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L’Aquila: firmata convenzione fra Confindustria e Università

Un organismo paritetico permanente gestirà la collaborazione in materia di formazione, tesi di laurea, progetti di ricerca, partnerariato sui bandi comunitari.

Qual è l’aspetto che ritiene più importante della convenzione?

La Convenzione tocca molteplici ambiti: dalla formazione al placement, dalla ricerca allo sviluppo congiunto di progetti anche imprenditoriali. Ma l’aspetto più importante mi sembra proprio la decisione di individuare vari spazi di incontro all’interno dei quali sviluppare, insieme, progettualità e iniziative volte al coinvolgimento di studenti, imprenditori, manager e docenti.

 

Si sta realmente riducendo la distanza tra mondo delle imprese e università? Questo migliorerà l’accesso al mercato del lavoro per i giovani?

L’avvicinamento tra mondo delle imprese ed atenei è un fenomeno in atto già da tempo anche se con forme diverse nelle varie regioni d’Italia. Questo processo è senz’altro positivo anche in funzione di un più agevole accesso dei giovani nel mercato del lavoro e non solo perché i laureati hanno più occasioni per mettersi in mostra, ma anche perché è possibile per imprese e mondo universitario sviluppare insieme progetti che aumentano anche l’offerta lavorativa.

 

Qual è il ruolo dell’Università dell’Aquila prima e dopo il terremoto nel tessuto economico del territorio?

Un Ateneo svolge sempre un ruolo centrale, per molteplici ragioni, per la crescita del territorio di riferimento, sia per il movimento economico che già la sola presenza di studenti è capace di attivare, sia per la crescita culturale ed economica del territorio medesimo. Al tempo stesso dobbiamo riconoscere che, anche a L’Aquila, l’incontro fra realtà territoriali ed Ateneo non è sempre stato dei più felici. Le ragioni sono molteplici e le responsabilità vanno equamente divise. Ma, riconosciuti anche i limiti del mondo accademico, devo parimenti sottolineare che in particolare i soggetti istituzionali pubblici non sempre dimostrano di comprendere appieno le grandi potenzialità interne ad un Ateneo. E, a questo proposito, intendo far riferimento anche al ruolo che l’Ateneo può e deve giocare nella ricostruzione della città. Il successo della ricostruzione sarà intimamente connesso con la capacità dei soggetti istituzionali pubblici di coinvolgere anche l’Ateneo nei relativi progetti: il successo (o il fallimento) della ricostruzione va di pari passo con il successo dell’Ateneo e viceversa.

L’Università italiana e le riforme. Che cosa bisogna ancora cambiare per rendere l’università più vicina alle esigenze reali del paese?

L’Italia ha bisogno di riforme volte alla rimozione di posizioni di rendita (se non parassitarie) sia nel settore pubblico che in quello privato. Il sistema economico italiano soffre di un basso tasso di concorrenzialità, ma è fatto notorio che è l’intreccio di interessi interni al capitalismo italiano a “bloccare” il sistema. E’ dunque proprio sul lato dell’intreccio (e del conflitto) di interessi che bisogna con più coraggio agire, perché tramite questa strada è possibile sbloccare risorse ingenti e vitalità nuove. E gli investimenti non possono che essere destinati alla formazione: i paesi più avanzati già da alcuni anni hanno dimostrato che la risposta alla crisi deve avvenire con investimenti crescenti in formazione e cultura, ma purtroppo il nostro paese si è indirizzato in senso opposto. Ed infatti riforme, anche quella dell’Università, sono avvenuta tramite “tagli” o “a costo zero”!

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