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L’Aquila, il coraggio di decidere dei Giovani dell’Ance Abruzzo: intervista a Federico De Cesare

Le costruzioni rappresentano il più importante dei settori industriali. in termini di numeri porta con sé ben 80 settori merceologici collegati e, se il comparto edile ripartisse, trascinerebbe con sé l’intera economia. E allora perché si è cessato di investire nell’edilizia? Laddove edilizia oggi ha un significato nuovo, indica riqualificare e mettere in sicurezza il patrimonio, quello immobile come quello ambientale? Il Territorio va presidiato, non solo protetto ma implementato nel suo valore intrinseco con progetti specifici su scala nazionale e locale – dice il Presidente Federico De Cesare a margine della II ConventionIl coraggio di decidere dello scorso 3 dicembre, organizzata dai Giovani Ance che egli rappresenta dal maggio 2013.

Federico De Cesare

Federico De Cesare

E fu profetico lo scorso anno quando disse “auspichiamo che vengano fatti investimenti corposi per mettere in sicurezza il territorio e scongiurare catastrofi”: i fatti di Genova misero in luce quanto costruttori e politica, in questo momento, siano poco allineati sugli stessi obiettivi. “Non è ammissibile che nel 2014, quasi 2015, avvengano tragedie di tale portata a causa dell’ignavia e dell’indifferenza che albergano in luogo della necessità di mettere in sicurezza il territorio” – sostiene di fronte ad una platea di imprenditori e di rappresentanti delle massime Istituzioni – “cito un dato per tutti: il Principato di Monaco ha le medesime caratteristiche morfologiche dei territori liguri colpiti dai tristi eventi catastrofici, eppure, nonostante lì insistano una concentrazione di cemento ed una densità di costruito da record, non si verificano né alluvioni né frane. Il motivo è semplice: milioni di euro investiti per la messa in sicurezza del territorio”.

Al termine del dibattito – al quale hanno preso parte tra gli altri Giovanni Lolli, Vice Presidente e Assessore alle Attività Produttive della Regione Abruzzo, Nazario Pagano, Past President Consiglio Regionale Abruzzo; Angelo De Cesare, Vice Presidente Nazionale ANCE; Gianni Di Cesare, Segretario Generale CGIL Abruzzo; Francesco Scoppola, Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesagistici dell’Abruzzo – Federico De Cesare in qualità di Presidente dei Giovani Ance ha approfondito il discorso.

Lei crede che l’origine di molti mali sia nella cattiva gestione politica?

Non in assoluto, ma le decisioni sulla pianificazione economica e sullo sviluppo devono essere assunte a livello governativo, noi possiamo solo dare stimoli e indicare la strada

Sappiamo con certezza che ogni imprenditore è costretto ad adottare quotidianamente decisioni coraggiose, a volte anche sofferte, per tenere dritta la barra e garantire il prosieguo della propria attività. E lo fa senza potersi avvalere di alcun manuale su cui consultare la ricetta. Lo fa in tutta solitudine, potendo contare solo sul proprio intuito e sentendo forte sulle proprie spalle il peso della responsabilità.

Ebbene, dalla politica ci aspettiamo lo stesso coraggio. Mai come in questo momento abbiamo avuto bisogno di una politica che abbia un’ampia visione delle cose, che sia forte. Necessitiamo di una classe politica che esprima una significativa personalità, capace di mettere in campo idee straordinarie, nel senso etimologico del termine. Non possiamo più permetterci di avere nelle Istituzioni personaggi abituati a dire “non è di mia competenza” e a lavarsi le mani.

Quali sono i requisiti di un buon politico?

Un buon politico deve avere buone idee, deve avere il coraggio di  perseguirle, l’autorità  di  imporle.  Sappiamo  bene  che la responsabilità  istituzionale, in  questo momento, non è facile ma questo non può diventare un alibi. Sicuramente un politico non deve essere un burocrate: non possiamo accettare che prevalga la linea dei burocrati e della burocrazia piuttosto che le idee programmatiche di chi è chiamato ad amministrare.

Non basta affermare che la crescita non si fa per decreto, lo sappiamo bene che la crescita la fanno le imprese e i lavoratori, ma proprio per questo vogliamo essere messi in condizione di crescere. L’attività imprenditoriale richiede stabilità, ottimismo e certezza, è difficile intraprendere quando aumentano i rischi impropri, cioè quelli legati all’instabilità politica e normativa, quando l’accesso al credito è limitato, il mercato del lavoro è bloccato, il costo del lavoro è esagerato, la pressione fiscale raggiunge livelli record, anzi direi di confisca per chi paga le tasse onestamente.

Crescita e credito possono tornare ad incrociarsi e in quale modo?

Sono assolutamente complementari e non si può tenerli separati come invece sta accadendo: bisogna ridurre il debito con una profonda crescita, diversamente ci arrendiamo ad una rovinosa e inevitabile discesa. Per questo lo stesso coraggio che chiediamo oggi alla politica lo chiediamo anche al sistema creditizio.

Gli istituti di credito dovrebbero capire che non riprendere ad erogare mutui a chi ha intenzione di acquistare casa, non concedere finanziamenti, mantenere i tassi di interesse passivi incredibilmente alti significa imbrigliare il sistema produttivo, imbrigliare le imprese e dunque disinnescare quel circolo virtuoso di cui anche gli stessi istituti di credito beneficerebbero.

E’ fondamentale che le banche smettano di far fede esclusivamente sui freddi numeri dei rating e si soffermino di più sui cosiddetti requisiti reputazionali da cui veramente si evince l’affidabilità e la serietà di un’impresa.

Sappiamo benissimo che ci sono e ci sono stati sedicenti imprenditori che hanno “sgarrato” ma siamo convinti che non per questo il nostro sistema produttivo meriti di essere valutato come poco affidabile e per questo colpevolizzato. Se sostiene una pressione fiscale in toto calcolabile fino al 70% avrà pure qualche diritto che paga molto caro. A tal proposito un ruolo fondamentale è svolto dagli istituti di credito locali che in questa regione, purtroppo, sono venuti quasi tutti meno ,ad eccezione dalla Carichieti che assolutamente non dobbiamo farci scippare.

Più che di fronte ad una crisi siamo nel mezzo di un cambiamento che sta stravolgendo il mondo, difficile una ricetta.

Rischio di sembrare retorico, ma credo che usciremo dal guado solo quando avremo più coraggio, in primis coraggio da parte dello Stato di credere nelle imprese almeno nella misura pari alla pressione fiscale: dall’abbassamento della pressione fiscale, all’abbassamento del costo del lavoro, agli investimenti in piccole e medie opere … coraggio da parte dei giovani di restare a fare impresa in Abruzzo e in Italia che non significhi fare karakiri, coraggio da parte delle banche. E’ un’equazione dalla quale non si può scappare: più impresa, più lavoro, più benessere. Dobbiamo tirare fuori il coraggio di restituirci il futuro.

AGEA

L’Aquila, 3 dicembre 2014

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