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L’Aquila, pmi e banche: prove di dialogo fra credit crunch e valori

 “Procedere in ordine sparso o disegnare una strategia comune, questo farà la differenza fra anni futuri di far west oppure di sacrifici responsabili e finalizzati al miglioramento”. Così Tina Tricarico (ItalConfidi) ha ammonito banche e imprenditori, denunciando i rischi del credit crunch che sta strangolando le PMI : “…poiché tutti, e quindi anche le banche, mettiamo in conto delle perdite, ci si chiede se le banche hanno calcolato in che modo perderanno di meno, se restringendo drasticamente il credito, oppure sorreggendo l’economia sana ancora in vita, accettando il rischio delle insolvenze. Per le banche costituisce un problema il fatto che la crisi sta creando spazi enormi all’economia criminale, che ha la liquidità per infiltrarsi dovunque e alla fine condizionare anche le macroscelte? Il problema non è secondario, ci sono scelte economiche che decreteranno la sopravvivenza o meno di un sistema di valori duramente conquistato”. L’accorata richiesta è venuta dal palco del Workshop su “PMI e credito” che si è tenuto all’Aquila lo scorso 8 maggio, voluto dal gruppo Giovani di Confindustria L’Aquila e organizzato insieme a ItalConfidi e Comitato P.I. L’Aquila con la collaborazione di Stefano Bozzi (Professore Associato di Finanza Aziendale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano).

Si dichiara soddisfatto della larga partecipazione all’incontro e al dibattito che ne è scaturito Pierluigi Panunzi, presidente del gruppo G.I.: “Sono intervenuti tutte le banche invitate, dal territorio ma anche nazionali e anche internazionali, come la BNL che è di fatto francese, ed erano presenti tanti imprenditori, anche di altre associazioni, come Ance, Api, Camera di commercio, Fira, Fondazione Carispaq… E’ stato un momento di confronto importante, che speriamo abbia aperto una nuova stagione di dialogo, oggi più che mai improcrastinabile”. Secondo Banca d’Italia e Istat il 12% delle aziende, nell’ultimo trimestre, non è riuscito ad ottenere credito e il 33% si è visto imporre condizioni più onerose. Alla luce di questi dati è stato stimato che circa 25.000 imprese di taglia “small” rischiano il default tecnico. Come si inverte la tendenza? Per Guido Cantalini (Comitato PI) è fondamentale rivedere i rating: “i modelli di riferimenti che sono stati usati nei momenti di sviluppo non possono essere gli stessi nei momenti di crisi. Bisogna guardare oltre gli utili di bilancio per esprimere un giudizio sulla capacità delle aziende di tenere il mercato: la qualità delle risorse umane, il numero e la qualità dei clienti, la tecnologia utilizzata… Le metodologie di rating devono essere rese trasparenti ed omogenee. Fermo restando che le regole di Basilea 3, che a mio avviso comunque devono essere cambiate, in ogni caso non vietano di concedere prestiti alle PMI con basso rating”.

I rappresentanti delle banche presenti, tutti ai massimi livelli, hanno spiegato che liquidità e disponibilità ad ampliare i plafond ci sono ma che il discorso sui prezzi è difficile, a causa della cromica mancanza di raccolta che penalizza il territorio aquilano, dove la percentuale rispetto agli impieghi è molto bassa.

Tina Tricarico ha poi sollevato la questione Confidi, che sempre di più stanno diventando una sorta di ammortizzatori sociali per il sistema delle PMI: “I Confidi hanno scelto di accettare il rischio di impresa e stare accanto all’imprenditoria locale. E’ importante sapere se le banche sono disposte a valorizzare la garanzia liquida che offre il Confidi, a considerare, nella contrattazione, il valore aggiunto della conoscenza capillare del territorio e dei singoli imprenditori che Questi apportano. Assistiamo infatti a un paradosso: la garanzia del Confidi è molto richiesta, in molti casi necessaria per ottenere un affidamento, salvo che poi non è ugualmente determinante, anzi del tutto sottovalutata nel momento della contrattazione dell’entità del fido, dei tassi di interesse e delle spese. Sul punto è interessante conoscere il parere bancario.Chiediamo inoltre alle banche di impegnarsi realmente con i Confidi per favorire la loro crescita, forza e patrimonializzazione”.

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