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L’Aquila, Nidoli: «Futuris è un progetto che valorizza il territorio e le sue potenzialità»

Terzo appuntamento del confronto con Antonio Nidoli, Amministratore e Presidente di MA&D Spa e Consigliere di Amministrazione di FUTURIS AQUILANA. Per un contributo costruttivo al dibattito intorno al progetto della centrale per la produzione di energia elettrica da biomasse di Bazzano e sulle sue ricadute sul territorio.

(parte terza – sostenibilità ambientale e filiera)

Cosa ha spinto Futuris Spa ad investire sul sito di Bazzano?

Il fattore determinante è stata la disponibilità di biomasse solide presenti nel territorio in forma di sottoprodotti di legno vergine, che derivano sia da manutenzione di boschi e lavorazioni forestali, sia dall’agricoltura. Rispetto a molti altri progetti analoghi, quello di Bazzano si caratterizza per un aspetto: la valorizzazione di biomasse che abbiamo stimato essere disponibili in quantità maggiori rispetto ai fabbisogni dell’impianto.Vede, il nostro progetto viene da molto lontano: da anni di studio del territorio e delle sue potenzialità agroforestali. MA&D Spa, che ha curato lo sviluppo del progetto e dell’iter autorizzativo, ha basato le proprie stime su tutta una serie di studi sulla disponibilità di biomasse in Abruzzo e in provincia di L’Aquila. Ne voglio ricordare due in particolare: un primo studio del 2008, focalizzato sulla provincia dell’Aquila, ed una ricerca, realizzata da Agricolsulting e molto ben fatta, riguardante invece tutto l’Abruzzo. Non avremmo potuto fare diversamente: senza un attento studio di filiera non avremmo mai potuto definire la potenza ottimale della centrale né stabilirne l’ubicazione. Cosa ancor più importante, non avremmo mai avuto la certezza di poterla alimentare in modo costante per tutta la sua durata (NdR: 20 anni almeno, periodo che coincide con quello di erogazione della cosiddetta tariffa omnicomprensiva ex D.M. 6 luglio 2012).

Gli studi propedeutici non potevano che essere molto accurati: il bacino di approvvigionamento di biomassa entro cui è posizionato l’impianto (NdR: 70 km in linea d’aria dai confini amministrativi del Comune di L’Aquila) era parso subito particolarmente ricco di “carburante” ma eravamo tutti consapevoli che avremmo dovuto creare quasi dal nulla una vera e propria “filiera” che consentisse all’impianto di poter essere alimentato in modo costante, con un prodotto rispondente a determinati requisiti qualitativi, ma senza indurre impatti negativi, ad esempio, sulla gestione della risorsa boschiva, senza “stressare” i fornitori e con una particolare attenzione anche ai costi della logistica.

Sull’approvvigionamento della centrale i pareri sono molto discordanti. Ad esempio, c’è chi sostiene che con la sua necessità di 54.500 t/anno l’impianto di Bazzano interferirebbe con i bacini di approvvigionamento di altre centrali a biomasse già autorizzate: quelle di Collarmele, Ortucchio e Avezzano, ad esempio, richiederebbero tutte assieme una disponibilità complessiva di oltre 500.000 t/anno di biomassa nella sola provincia aquilana.

L’indicazione di 500.000 t/anno di biomassa disponibile in provincia dell’Aquila mette assieme diverse tipologie di biomassa e la ritroviamo anche nell’ordine del giorno votato di recente dal Consiglio Comunale dell’Aquila. Vediamo ora i numeri veri partendo da una considerazione: la centrale di Bazzano non userà solo biomassa che proviene dai boschi, ma anche sottoprodotti che provengono dall’agricoltura, dalla manutenzione del territorio e dalle potature di oliveti e frutteti. In totale ne consumiamo un totale di poco meno di 55.000 tonnellate di cui poco più di 24 mila arrivano dalla gestione dei boschi. Pensi che la nuova biomassa creata ogni anno dall’accrescimento naturale dei boschi è di 727.806 tonnellate ogni anno. Di tutta questa noi ne abbiamo considerata come utilizzabile solo 53.000 tonnellate anno. Siamo stati molto più prudenti dei comitati che indicano una disponibilità totale di circa 90-100.000 tonnellate anno e dello stesso Ufficio forestale della Regione avendo noi considerato una superficie boscata utile inferiore. A questa disponibilità si aggiungono i residui agricoli, le potature, i residui di campo e i prodotti generati dalla manutenzione dei boschi. La disponibilità annua, nel raggio di 70 km dai confini del Comune di L’Aquila,è di 291.331 tonnellate di biomassa.

La quantità di sottoprodotti che prevediamo di utilizzare ogni anno è pari a meno di 55.000 tonnellate: di queste il 71% deriva dalla gestione e dalla manutenzione di boschi a fronte delle 53 mila tonnellate disponibili dei boschi e le quasi 125.000 che derivano da attività di gestione delle foreste e del territorio.

Il fabbisogno del nostro impianto si inserisce in un segmento di biomassa che finora non è stato utilizzato e non si sovrappone alle necessità di approvvigionamento di altre filiere come, ad esempio, l’industria del legno. Quanto alla possibilità che possa determinarsi un “effetto cumulo” tra le necessità del nostro impianto e quello delle altre centrali autorizzate in Abruzzo, c’è da tener presente che si tratta d’impianti che sfruttano tecnologie diverse e con fabbisogni diversi per tipologia. Ad oggi gli impianti a biomassa vegetale solida autorizzati dalla Regione Abruzzo sono 6. Di questi 6, quello realizzato nel Comune di Ortona della potenza di 15MWe utilizza sanse e vinacce. I megawatt autorizzati per impianti a biomassa vegetale solida sono 16 e, considerando un potere calorifico medio della biomassa pari a 2.583 Kcal/Kg, il fabbisogno globale degli impianti a biomassa vegetale solida è di 178.000 tonnellate di biomasse per tutte le centrali autorizzate. Tra queste c’è l’impianto a gassificazione di Colonnella, da circa 6 MW elettrici: se mai verrà realizzato attingerà biomassa simile a quella del nostro impianto da un bacino che insisterà in prevalenza nelle province di Ascoli Piceno e Fermo. Quanto alla effettiva disponibilità di biomassa nel bacino della centrale di Bazzano, non coincidente con quello di altri impianti, esiste una disponibilità di 291.000 tonnellate. L’impianto di Bazzano ne utilizzerà circa 55.000. Con riferimento, invece, alle altre centrali che sono in attesa di autorizzazione, in molti casi gli impianti andranno ad attingere a segmenti di prodotto/sottoprodotto diversi da quelli previsti per l’impianto di Bazzano o in bacini territoriali che non coincidono con quello del nostro impianto. Di questi elementi e della sostenibilità della nostra filiera si è tenuto conto in fase autorizzativa il cui iter non è stato affatto “semplificato” ma, al contrario, è stato molto articolato ed ha visto la partecipazione di numerosi enti e a vari livelli territoriali.

Futuris spa e il territorio. Come pensate di vincere la diffidenza dei cittadini e creare consenso intorno al vostro progetto imprenditoriale? (fine terza parte – continua lunedì)

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