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L’Aquila. Nasce il distretto turistico del Gran Sasso: sarà il primo montano in Italia

La costituzione del distretto turistico del Gran Sasso è giunta a un punto di svolta.
Domani – mercoledì 20 maggio – all’Aquila, in una conferenza dei servizi che si svolgerà all’Auditorium del Parco, i sindaci dei Comuni che già hanno sposato il progetto, insieme alla Regione e all’Agenzia del Demanio, sottoscriveranno l’accordo che definirà l’ambito politico e istituzionale del distretto e ne traccerà anche i confini e la perimetrazione.
Sono 60  i Comuni che hanno aderito all’iniziativa, sparsi su tre province: L’Aquila (la gran parte), Teramo e, solo marginalmente, Pescara.
Sarà il direttore generale del Mibact Onofrio Cutaia a ratificare l’intesa, che, una volta siglata, dovrà essere trasmessa al ministero per l’istituzione formale del distretto, la cui nascita era già stata “battezzata”, nel novembre scorso, dal ministro Dario Franceschini in un incontro svoltosi a S. Stefano di Sessanio.
Qualche giorno fa, l’assemblea generale ha eletto i sette membri che andranno a comporre il comitato direttivo.
Il presidente del distretto sarà Claudio Ucci, attuale coordinatore della Dmc Gran Sasso Laga; insieme a lui ci saranno Alfonso D’Alfonso, della Dmc Gran Sasso d’Italia, L’Aquila e Terre Vestine; il sindaco di Castel del Monte, Luciano Mucciante, in rappresentanza dei sindaci dei Comuni; il presidente del Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga Arturo Diaconale; il presidente dell’associazione Gran Sasso Anno Zero Federico Bologna; Rodolfo Ludovici, in rappresentanza delle amministrazioni dei beni separati di uso civico; e infine Massimo Moreni, imprenditore agricolo del pescarese.
Quello del Gran Sasso sarà il primo distretto turistico montano d’Italia.
Fino all’anno scorso, infatti, i distretti turistici erano una prerogativa delle zone costiere. Una recente modifica della normativa ne ha reso possibile l’istituzione anche nelle aree interne.
Nati dal tentativo di applicare in ambito turistico il modello di integrazione tipico dei distretti industriali,i distretti turistici sono, a livello giuridico, soggetti misti, composti da enti pubblici e imprese private che collaborano per pubblicizzare e valorizzare un territorio e favorirne lo sviluppo.
Mediante l’adozione di contratti di rete e l’accesso a varie forme di agevolazione, tra cui sgravi fiscali, i distretti puntano a creare reti di relazioni nella consapevolezza che, per rilanciare un’offerta turistica che possa rispondere alle esigenze sia del mercato nazionale che di quello internazionale, sia necessario “fare sistema”.
Nel concreto, questo vuol dire mettere a disposizione servizi più efficienti e meglio organizzati; tutelare giuridicamente le imprese, rendendo più agevole la possibilità di ottenere accesso al credito, di investire e di intrattenere relazioni vantaggiose con le pubbliche amministrazioni.
Un altro valore aggiunto dei distretti, infatti, risiede nel loro essere zone a burocrazia zero, nelle quali sono messi a disposizione delle imprese sportelli unici di coordinamento delle attività delle agenzie fiscali e dell’Inps e di front-office per altri procedimenti di competenza delle amministrazioni statali.
Quello del Gran Sasso, come detto, sarà un progetto pilota.
Nello specifico, come ha detto più volte l’assessore regionale alle Attività produttive Giovanni Lolli, si tratterà di rendere il comprensorio del Gran Sasso attrattivo non solo nei mesi invernali ma 365 giorni l’anno. Come? “Confezionando un prodotto che, tra le diverse attività, regali al turista un’esperienza emozionale e di vita”. Puntando, insomma, a un’offerta di attività ricca e variegata; alla dotazione di infrastrutture (impianti di risalita, strade, sentieri, aree camping attrezzate ecc.) moderne, accessibili e funzionanti; alla valorizzazione del patrimonio storico, architettonico e artistico insieme a quello enogastronomico; alle sinergie da instaurare con un istituto unico al mondo come i Laboratori Nazionali di Fisica Nucleare.  
Per quanto riguarda le risorse, il distretto potrà puntare su varie forme di finanziamento. Alcune di queste sono già attingibili e sono i fondi Fas (circa 2,5 milioni di euro, che verranno spesi in gran parte per il recupero di sentieri e rifugi); i fondi della ricostruzione destinati alle attività produttive (il famoso 5% della delibera Cipe 135); i 9 milioni di Invitalia destinati ai Comuni del Cratere con la formula del de minimis (con un tetto massimo di 200mila euro e contributi a fondo perduto fino all’80%); i 3 milioni, stanziati sempre dopo il terremoto, per l’agroalimentare.
Ulteriori risorse saranno poi reperibili dai fondi europei, i Fesr (Fondi Europei di sviluppo regionale) e i Fears (quelli per lo sviluppo agricolo e rurale).
Da www.news-town.it

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