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L’Aquila nell’economia della conoscenza Lo sviluppo delle pmi all’interno del sistema universitario e dei centri di ricerca

La provincia dell’Aquila vive un momento di difficoltà del quale hanno ormai preso coscienza tutti, di ogni fronte politico e di ogni provenienza sociale, e a nulla varrebbe, come è accaduto fin nei tempi più recenti, fingere che la ripresa sia dietro l’angolo.              L’angolo è lontano, almeno ad oggi, perché non c’è coesione intorno ad un obiettivo e ad un progetto. Confindustria dell’Aquila non è nuova a certo genere di appelli, come non è nuova alla progettazione del futuro, e non ha paura di guardare lontano.

Nell’epoca attuale non bastano più due mosse concordate con Roma – che per L’Aquila non è più la sede di tutti gli affari come lo è stata negli anni addietro, quelli del boom economico e delle grandi imprese piovute dal cielo – per decidere che una, due o tre fabbriche non chiudano più i battenti, anzi, deliberino nuove assunzioni… E Oliit, Kidco Services, Finmek, Finmek Solutions, Lares Tecno sono lì a dimostrarlo. E’ il momento in cui o si mette mano alla progettazione di uno sviluppo strutturale, o non ci sarà futuro, a meno che non si creda di poter resistere con le rendite e l’impiego pubblico come accade adesso.

Confindustria L’Aquila già nel luglio 2002 ha presentato ufficialmente un progetto di sviluppo del territorio (L’Aquila Città della Ricerca) che ha sottoposto all’attenzione delle forze politiche, rappresentanze sociali e Istituzioni. Progetto che è stato – ed è – perseguito con caparbia determinazione, in quanto programma dell’ormai quadriennale mandato dell’attuale Presidente Gaetano Clavenna.

 

Un progetto: da dove cominciare

Il progetto L’Aquila Città della Ricerca ha preso le mosse dall’esame statico delle potenzialità del territorio, cioè: polo universitario, salubrità dell’ambiente, basso tasso di criminalità, disonibilità di aree per nuove industrie, centro di ricerca dell’ex polo elettronico, Parco Scientifico e Tecnologico, Laboratorio di Fisica Nucleare, ambiente meta di turismo storico culturale e naturalistico, sistema Parchi, agricoltura e lavorazione dei prodotti tipici, artigianato, clima sindacale disteso, ambiente sociale e spessore del tessuto associazionistico. Inoltre la tradizionale politica moderata del capoluogo  – e dell’intera regione – insieme ad un clima provinciale e rurale hanno disegnato i contorni di un ambiente che ha favorito, se non altro per motivi di occupazione, il mondo dell’impresa nonché una certa flessibilità dell’intero sistema economico. I rapporti con il sindacato, visto come interlocutore affidabile e fattivo, ben collegato al mondo politico regionale forse più degli industriali, sono sempre stati buoni e distesi nonché improntati al progresso sociale e civile, e i contratti siglati da grandi imprese come Honda o i Patti Territoriali vecchi e nuovi sono esempi di come i lavoratori siano stati coinvolti nell’azienda secondo schemi di tipo post-fordita.

L’Aquila città della ricerca apre una nuova era, rompe con gli schemi del passato e riprogetta la provincia secondo uno schema nuovo: lo sviluppo industriale delle pmi e dei sistemi produttivi regionali all’interno del sistema universitario e dei centri di ricerca.

 

 

L’economia della conoscenza

L’innovazione di prodotto verso la quale sono ormai orientate le imprese è legata non più all’acquisto di nuove macchine ma alle elaborazioni progettuali, alla ricerca di laboratorio, alla scoperta di nuovi materiali e componenti, all’acquisizione di nuove competenze, alla ricerca di nuovi partnerships tecnologiche regionali e internazionali.

Questo tipo di innovazione chiede di fare un salto in avanti e di superare quelli che sono stati fino ad oggi gli “ingredienti” per un’azienda sana – conoscenze specialistiche possedute dai lavoratori e dagli imprenditori attraverso il lavoro sul campo, capacità di problem solving e di spinta sul mercato – per arrivare alla creazione di nuove forme di relazioni che consentano non solo l’accesso delle imprese a fonti di conoscenza avanzate, ma anche e soprattutto, l’immissione di tali conoscenze nel sistema aziendale e nei sistemi produttivi (economia della conoscenza).

Dunque, emerge ormai con evidenza che la dimensione locale è oggi assunta come fondamento di una nuova fase di politica dello sviluppo, non più affidata al solo intervento centrale ed alla disponibilità di finanziamenti, pur necessari a superare esternalità negative consolidate, ma basata su una crescente responsabilizzazione ed un più alto livello di cooperazione fra tutte le forze economiche, politiche e sociali di un’area territoriale.

Di questo processo di maturazione, le Università sono senza alcun dubbio da considerarsi tra i soggetti protagonisti in quanto depositarie di risorse che sono essenziali in una strategia di sviluppo che voglia garantire reali e durature capacità di crescita e di rafforzamento della competitività delle economie locali.

Insomma, aprire il sistema alla collaborazione con altri soggetti pubblici e privati, di livello locale, nazionale ed internazionale è una necessità propria dell’Università ma, e soprattutto, una straordinaria opportunità per contribuire all’avvio di un processo di crescita del tessuto sociale ed economico dell’intera area locale di riferimento.

 

L’Aquila Città della Ricerca

Creare un Polo Universitario (nel quale dovranno convergere subito Avezzano e Sulmona) con centri di eccellenza e di ricerca collegati al mondo dell’impresa significa poter lanciare l’economia della provincia, e con un impegno più ampio dell’intera regione, in una realtà nuova nella quale il trasferimento tecnologico, la cessione dei risultati, lo spin off accademico, la formazione mirata di nuove figure e nuove competenze, porterà L’Aquila (e L’Abruzzo) a competere sul mercato nazionale ed internazionale.

In questo quadro non deve sfuggire che si prospetta anche la  soluzione di uno dei problemi più antichi e penalizzanti per L’Aquila: il mancato radicamento delle grandi aziende e dei livelli manageriali (i manager all’Aquila hanno imparato e poi se ne sono andati a riportare e ad investire altrove la conoscenza acquisita) nonché degli uomini di intelletto e di studio. Il capoluogo resta un punto di passaggio nel quale la gente viene, consuma qualche pasto, paga qualche affitto e se va senza lasciare traccia, decisa a tornare forse per qualche weekend self service. Creare le premesse perché il professore o lo studente decidano di vivere qui con tutta la famiglia (magari perché impiantano un’impresa grazie alle competenze acquisite), perché si crei un turismo congressuale conseguente all’organizzazione universitaria o scolaresco in visita per es. al Laboratorio di Fisica Nucleare del Gran Sasso, perché si inneschi un meccanismo per il quale la gente non viene all’Aquila solo per prendere una boccata d’aria buona, è fondamentale per una inversione di rotta: la popolazione deve aumentare aumentando il bacino di utenza dei servizi e dei prodotti, e non diminuire come sta accadendo già da qualche anno.

Certo è che intorno ad una L’Aquila Città della Ricerca nella quale le relazioni tra Università, ricerca e imprese si sono delineate in modo da avere un grande impatto sul sistema economico, nascono servizi, indotto, alberghi, ristoranti, turismo di più generi… nasce una città vera:  i nostri giovani e i nostri cervelli non fuggiranno a Bologna o a Berkley perché qui avranno le stesse, o di più, opportunità, cedendo a loro volta nuovo humus per le generazioni e lo sviluppo futuri.

Insomma, partnership internazionali per l’eccellenza, alleanze con altre Università e centri di ricerca italiani e stranieri, partecipazione a comitati e associazioni internazionali di università tecniche, un punto di trasferimento tecnologico tipo Acceleratore di Impresa, facoltà scientifiche del tipo Politecnico, un nuovo Istituto Tecnico, nuovi corsi di Laurea e post laurea, nuove  specializzazioni tutte rientranti nella rosa delle esigenze delle imprese, una società tra Università, Cnr ed Enea assieme alla Camera di Commercio, Unioncamere, associazioni imprenditoriali, associazioni sindacali e sistemi locali destinata ad essere un centro di coordinamento e di sviluppo delle attività che Università ed Enti di ricerca decideranno di sviluppare in modo comune per promuovere l’offerta “pubblica” della ricerca.

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