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L’Aquila-Pescara: è battaglia sulla sede regionale di Confindustria

C’è il rischio, concreto, di un altro scippo per la città dell’Aquila. A favore di Pescara.

È infatti in atto un tentativo di trasferire la sede di Confindustria regionale dal capoluogo di regione al capoluogo pescarese.

Il piano è stato ideato direttamente dai vertici dell’associazione di categoria, in particolare dall’attuale corso guidato dal presidente Mauro Angelucci.

Il numero uno di Confindustria è spalleggiato dai presidenti provinciali di Chieti, Paolo Primavera, e di Pescara, Enrico Marramiero. Per la verità, dell’operazione si parla da molti anni, ma con l’era Angelucci è tornata di forte attualità.

Dopo che per tanto tempo del cambio di sede si è parlato nelle stanze dei bottoni e nei corridoi delle varie sedi dell’associazione, ora, con il mandato Angelucci che si avvia alla fine, l’operazione è tornata prepotentemente sui tavoli decisionali.

La prima mossa dovrebbe essere la creazione di una sede secondaria operativa di Confindustria a Pescara, un’intenzione che viene citata ufficialmente in documenti e verbali.

Un’ipotesi tuttavia contestata da alcuni gruppi, soprattutto per il fatto che va in barba a tutti i piani di contenimento dei costi e di snellimento delle procedure. Insomma, in un momento di crisi economica che si riflette anche sulle casse delle associazioni regionali e provinciali, non sarebbe una necessità primaria.

Ma nonostante tutto, l’apertura di una sede a Pescara rimane tra le priorità. Se ne è parlato in una riunione prima di Natale. Il piano prevederebbe anche il sacrificio dello storico direttore regionale, Giuseppe D’Amico.

Il tentativo di spoliazione del capoluogo ha creato problemi anche al presidente di Confindustria L’Aquila, l’imprenditore di Sulmona Fabio Spinosa Pingue: proprio nelle settimane precedenti all’assemblea che sancito il Pingue-bis, un gruppo di critici con la sua gestione gli ha rimproverato di non aver denunciato il piano in questo modo assecondandolo.

Ma la risposta alla domanda posta da AbruzzoWeb al presidente conferma il tentativo e sgombra il campo da ogni dubbio, vista la netta opposizione dei vertici dell’associazione della provincia dell’Aquila.

Il numero uno di Confindustria del capoluogo accusa con estrema durezza i colleghi di Chieti e Pescara: “Pensano di costruire una nuova riorganizzazione su un aborto”, dichiara senza mezzi termini a questo giornale. Comunque, ecco la risposta integrale alla domanda.

LA DICHIARAZIONE DI PINGUE

Più di un’indiscrezione vedrebbe in un futuro nemmeno troppo lontano il trasferimento della sede di Confindustria regionale a Pescara. Può dirci qual è la situazione e se esiste, realmente, quest’ipotesi?

“I colleghi di Pescara e Chieti, bontà loro, anziché stimolare ancora di più il sistema confindustriale abruzzese, a progettare innovazione autentica, a sfornare servizi, studi e consulenze inediti e anche ‘rivoluzionari’ a costi competitivi e ‘captare nuove risorse e sensibilità’ che vengono anche dalla comunità per ammodernarla (come per esempio il progetto di Confindustria Abruzzo Green) si fanno forti dei loro numeri e pensano di costruire una nuova riorganizzazione regionale incentrata su una seconda sede nell’area Chieti-Pescara, solo ed esclusivamente con il consenso di due territoriali su quattro. Pensano di costruire una nuova riorganizzazione su un aborto. Quello di non avere l’unanimità ma a colpi di maggioranza”.

“Ma ora siamo arrivati al redde rationem… Che è un’altra cosa. Confidiamo nel lavoro fatto dagli uomini di mediazione e buon senso. Altrimenti il banco è saltato. Con la consapevolezza che il sistema regionale confindustriale non è la semplice sommatoria delle quattro territoriali ma è un sistema, appunto. L’ho già dichiarato più volte. Nel sistema confindustriale abruzzese si ripetono purtroppo le stesse contraddizioni e battaglie anacronistiche tra la costa e le zone interne presenti nei partiti, nelle altre associazioni datoriali, nelle associazioni sportive, culturali, sindacali”.

“Loro, rispetto a noi hanno una minore sensibilità dell’Abruzzo come un unicum, della dimensione regionale. Pensano che le zone interne sono una palla al piede. Pensano esclusivamente alla costa ignorando che l’Abruzzo in quanto tale esiste se si garantisce un equilibrio tra zone interne e costa. Se lo si unisce ancora di più partendo in primis dalla viabilità considerato che abbiamo un territorio maledettamente ostico dal punto di vista orografico. Qualche imprenditore è arrivato financo a dichiarare recentemente che i giovani talenti sono sulla costa e, in riferimento al cuoco pluristellato Niko Romito, trattasi di una eccezione che conferma la regola. Questa è storia”.

da Abruzzoweb

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