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L’Aquila deve cambiare vision Turismo di classe, industria di alta tecnologia, ecosostenibilità del sistema urbano: questi i cardini di un nuovo sviluppo

di Sergio NATALIA

Responsabile Area “Sviluppo”, di Sviluppo Italia Abruzzo Spa

 

Il presente articolo sintetizza un lavoro pubblicato nel volume “Territori in Movimento”, realizzato nel febbraio ’08 nell’ambito I.C. Equal Re.T.I. e scaturisce da un’indagine di campo che ha visto coinvolti numerosi opinion leaders locali. La ricerca è stata finalizzata ad individuare i cambiamenti in atto nell’area aquilana e a delineare i nuovi orizzonti economico-produttivi del comprensorio, che sta attraversando un momento di profonda ristrutturazione.

Gli “attori” coinvolti ritengono  che l’economia del comprensorio sia ancora stagnante ma che “il peggio sia passato” e che qualcosa lentamente ricominci a muoversi. In tutti  c’è la consapevolezza che L’Aquila deve “rialzarsi da sola”: non è più concepibile pensare ad aiuti dall’esterno, come è accaduto alla fine degli anni ’70, né tantomeno è ipotizzabile continuare a sperare di risolvere i problemi occupazionali gonfiando gli organici della P.A..  Da ciò nasce la convinzione che il futuro dell’area è nelle mani dei protagonisti dello sviluppo locale, i quali hanno il compito di “tracciare” un nuovo sentiero di sviluppo in grado di attivare un processo di crescita endogeno, consolidando i fermenti imprenditoriali degli ultimi anni e sedimentando la cultura d’impresa. Il ritorno nella città dell’87.3.c e l’avvio della nuova programmazione comunitaria 2007/2013 sono il primo banco di prova per gli attori locali. C’è in  alcuni la speranza, in altri la convinzione, che L’Aquila può diventare nei prossimi anni la “città della scienza e della conoscenza”, facendo leva su un capitale umano di eccellenza, su buone strutture di ricerca e, soprattutto, sull’Università, che deve diventare  il motore della rinascita del comprensorio. Da un’analisi sommaria di alcuni indicatori – presenza di settori innovativi, peso dell’export di produzioni specializzate  e high-tech  – l’area aquilana sembrerebbe un territorio fortemente innovativo; poi, però, da una lettura più accurata, ci si accorge che  nella maggior parte dei casi tali indicatori derivano solo da poche realtà produttive con la testa fuori dal comprensorio e che hanno pochissimi legami con le PMI locali. Insomma, un’area con 2 anime: una, altamente tecnologica, e l’altra, purtroppo prevalente, ancora arretrata e scarsamente dinamica.

Sui settori del futuro  si riscontrano importanti omogeneità. L’edilizia è considerato un settore vitale e foriero di ulteriore sviluppo, soprattutto se lucrerà sulla presenza delle strutture di ricerca universitarie. Analoga visione si ha dell’agroalimentare, della farmaceutica, dell’elettronica – in forme nuove – e della  meccanica leggera. Il turismo, secondo il parere di tutti, fino ad oggi è stato sottoutilizzato, anche per lo scarso spirito imprenditoriale dell’area, ma si intravedono per il settore grandi prospettive di sviluppo. Sui  servizi avanzati si hanno idee discordanti. Un altro segnale che emerge è la volontà di riallacciare i legami con Roma, rinverdendo reti mai spezzate: l’asse Tirrenico va riacquisendo sempre più centralità a scapito di quello Adriatico, che ha caratterizzato lo sviluppo degli ultimi anni.

Tutti questi fattori impongono alla città un cambiamento di vision. L’Aquila non può più essere identificata solo con l’industria di stato, la Pubblica amministrazione e l’edilizia. Si suggerisce di trarre ispirazione dal cambiamento di vision della città di Ferrara che, da Polo agricolo e industriale, è diventata città dell’arte e della scienza, facendo leva sul turismo di classe, sull’industria di alta tecnologia, sull’ecosostenibilità del sistema urbano nel suo complesso.

In conclusione, si può affermare che nonostante la rassegnazione di alcuni, si coglie nei più una voglia di nuovo che ancora non ha una forma precisa ma che, se ben incanalata e supportata,  consentirà al comprensorio aquilano di assumere connotati economico-produttivi innovati e moderni e di attivare finalmente uno sviluppo endogeno. L’auspicio è che L’Aquila, collocata qualche hanno fa in uno studio sui 103 comuni capoluogo, nel raggruppamento “Rondini” e “dei poli della rincorsa”, spicchi definitivamente il volo facendo leva sui giacimenti di capitale intellettuale e di conoscenza che possiede.

 

 

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