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L’Aquila. Ricostruzione, coinvolto il clan dei Casalesi: sette arresti

Secondo il sostituto procuratore della Dda dell’ Aquila, David Mancini, che ha seguito l’ inchiesta, sono almeno una decina i cantieri finiti sotto la lente di ingrandimento della Procura, per un giro d’affari stimato attorno ai 10 milioni di euro. Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia, nel corso della conferenza stampa ha auspicato un controllo sulla bonta’ dei lavori edili eseguiti dai Di Tella e il sequestro per equivalenza dai conti correnti degli indagati delle somme indebitamente sottratte alle maestranze per essere cosi’ compensato il maltolto. Dagli accertamenti emergerebbe che gli operai restituivano il 50% dello stipendio. L’attivita’ investigativa, coordinata dal procuratore della Repubblica Fausto Cardella e dal sostituto David Mancini, e’ stata svolta dal Gruppo investigazione criminalita’ organizzata del Nucleo di polizia tributaria dell’Aquila, con l’ausilio del Servizio centrale investigazione criminalita’ organizzata di Roma. In corso di esecuzione, contestualmente, alcune decine di perquisizioni nei confronti di imprenditori coinvolti nella vicenda oggetto di indagine, nelle province di L’Aquila, Caserta e Roma con l’impiego di circa 150 finanzieri appartenenti a diversi Reparti. I dettagli dell’operazione saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa in programma alle 11,30 odierne presso la procura dell’Aquila, alla presenza del procuratore nazionale antimafia. I sette provvedimenti restrittivi sono stati firmati dal Gip Marco Billi e riguardano altrettanti imprenditori, operanti nella ricostruzione post-terremoto, per i reati, a vario titolo, di “contiguita’ con il clan dei casalesi”, estorsione aggravata dal metodo mafioso, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Ai domiciliari sono finiti Elio Gizzi, ex presidente dell’Aquila calcio, attuale amministratore e direttore generale della societa’, e i fratelli Dino e Marino Serpetti. Destinatari di misure cautelari in carcere sono invece Alfonso, Cipriano e Domenico Di Tella e Michele Bianchini. Gli imprenditori sono tutti aquilani a eccezione di Bianchini, originario di Avezzano (L’Aquila). I dettagli dell’operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa, presente anche il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti. Gli investigatori dello Scico di Roma delle Fiamme gialle e del Gico dell’ Abruzzo hanno appurato come per massimizzare i profitti nei milionari appalti della cosiddetta ricostruzione privata i sette imprenditori coinvolti nell’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia dell’Aquila si rivolgevano alla camorra, in particolare al clan dei Casalesi, per farsi procurare le maestranze a basso prezzo. I guadagni degli operai formalmente assunti con regolare contratto venivano poi dagli stessi restituiti con versamenti al bancomat. Secondo il sostituto procuratore della Dda dell’ Aquila, David Mancini, che ha seguito l’ inchiesta, sono almeno una decina i cantieri finiti sotto la lente di ingrandimento della Procura, per un giro d’affari stimato attorno ai 10 milioni di euro. Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia, nel corso della conferenza stampa ha auspicato un controllo sulla bonta’ dei lavori edili eseguiti dai Di Tella e il sequestro per equivalenza dai conti correnti degli indagati delle somme indebitamente sottratte alle maestranze per essere cosi’ compensato il maltolto. Dagli accertamenti emergerebbe che gli operai restituivano il 50% dello stipendio.

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