Aldo Mancurti. Fra i relatori, anche il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente e i rappresentanti di ANCE L’Aquila, nonché quelli degli ordini professionali provinciali che rappresentano la prima linea nella ricostruzione dal terremoto del 2009.

 “L’idea di far partire la ricostruzione subito e non nel 2014 è anche il nostro pensiero  – ha esordito così Aldo Mancurti, ricordando il ruolo chiave da lui rivestito nella Protezione Civile l’indomani del terremoto friulano – Barca sarà nei prossimi giorni all’Aquila per delineare la strategia per affrontare in modo organico il problema della ricostruzione che deve produrre rapidità e qualità. Non abbiamo la bacchetta magica, ripartire non sarà domani, ma bisognerà capire cosa farà questa città finché non sarà ricostruita. Per questo sarà necessario rispolverare il concetto di tavolo che venne istituito per il terremoto dell’Irpinia, una commissione in grado di risolvere le criticità di tutti in modo organico. Perché il male del nostro Paese, quando succedono le cose, è ricominciare tutto da capo senza cogliere esperienze positive che altrove hanno funzionato e possono funzionare ancora. Non siamo venuti né per dare voti né per fare magie – ha ribadito – Abbiamo studiato le carte, capito quali sono le criticità, scoperto che attivismo c’è stato da parte di tutti, talvolta non finalizzato, ora dobbiamo farlo diventare collettivo, in modo che produca frutti e soluzioni per i cittadini”. Mancurti ha anche annunciato l’esigenza di aggiungere risorse economiche perché il processo vada a regime: “Barca sta formulando una proposta per il Governo che aggiunga ai 4 miliardi di euro già disponibili altre risorse, dai 6 ai 10 miliardi di euro per continuare”.

Dal Salone una risposta concreta alle problematiche sollevate durante i lavori del convegno dal sindaco dell’Aquila Massimo Cialente che al governo aveva chiesto: “Sburocratizzare e dare anticipi economici per far partire le imprese – così l’esordio del rieletto primo cittadino – Per far ripartire il centro storico serve chi esamina i progetti, la filiera non lo farà più perché è oberata e perché esaurirà la sua missione entro dicembre 2012.  Abbiamo chiesto personale per creare una struttura per approvare tecnicamente ed economicamente i progetti, 40 persone che costano un 12esimo di ciò che costa ora la filiera. Era settembre, abbiamo perso altri mesi decisivi. Se il cantiere del centro storico non sarà avviato, qualcuno si deve assumere la responsabilità di una ricostruzione che partirà solo nel 2014, con un ritardo di cinque anni per ragioni di inefficienza e pastoie burocratiche. Non possiamo affrontare la ricostruzione più drammatica della storia del Paese in questo modo. Il Comune è disposto a  gestire la cantierizzazione del centro storico con ingegneri logistici che co-organizzeranno l’apertura dei cantieri, basta risolvere problemi affrontabili in una settimana – ha concluso Cialente – Noi ci assumiamo le responsabilità che servono per avviare i cantieri all’inizio del 2013, se ci mettete in condizione di farlo”.

Tanti gli spunti rivolti al Governo da parte del tavolo, moderato dal presidente dell’ANCE L’Aquila Gianni Frattale, che ha sottolineato l’esigenza di certezza e celerità da parte della filiera edile territoriale. “Auspichiamo che la ricostruzione parta con il piede giusto, ma rapidità è una parola grossa a tre anni dal sisma, perché tutte le problematiche che stiamo affrontando creano caos e lentezza – ha detto Stefano Cipriani, vicepresidente di Ance L’Aquila – Sin dai primi giorni dopo il terremoto abbiamo puntato a diventare modello di eccellenza e siamo stati ben disposti a partecipare ai tavoli tecnici per dare il nostro contributo. Ma con rancore oggi lamentiamo problemi che impediscono la rinascita, pur sperando di poter lavorare tutti insieme a una ricostruzione attiva”.

Una speranza condivisa da tutti gli ordini professionali: “E’ il 2012 o il 2010?  – ha sottolineato Paolo De Santis presidente Ordine ingegneri L’Aquila – perché combattiamo contro due anni persi. Dal 6 aprile l’Ordine degli ingegneri si è caricato di tanti problemi, è mancata l’intelligenza della ricostruzione, perché non si è capito come impostarla in modo serio, veloce ed economicamente produttivo. E oggi possiamo dire che i professionisti e le imprese sono quelli che stanno finanziando il processo, anticipando le spese”. L’urgenza per il centro storico e l’avvio dei lavori per i sottoservizi sono la priorità per Americo Di Benedetto, presidente dell’Ordine aquilano dei Commercialisti e della Gran Sasso Acqua: “Purtroppo subiamo un gioco a rincorrersi di volta in volta con normative che si succedono e si contraddicono. L’invito è a non perdere altro tempo, a prendere decisioni al momento giusto con margini di valutazione sia per la finanza pubblica che per l’esigenza di rientrare nelle abitazioni sentita dai cittadini”.

Un ruolo attivo è quello svolto dall’Università aquilana, come ha dimostrato il Direttore del Dipartimento di Ingegneria delle Strutture delle Acque e del Terreno, Dante Galeota, ripercorrendo l’impegno progettuale e operativo della facoltà di ingegneria come “risorsa”: “Quest’anno l’Ateneo conta 25mila studenti, un segno di coraggio per tutti i giovani che scelgono questa università – ha detto – e di una vita che da noi non si è mai fermata. Perché l’Ateneo e la Città dell’Aquila sono due realtà inscindibili, non può esserci futuro per l’uno senza che ci sia anche per l’altra”.

Il tavolo ha dato voce anche ai consorzi di cittadini, rappresentati da Roberto Marotta, presidente dell’associazione Centri Storici Aquilani: “Siamo nati perché i cittadini venissero coinvolti concretamente nel processo. Vogliamo essere presenti ad un tavolo a cui le istituzioni si siedano e trovino soluzioni, perché in questi due anni i conflitti e la stratificazione normativa non hanno permesso al centro storico di ripartire”. Realtà che si è tradotta in contenziosi, come ha sottolineato Carlo Peretti, presidente dell’Ordine degli avvocati aquilano: “Riepilogando tutte le ordinanze emanate dal 2009 a oggi,i abbiamo un quadro schizofrenico. Va fatto un testo coordinato. Perché i dubbi stanno creando contenzioso e discussione sulla ricostruzione. Ci sono impugnative dei condomini, problemi che sorgono in capo ai consorzi. Mi auguro che questa ricostruzione del centro storico parta con idee chiare e regole certe”. Tempi rapidi ha chiesto il presidente provinciale degli amministratori di Condominio dell’Anaci Mauro Basile: “Pratiche che dovevano essere approvate entro 60 giorni dalla presentazione stazionano anche per un anno e mezzo e non vengono approvate anche per problemi inutili; per dare integrazioni banali si aspettano anche due mesi: la filiera crea grossissimi problemi e non si assume le responsabilità come invece fanno dal 2009 tutti i professionisti coinvolti nella rinascita del territorio”.

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