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L’Aquila, farmaceutica: Menarini compie 150 anni ma c’è aria di crisi

 

Negli ultimi dieci anni in Italia la spesa farmaceutica è diminuita del 5%; la spesa sanitaria, invece, è aumentata di 52 punti percentuali. Questi i dati più importanti venuti fuori nello studio sul valore strategico della produzione farmaceutica

presentato all’Aquila nel corso del seminario «Produzione farmaceutica, Abruzzo come Italia: un modello di successo a rischio?». La tavola rotonda è organizzata in occasione dei 125 anni del Gruppo Menarini. Nell’illustrazione dei dati, il direttore generale del Censis, Giuseppe Roma, ha dichiarato che «il sistema delle fabbriche rischia di saltare», mostrando ai presenti le slide dell’indagine in cui vengono messe in luce le criticità del sistema industriale-farmaceutico che, a suo dire, «comunque rimane uno dei settori di punta dell’industria del Paese».
“È necessaria una sana gestione della spesa farmaceutica, che sappia trovare un equilibrio tra la riduzione della spesa e la difesa degli stabilimenti». Lo ha detto il direttore generale della Menarini-manufacturing, Carlo Colombini, che ha rivolto un appello ai politici, ricordando che «il settore è di successo. Governo e Regione – ha affermato – dovrebbero, a fronte del contenimento della spesa farmaceutica, prestare attenzione alle conseguenze che potrebbero esserci sotto il profilo occupazionale. Iniziamo a sentire scricchiolii nonostante il nostro comparto mostri ancora segni positivi. Ma il rischio crisi c’è e va prevenuto». La produzione farmaceutica stimata per lo stabilimento di Menarini L’Aquila nel 2011 è di 71 milioni di pezzi e 1,25 miliardi di compresse di cui il 70 per cento è destinato al mercato italiano e il 30 per cento al mercato estero. Quello del capoluogo è il sito produttivo italiano più grande del gruppo Menarini, che all’indomani del sisma del 6 aprile 2009 si è riattivato in tempi record. «In due settimane ci siamo rimessi in piedi», ha ricordato Colombini.

Il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, ha partecipato stamane alla tavola rotonda «Produzione farmaceutica, Abruzzo come Italia: un modello di successo a rischio?», promossa dal gruppo Menarini in occasione dei 125 anni di attività, all’interno degli stabilimenti Dompè, all’Aquila. Dall’incontro è emerso un quadro dell’attività farmaceutica in chiaroscuro: grandi potenzialità, settore leader del manifatturiero per ricerca, innovazione, occupazione (con i suoi 25 mila addetti interni ed altri 32 mila nell’indotto) ed export (60 per cento della produzione) ma in deficit di investimenti. Il Governatore Chiodi, anche in veste di Commissario ad acta per la Sanità, ha ricordato che l’Abruzzo è una delle cinque regione italiane che spende di più in farmaci, con un trend cresciuto dal 2008 del 2,7 per cento. «Se abbiamo un bilancio di 2 miliardi ed 800 milioni di euro – ha puntualizzato – ben 2 miliardi e mezzo purtroppo vanno a coprire le spese sanitarie, intendendo sia quelle ospedaliere che farmaceutiche. Il margine da destinare alla crescita, dunque, è molto limitato». Ha rammentato altresì che dal suo insediamento si è riusciti a raggiungere un equilibrio nei conti della sanità, importantissimo quanto inaspettato per una regione che solo nel 2005 aveva prodotto 450 milioni di euro di disavanzo. Ha citato poi, come best practice, al fine di razionalizzare la spesa farmaceutica, il metodo dell’accentramento delle forniture, attraverso gare al ribasso che consentono di raggiungere notevoli economie di scala. «Ci troviamo tra l’incudine ed il martello – ha riconosciuto poi nel corso del dibattito, moderato dal giornalista Bruno Vespa – Contenere i costi dei medicinali, consentendo, nel contempo, all’industria farmaceutica di essere sempre più presente ed incisiva sul territorio. In questo senso – ha fatto notare – stiamo portando avanti una convinta battaglia contro l’inappropriatezza anche prescrittiva dei farmaci (sia come durata che come dosaggio) e forte è l’attenzione degli Uffici commissariali preposti ai costi della farmaceutica». Ha assicurato, il Governatore, che per far crescere il settore, trainante per l’economia abruzzese, ma soprattutto aquilana, con i suoi cinque insediamenti farmaceutici (165 i siti produttivi in Italia), occorrono risorse «avendo già volontà ed idee». Ed ha suggerito di «concentrare gli scarsi fondi a disposizione per lo sviluppo in poche, definite, politiche strategiche che, abbandonando il mero assistenzialismo di settori non competitivi, si concentrino, invece, su produzioni d’eccellenza in grado di conquistare i mercati internazionali; come appunto la farmaceutica»

«Tagli e riduzioni di costi penalizzano l’industria farmaceutica, il rischio è la delocalizzazione dei siti industriali e, di conseguenza, la perdita di posti di lavoro». È l’allarme lanciato dal presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi. Nel sottolineare che il «messaggio è rivolto alla politica», Scaccabarozzi ha chiesto l’attivazione di un tavolo «per fare un patto che deve cambiare le regole al fine di tutelare un settore industriale che è un volano per l’economia del Paese e non un costo». Il presidente di Farmindustria ha partecipato alla tavola rotonda organizzata in occasione dei 125 anni del gruppo Menarini, moderata dal giornalista Rai Bruno Vespa, nel corso della quale sono stati diffusi i dato sulla spesa farmaceutica del 5% negli ultimi dieci anni. «Il nostro obiettivo è evidenziare il volano economico del nostro sistema industriale – ha continuato Scaccabarozzi -. Non bisogna considerare solo la spesa ma quanto può significare il taglio per l’industria farmaceutica che non deve essere vista solo come produzione ma anche come occupazione e ricerca.». Il presidente di Farmindustria ha snocciolato anche dei dati definiti «significativi»: la spesa farmaceutica è di 12 miliardi e 300 milioni di euro a fronte di 12,5 miliardi di euro come volano dell’industria, quota al quale va aggiunto l’indotto, 25 miliardi di euro è il bilancio della produzione pura e 14 in esportazione. «100 milioni di tagli negli ultimi quattro cinque anni hanno provocato il taglio di 8mila dipendenti». Il deputato aquilano del Pd, Giovanni Lolli, dal canto suo, ha sottolineato che la politica trae solo vantaggi dalla partecipazione a questi eventi «e questo in termini di conoscenza e di cultura». «ad esempio all’Aquila in pochi conoscono della presenza di un polo farmaceutico di eccellenza, bisogna considerare i tagli alla spesa farmaceutica mettendola in collegamento con il sistema industriale nel settore farmaceutico, se un sistema paese va avanti a spot finisce per aggravare i problemi. In questo caso – ha concluso Lolli – si devono verificare gli effetti che possono avere le riduzioni della spesa».

«Il settore è a rischio perchè se non vengono attuate delle mirate politiche a sostegno del comparto, potremo essere costretti a spostare le produzioni in Paesi che hanno costi più bassi». Lo ha detto Sergio Dompè, presidente della Dompè farmaceutici. Nello stesso sito della Menarini anche Dompè da 18 anni ha un insediamento produttivo dove lavorano circa 200 persone. «Le politiche regionali e nazionali devono continuare a sostenere i nuovi i vecchi insediamenti e non penalizzare il settore», ha detto ancora Dompè, il quale ha ricordato di essere «orgoglioso di aver contribuito alla rinascita del capoluogo dopo il terremoto di due anni e mezzo fa con la nostra industria. Molto c’è ancora da fare».

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