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L’Aquila, Confindustria silente e assente sulla Direzione Bper in un paese dell’Abruzzo

All’incontro in pompa magna tra Bper e i vertici della Confindustria abruzzese, lo scorso 18 settembre, la locale Associazione degli industriali aquilani era assente e, qualora non bastasse, nei giorni successivi ha taciuto prendendo così le distanze anche dalle osservazioni avanzate da Fondazione Carispaq (dove pur siedono taluni…) circa l’opportunità di cancellare la direzione bancaria dal Capoluogo.

Anche sui livelli e i destini occupazionali della ex Carispaq, silenzio. Come pure sulla sede di Avezzano che scompare: la sua unica colpa è di essere nella provincia dell’Aquila.

Ebbene, che tutto sia stato deciso senza una volontà negoziata a monte appare quantomeno irragionevole, lo insegna la storia.

La domanda è: gli attuali 12 miliardi di euro del Cantiere più grande d’Europa non sono sufficienti, secondo Confindustria, per trattare la direzione dell’Istituto suo partner?

Il fatto che all’incontro ci fossero i vertici di Pescara e Chieti (Enrico Marramiero/Pescara, Mauro Angelucci/Pescara, Paolo Primavera/Chieti Daniele Becci/Pescara, Di Giosaffatte/Pescara, Citriniti/Chieti) e nessuno in rappresentanza della Confindustria aquilana a qualcuno potrebbe apparire come volontà precisa di far retrocedere L’Aquila a… mucca da mungere.

Che “il capoluogo rimarrà sede di un’area territoriale” fa sobbalzare, una contraddizione in termini sulla quale Confindustria, che vive grazie alle quote associative delle imprese aquilane, sembrerebbe aver taciuto con ignavia: come può un capoluogo essere sede di un’area come se fosse un paesino? Certo che “resteranno tutte le strutture commerciali esistenti”: è solo questione di organizzazione… altrimenti chi continuerà a fare la ricca raccolta presso tutti i nostri pensionati e gli impiegati? Quanto al “Comitato territoriale formato da personalità locali, cui spetterà tra l’altro di decidere le erogazioni di liberalità per l’intera Area adriatica” c’è da immaginare che qualcuno ha contrattato la sua presenza in questo comitato per gestire finalmente anche i soldi degli altri, farsi con questi amici e affiliati nel migliore stile clientelare… usando come merce di scambio le sorti del “fu” capoluogo.

Altra domanda: ma Confindustria L’Aquila ha costituito un asse con Teramo (la famosa terza Confindustria Gran Sasso) o con Chieti-Pescara? E non è questione di campanile ché quando si parla di soldi c’entra poco: se una città è Capoluogo di regione, in più miracolata da un tot di miliardi calati come lo spirito santo, in più ricca di rendita certa e stabile da sempre (il tasso di impiegati è altissimo, dunque rendita certa e fissa), in più con una percentuale di pensionati benestanti… perde la direzione del più grande istituto bancario a favore di un Comune confinato nelle propaggini dell’Abruzzo, bè, qualcosa non quadra.

Forse bene sta alle imprese aquilane, che parlano ma stanno a guardare, a cominciare dai fondi del sisma (i 500 milioni del conto Rivisondoli) mai rendicontati e sui quali giustamente ci aspetteremmo la pronuncia di una società di revisione o qualsiasi altra risoluzione capace di fare chiarezza “conti alla mano”. O aspettiamo l’ennesimo servizio televisivo che fa apparire gli aquilani come ladruncoli ingrati assistiti?

 

Maria Paola Iannella

Consigliere Confindustria espulso da Confindustria L’Aquila

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