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L’Aquila: governo cala la scure su assistenza post-sisma

 

Signore e signori aquilani e del cratere, il terremoto è finito. L’assistenza è un lusso che questa volta lo Stato italiano non si può permettere, perché, come tutti saprete c’è la crisi, e anche voi dovete fare sacrifici.

E non ci venite a fare confronti con l’Irpinia, l’Umbria e il Molise, che erano terremoti capitati in tempi di vacche grasse. Del resto qui vi abbiamo fatto delle C.A.S.E. bellissime, con tanto di spumantino in frigo, mica vi abbiamo dato bui e freddi container…Al di là dell’ironia: il governo, segnatamente il ministro Temonti, qualcuno dice sotto il diktat della Lega Nord, avrebbe intenzione di tagliare il 90% i fondi per l’assistenza post-sismica, da 300 milioni di euro a 30 milioni di euro. Lo ha confermato davanti ad una basita assemblea cittadina un imbarazzato Roberto Petullà, alto dirigente della Sge,  la struttura commissariale per la gestione dell’emergenza postsismica. E’ stato obiettato in assemblea che gli assistiti non sono diminuiti in proporzione, e con i tempi lunghi della ricostruzione non diminuiranno neanche l’anno prossimo. E parliamo di 22.224 persone nel progetto Case, Map, in affitto concordato, nel fondo immobiliare, 667 persone in albergo e nella caserma della guardia di Finanza, oltre 12.000 persone che ricevono l’assegno mensile di autonoma sistemazione. E si presume che non diminuiranno nemmeno in tempi brevi i costi notevoli della macchina commissariale che gestisce l’assistenza, compresi gli stipendi invidiabili dei vertici e consulenti. E allora che ci si fa, con il 90% dei fondi in meno? Ha chiesto una signora del pubblico. Roberto Petullà ha allargato le braccia e ha ammesso: ”Ci si fa ben poco”. Ed è per questa ragione che il vice-commissario Antonio Cicchetti in questi giorni a Roma sta facendo pressioni per ottenere i fondi adeguati. Anche alla luce dei tagli imminenti si spiega la necessità, impopolare , da parte del Comune dell’Aquila di introdurre canoni d’affitto al progetto Case e Progetto Map. Si agirà comunque con i guanti di velluto, ha rassicurato l’assessore Fabio Pelini. Si pensa ad un canone d’affitto di 3,5 euro a metro quadro per chi prima del sisma stava in affitto. Poche decine di euro per chi è proprietario di casa inagibile. Per senso di tetragona equità bisognerà poi ridurre in proporzione l’assegno di autonoma sistemazione. Non si terrà conto delle differenze di reddito, apparte per chi aveva una casa popolare. Un cassintegrato e un precario con prole pagherà lo stesso affitto di un notaio di grido o di un imprenditore che si sta arricchendo con la ricostruzione. Un morto di fame perderà il Cas, che sarà mantenuto da un terremotato milionario. Fa riflettere poi  la ragione per cui si considera necessaria l’introduzione di un canone d’affitto: il Comune ( e il Governo ) non hanno più soldi per la gestione dei quartieri del CASE, che costa 4,8 milioni l’anno preventivati anche per il 2012. Costi cosi’ ripartiti: 600mila euro per costi di gestione, 3 milioni per per la manutenzione ordinaria, 1,2 milioni per la manutenzione straordinaria, compresi i continui guasti e difetti non più a carico delle ditte costruttrici.

Fonte: abruzzo 24 ore

 

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