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L’Aquila. Economia in lieve crescita: ma fari puntati sulla possibile chiusura del Cresa

20160802_12112948000 i giovani disoccupati nella nostra regione, con una popolazione sempre più vecchia. E’ con questi due aspetti, antitetici e al tempo stesso estremamente significativi, che l’economia abruzzese deve convivere e cercare di sopravvivere.

A tracciare un bilancio dell’ Economia e della società in Abruzzo è stato il Cresa, centro regionale di studi e ricerche economico sociali istituito dalle camere di Commercio d’Abruzzo. Ma oggi, al GSSI dell’Aquila, non sono stati tanto i dati ad essere protagonisti, quanto le nubi che si addensano sul futuro dello stesso centro di studi regionale: una giornata che più che centrare l’attenzione sugli aspetti salienti dell’economia e della società in Abruzzo, ha inteso puntare i fari sul Cresa per evitarne la chiusura. E la presenza in prima fila di tutte le istituzioni, sindaco dell’Aquila e di Pescara con, al centro, il presidente della Regione Luciano D’Alfonso, lo testimonia.

Venendo ai dati, nel 2015 l’Abruzzo torna a sperimentare un ritorno alla crescita.

20160802_105548Nell’industria manifatturiera c’è un settore auotomotive che tira moltissimo e che ha realizzato un export notevole fra il 2000 ed il 2015. L’export automotive – in provincia di Chieti – è passato dal 28% al 46% “. Queste alcune delle cifre che il direttore Cresa, Francesco Prosperococco, rivela alla stampa. “C’è questa grossa tendenza che fa salire anche il Pil e il dato occupazionale che per il 2015 registra un +0,6% “. I punti critici,invece, emersi dal Rapporto sono nel gap generazionale dei giovani che non trovano occupazione; mancano 48mila giovani all’appello rispetto al 2009 e in totale sino al 2015 abbiamo perso 32 mila posti di lavoro; inoltre c’è un gap femminile che si sta colmando. In Abruzzo il 38% della popolazione è a rischio povertà, l’11,8% è in povertà sia nella fase di povertà assoluta sia quella relativa”

Secondo le piu’ recenti stime di Prometeia il Pil abruzzese ha segnato una variazione positiva (+1 in volume) dopo tre anni di contrazione. Rispetto a precedenti episodi di espansione ciclica – e’ stato osservato stamane nel presentare il rapporto – la ripresa produttiva appare caratterizzata da una minore robustezza, attribuibile a un minor grado di diffusione: osservando gli andamenti settoriali della produzione industriale, il numero di comparti in crescita risulta inferiore rispetto al passato: accanto al buon risultato dei mezzi di trasporto e dell’elettronica, si segnalano la positiva dinamica dell’alimentare e il recupero del tessile-abbigliamento. L’aumento delle vendite all’estero e’ stato eccezionalmente favorevole per gli autoveicoli e per i prodotti elettronici. La ripresa, inizialmente concentrata nell’industria manifatturiera, si e’ poi estesa, pur con qualche incertezza, al settore delle costruzioni. Il miglioramento del mercato del lavoro e le misure di sostegno al reddito varate dal Governo si sono riflettute favorevolmente sui consumi come sembrerebbe emergere dai dati disponibili sul fatturato delle imprese attive nella ristorazione ma anche dal miglioramento di quelle che operano nel commercio al dettaglio. Il miglioramento del mercato del lavoro – e’ stato osservato – non deve far tralasciare rilevanti questioni che ancora restano aperte, come la forte caratterizzazione generazionale della crisi, che ha visto gravare sui piu’ giovani i costi piu’ pesanti, e gli elevati persistenti tassi di disoccupazione. Per il Cresa Restano alcuni nodi di fondo. Nel 2015 l’obiettivo di evitare i rischi di disimpegno dei fondi 2007-2013 ha accelerato notevolmente il loro impiego. L’impatto di questi finanziamenti sulla crescita economica potra’ essere rafforzato migliorando la fase di progettazione e con una selezione degli interventi da parte delle autorita’ centrali e locali che privilegi gli investimenti diretti rispetto ai sussidi alle imprese, di cui da piu’ parti e’ stata lamentata la scarsa efficacia. Nel guardare ai prossimi mesi occorrerebbe soffermarsi con attenzione sul ruolo di alcuni importanti interventi di contesto che mirino a salvaguardare la fragile struttura demografica della regione: miglioramento delle misure in grado di incidere sul funzionamento dei mercati, a partire da quello del lavoro; interventi che consentano agli individui di dotarsi di capacita’ meglio remunerate sul mercato (anzitutto quelli che riguardano l’istruzione, a partire dagli istituti di ingresso come la primissima infanzia); politiche per la salute.

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