Ultime Notizie
HomeTutte le agenzieL'AquilaL’Aquila: disoccupazione galoppa, +13%

L’Aquila: disoccupazione galoppa, +13%

In provincia dell’Aquila la disoccupazione è salita dal 2010 al 2011 del 13 per cento. Le unità in cerca di lavoro sono passate, infatti, da 3.247 a 3.668. Di contro, la cassa integrazione è scesa del 6,9% e la mobilità del 9,5%. I dati sono dell’Ufficio Studi Cisl. Nel 2010 sono state autorizzate 8,5 milioni di cassa integrazione; nel 2011 7,9 (-6,9%. «I dati – spiega Gianfranco Giorgi, responsabile Cisl dell’Aquila – evidenziano come molti lavoratori che usufruivano di interventi a sostegno dell’occupazione, ora sono fuori dal mercato. Una situazione allarmante». Secondo Giorgi, «la mancanza di occupazione resta uno dei problemi maggiori, non solo per i giovani fino a 35 anni, ma anche per i tanti dipendenti di aziende più o meno grandi che hanno esaurito il periodo massimo di mobilità e non sono in possesso dei requisiti per accedere alla pensione». «Mentre la cassa integrazione ordinaria è diminuita del 15,6% e quella in deroga del 10,5% – prosegue Giorgi – la cassa straordinaria è aumentata dell’8,4%. L’analisi per settori attribuisce all’industria il primato negativo, con un aumento della cassa integrazione, tra il 2010 e il 2011, del 21,3%». Vanno meglio edilizia (-13,2%), artigianato (-60,1%), commercio (-44,7%) e settori vari (-41,5%). «È chiaro – commenta il sindacalista – che il comparto industriale continua a vivere una crisi senza precedenti con l’emergenza del terremoto che si è sommata ad una già consolidata flessione degli investimenti sul territorio e, di conseguenza dell’occupazione, le aziende continuano a non investire nell’aquilano, nonostante le prospettive, più o meno concrete, di sgravi e incentivi che possono arrivare nel tempo. L’Aquila non suscita nè l’interesse di grandi gruppi nazionali e multinazionali, nè della media imprenditoria, capace comunque di creare movimento e nuova occupazione. Occorre una maggiore incisività – conclude Giorgi – anche da parte di alcune associazioni di categoria, che si sono chiuse nel silenzio».

Print Friendly, PDF & Email