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L’Aquila, ricostruzione: Tar condanna comune per lentezza

La situazione è paradossale, quasi kafkiana. Il Comune dell’Aquila è tenuto per legge ad emettere  il buono contributo per le case da riparare non avendo la possibilità di governare l’iter,  visto che  i progetti sono esaminati dalla filiera. L’ente secondo la ordinanza numero 3790 deve emettere il buono entro 60 giorni, ma la filiera impiega molto di più per l’esame delle pratiche.
Le denunce e i ricorsi però fioccano sulla testa del Comune dell’Aquila. L’assessore  Di Stefano non ci sta e minaccia azioni legali di risarcimento nei confronti del commissario alla Ricostruzione. Già due cittadini decorsi i famigerati 60 giorni si sono rivolti al Tar avendo ragione, a breve si rivolgeranno al Comune per il risarcimento danni dovuto al mancato avvio dei cantieri. L’assessore alla Ricostruzione Pietro di Stefano, tuttavia cita una sentenza illuminata del Tar che pur  condannando il Comune dell’Aquila per la mancata concessione entro 60 giorni del buono definitivo individua nella filiera la responsabilità di questa catena infernale: «Le ragioni dell’inerzia – dice il Tar – sarebbero da imputare non già ad un non cale degli uffici civici, quanto piuttosto alla complessità della procedura di settore, caratterizzata da varie competenze procedimentali di altre autorità».
Tanto tuonò che piovve,  commenta l’assessore di Stefano. «A breve avremo un ciclone che si abbatterà sulle nostre teste. Noi abbiamo sollecitato più volte la filiera, ma nessuno ci ha dato ascolto. Avevamo capito che sarebbero arrivati i ricorsi. Ecco, infatti le prime sentenze del Tar cui faranno seguito anche le richieste di risarcimento danni». Di Stefano è allarmato anche per tutte le pratiche  pervenute dopo il 31 agosto, ammucchiate  per effetto delle disposizioni del commissario.  «Sono tutti potenziali  ricorsi contro il Comune. A questo punto  cosa fa il Tar, nominerà tutti commissari ad acta? Abbiamo provato in tutti i modi a dire al commissario che così non si può fare. Questo è un terremoto che rischia di finire male per l’elevato contenzioso. Ci stano portando verso una valanga di cause. La filiera non funziona o ci diano i tecnici oppure».
L’avvocato del Comune Domenico de Nardis ha sottolineato che il comune già nel 2010  presentò al commissario una serie di suggerimenti per ovviare a questa situazione. Fra le proposte: l’approvazione dei progetti attraverso una conferenza dei servizi. La proposta però non è stata presa neanche in considerazione, ricorda de Nardis.  Né ci si preoccupò di ridurre i tempi. «Da maggio 2011 l’avvocatura segnalò azioni tesi a verificare la situazione del silenzio adempimento. Il  Comune è responsabile di un processo  che non governa. Di qui la decisione dell’ente di proporre una rivalsa sul commissario. Il commissario è stato già diffidato dal Comune con due lettere in cui si annuncia  la rivalsa  nel caso in cui il Comune debba essere condannato a risarcire i danni ai cittadini». 

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