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L’Aquila: ecco il piano per la rinascita

Il 6 aprile si avvicina, sarà il terzo anniversario del terremoto – 308 morti e 1600 feriti – ma finalmente è pronto, il sindaco Massimo Cialente ci mostra il progetto e dunque si può dire ufficialmente che un’idea concreta della nuova L’Aquila esiste, nero su bianco ed è contemplata in un volumetto intitolato “Linee di indirizzo strategico per la ricostruzione della città e del suo territorio”. Libro dei sogni? Vediamo. Per capire meglio, bisogna partire da com’era L’Aquila prima del sisma. Economia ricca (39° posto nel rating dei capoluoghi italiani per depositi bancari), centro storico cuore pulsante d’Abruzzo (sede di Regione, Provincia, Comune, Tribunale, Rettorato e Facoltà di Lettere), 900 negozi, bar, ristoranti, la movida notturna, il famoso mercato ambulante di Piazza Duomo (attivo dal 1303!). Le strade, poi, supertrafficate: tutte le piazze, le chiese, i monumenti, la stessa scalinata di San Bernardino quotidianamente invase dalle auto, circa 12 mila veicoli al giorno. Ora, invece, con la città “spalmata” nelle aree periferiche (13 mila residenti nei 19 insediamenti del Progetto C.a.s.e. e circa 2.800 nei Map) il centro somiglia a un villaggio di spettri.

ISOLA PEDONALE E BICI ELETTRICHE – Ed ecco, dunque, la prima novità prevista dal piano comunale: nella L’Aquila del futuro, quando il cuore pulsante tornerà a popolarsi, “la ricostruzione del centro storico, per produrre effetti incisivi di riqualificazione, deve basarsi su un’estesa pedonalizzazione accompagnata dalla realizzazione di un sistema di parcheggi attestati ai bordi. Per la mobilità interna si farà ricorso all’utilizzo di biciclette ad aiuto elettrico, considerando le caratteristiche orografiche delle strade”.

IL PALAZZO DEL WELFARE – Riportare nel centro storico tutte le funzioni pubbliche ora dislocate: questa la priorità. Così Cialente ha già messo in cantiere la realizzazione del “palazzo del Welfare”, una cittadella degli uffici, delle banche, delle Poste e degli enti assistenziali ricavata attraverso il recupero di alcuni edifici nell’area compresa tra la Villa Comunale e corso Federico II. Inoltre, in Piazza Palazzo, nascerà la sede unica degli uffici comunali e per questo il sindaco ha chiesto alla Regione Abruzzo di acquisire il palazzo ex Eca, di proprietà dell’Ipab. Tornerà ad avere una sede centrale anche la scuola dell’obbligo, con il restauro della “Edmondo De Amicis” in San Bernardino.

I QUATTRO POLI FONDAMENTALI – Ma ora prendete nota: Parco del Sole, Piazza d’Armi, Gran Sasso Institute, Parco dell’Aterno. Sono questi i grandi progetti del futuro. In particolare l’area del Parco del Sole, 38 mila mq, con il complesso di Collemaggio che farà sistema con la Villa Comunale. Il masterplan già definito prevede la realizzazione di un parco scientifico; un piccolo planetario; un teatro all’aperto; un parco giochi per bimbi. A Piazza d’Armi, invece, là dove sorse la mega-tendopoli all’indomani del sisma, in una prima fase sarà ospitato il mercato degli ambulanti di Piazza Duomo. Vi nasceranno anche parcheggi a raso e interrati per circa 400 posti auto.

IL PARCO DELL’ATERNO – Eppoi c’è la riqualificazione ambientale dell’Aterno, il fiume pazzerello attraversato dalla faglia da cui scaturì il terremoto. Diventerà un grande corridoio ecologico, luogo di aggregazione per il tempo libero degli abitanti, con la realizzazione di una maxi-pista ciclabile e un’ippovia. La montagna è vicina e così saranno previste anche aree di sosta per camper e campeggi, un circuito di campi da golf e uno Skidome, avveniristica struttura per sciare indoor. Per far ripartire l’economia, inoltre, una porzione degli appartamenti del progetto C.a.s.e. all’ingresso del Parco del Gran Sasso e Monti della Laga sarà destinata a ricettività turistica (alberghi e bed and breakfast affidati a cooperative locali).

GRAN SASSO INSTITUTE – E infine ecco il “Gran Sasso Institute”, il nuovo polo scientifico previsto nelle aree dell’ex Italtel: un progetto dell’Università dedicato all’alta formazione e collegato ai Laboratori nazionali del Gran Sasso, con possibilità di sbocchi occupazionali per gli studenti grazie all’eventuale stesura di contratti di programma con Thales Alenia e con le aziende del polo farmaceutico. Perchè non è detto che dal terremoto non possa nascere niente. Un’idea per nulla peregrina è quella del “distretto della ricostruzione”: non solo un appuntamento fieristico come il “Salone della Ricostruzione” (con stand dedicati alle costruzioni anti-sismiche, alle tecniche di restauro, ai nuovi materiali) ma una nuova, vera specializzazione che potrà fare dell’Aquila un unicum anche in campo industriale.

LO SVILUPPO DELLE FRAZIONI – Ripopolare il centro, ma superando la visione “monocentrica” del passato. Fare i conti dunque con il presente, valorizzare ciò che il terremoto ha creato. E cioè la citta “spalmata”, frazionata, delocalizzata nei nuovi quartieri e nei nuovi insediamenti. Ed ecco allora: il nuovo mattatoio comunale ad Arischia; il quartiere fieristico e la sala concerti a Paganica; le residenze per gli universitari a Roio e Pianola. Come dicevano a L’Aquila, tre anni fa: “Terremotosto…”. Ora è chiaro che non era solo una promessa.
Dal Corriere della Sera

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