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L’Aquila: il processo breve produce prescrizione ma non miracoli

Per fare una riforma come quella del ‘processo breve’ e per evitare una prescrizione indiscriminata e massiccia dei procedimenti, si dovrebbero quanto meno adeguare gli organici degli uffici giudiziari.

 

E’ questo, in estrema sintesi, quanto sostenuto dai vertici delle Corti d’Appello de L’Aquila e di Venezia ascoltati oggi dalla commissione Giustizia della Camera sugli impatti che potrebbe avere la riforma del processo breve sul sistema giudiziario.
In particolare, il presidente della corte d’Appello dell’Aquila Giovanni Canzio invita a non credere che la prescrizione processuale (a cui si arriverebbe con l’applicazione del provvedimento sul ‘processo breve’) possa produrre “effetti miracolistici” sulla durata del processo senza che si realizzi anche una più razionale distribuzione delle risorse umane e non si affronti il problema dell'”insufficienza quali-quantitativa del personale amministrativo”.
Non si dovrebbe quindi prescindere anche dalla “semplificazione e informatizzazione dei servizi di comunicazioni e notificazioni”. E da interventi finalizzati a semplificare le motivazioni delle sentenze.
Insomma, osserva il presidente della corte d’Appello di Venezia Manuela, Romei Pasetti, il cosiddetto ‘processo breve’ dovrebbe essere preceduto “da indispensabili riforme” sia sotto il profilo sostanziale, sia sotto quello organizzativo. E tra le priorità, il magistrato veneto individua la “revisione della geografia giudiziaria”, tenendo conto di alcuni parametri come, ad esempio, quelli dei flussi dei singoli uffici e del rapporto numerico tra magistrati e popolazione. A Venezia, ad esempio, ricorda la Romei Pasetti, l’organico attuale è di un consigliere ogni 95.892 abitanti. Mentre a Milano uno ogni 48.206 cittadini e a Roma uno ogni 31.924.
Il “paradosso” della riforma cara al Pdl, sottolinea Canzio, è che oltretutto si mortificherebbe quanto fatto finora dagli uffici giudiziari “più responsabili” su questioni come la “fissazione dei criteri di priorità” nella trattazione dei processi. In più, con la prescrizione processuale di migliaia di processi che si verrebbe a creare, lieviterebbero gli indennizzi previsti dalla legge Pinto “i cui importi potrebbero essere destinati al miglioramento della situazione strutturale degli uffici giudiziari”.
Così com’é, insomma, e senza che venga accompagnato da adeguate riforme e riorganizzazioni del settore, conclude Canzio, il provvedimento non funzionerebbe. Ed è molto probabile, avverte il magistrato, che il ddl “non superi indenne lo scrutinio di costituzionalità né quello di coerenza con i principi della Convenzione Ue per i diritti dell’uomo”.
Come minimo, conclude il presidente della Corte d’Appello de L’Aquila, sarebbe meglio avviare prima un adeguato periodo di sperimentazione “per almeno 8/12 mesi” in una piccola realtà territoriale per capire davvero gli effetti che si potrebbero produrre.

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