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L’Aquila, ricostruzione: finora spesi quasi 2 mld

Chissà quanti Piscicelli ci sono stati anche all’Aquila. Magari non hanno riso la notte del terremoto ma appena si sono ripresi dalla paura e dallo choc hanno sorriso con la mano davanti alla bocca, per non farsi notare troppo. L’inchiesta della Guardia di Finanza che ha portato all’arresto di un imprenditore e all’iscrizione sul registro degli indagati di tecnici, committenti, amministratori di condominio svela quello che in città tutti sanno: che in tanti hanno approfittato dei soldi dello Stato non per rimettere a posto la loro casa danneggiata ma per guadagnarci sopra o per trasformare una catapecchia in un appartamento di lusso. Se ne parlava nei bar, nelle conversazioni private, c’è chi se ne vantava con amici e parenti facendo passare per “fesso” il vicino di casa che invece si era accontentato di poco. Certo, non sarà stato un fenomeno “maggioritario” ma la città non ci fa una gran figura.
Di soldi, nonostante lamentele e piagnucolii, ne sono arrivati e tanti. E questo spiega anche l’apatia di molti rispetto a battaglie di lungo respiro, quelle che dovrebbero disegnare la città del futuro e garantire certezze alle nuove generazioni. Finora (i dati sono quelli ufficiali del Comune dell’Aquila) in città sono stati distribuiti quasi due miliardi, una cifra da paura se la si rapporta alle vecchie lire: circa quattromila miliardi. Se a questi si aggiungono il miliardo e 200 milioni circa spesi nell’emergenza si arriva a una somma da capogiro. Nella tabella ci sono le cifre nel dettaglio che riguardano in particolare le case classificate A (con qualche danno insignificante) e quelle B (danni non strutturali) per le quali è stata spesa una cifra vicina al mezzo miliardo con indennizzi che singolarmente sono arrivati anche a 300.000-500.000 euro. Cifre che basterebbero a ricostruire da capo una abitazione di centinaia di metri quadrati (i prezzi medi nel mercato privato si aggirano su poco più di mille euro a metro quadrato) e non a risistemare solo qualche tramezzo. Discorso diverso per le case E (crollate o gravemente danneggiate) anche se la cifra liquidata per le prime 4-5000 pratiche è già enorme: siamo a quasi un miliardo e mezzo . Per adesso i soldi sono finiti e per averne altri bisognerà aspettare un bel po’. L’indagine della Finanza, che ieri è diventata pubblica con arresti e denunce, ha riguardato soprattutto le case B dove ci sono state richieste esorbitanti. Il presidente della Regione Gianni Chiodi, pochi giorni fa ha menato vanto – a ragione – del fatto che la Filiera (Fintecna, Reluis, Cineas) tanto bistrattata alla fine ha evitato che oltre 400 milioni fossero concessi senza motivo valido. Le Fiamme Gialle hanno aperto un pentolone destinato a riservare altre sorprese. Si tratta di indagini non facili in cui è fondamentale la collaborazione dei cittadini. Il Comune sul suo sito internet ha pubblicato e continuerà a pubblicare l’elenco dei fondi concessi. Uno strumento che di per sé consente verifiche incrociate ma scovare chi compie reati non è facile. Serve un lavoro lungo (l’inchiesta di cui parliamo oggi è iniziata un anno e mezzo fa), meticoloso e vanno messe in campo competenze diverse. Da oggi si può dire che l’impegno degli investigatori sta cominciando a dare frutti. I furbetti sono avvertiti.
Giustino Parisse, da il Centro

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