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L’Aquila. Aiuti beffa alle aziende agricole post terremoto: impossibile per gli imprenditori anticipare i soldi per ottenere i rimborsi

Quando gli aiuti post-sisma del 6 aprile 2009 sono come l’uva per la proverbiale volpe: allettanti, ma irraggiungibili, perfino per le volpi ridotte alla fame.

È il caso dei 18 milioni di euro della misura 1.2.6 dei fondi di sviluppo rurale, 12 dei quali beneficio di tante aziende agricole che, a causa del sisma, hanno perso magazzini, stalle, cantine e anche bestiame e altri beni necessari a riavviare l’attività.

Un bando generoso che prevede il 100 per cento del ripristino dei danni. Con un unico difetto: gli imprenditori agricoli devono anticipare i soldi, per ottenere i rimborsi, raggiunto il 70 per cento dell’importo per non cadere nel peccato di aiuto di Stato, trattandosi di fondi europei.

E così, a oltre 6 anni dal terremoto, soprattutto le grandi aziende sono ancora al palo, non avendo la possibilità di anticipare, e trovare banche disposte a farlo per loro.

Solo ora, dopo tante poteste, la Regione Abruzzo, con la delibera di Giunta numero 74 del 2015 ha stabilito che i rimborsi possono avvenire anche al raggiungimento del 15 per cento, dunque con anticipi più modesti.

Ottima modifica, per gli agricoltori, ma troppo tardiva, perché il danno è stato già fatto, come testimonia ad AbruzzoWeb Gianni Costantini, ex sindaco di San Pio delle Camere (L’Aquila) e produttore di vino, nelle alte colline di Ofena (L’Aquila).

“Il bando si chiude il 15 settembre – protesta Costantini – ed è stato già prorogato, e per tutti questi stati di avanzamento lavoro non c’è il tempo materiale, impossibile recuperare il tempo perduto”.

“È una situazione paradossale, sin da subito avevamo fatto notare che c’era un forte discriminazione per il settore agricolo, altri comparti produttivi avevano ricevuto aiuti diretti – rileva – per noi invece si è escogitato un meccanismo micidiale con i fondi europei che, a differenza del sostegno alle attività produttive, questa volta non ammettono aiuti di Stato, ma solo investimenti.

Quindi la riparazione di una stalla deve risultare un investimento di miglioria, l’agricoltore cioè deve anticipare tutta la spesa, il rimborso avviene solo a intervento concluso, consegnando il bonifico bancario quietanzato del pagamento dei lavori della ditta. Con l’Iva a carico del beneficiario. Non solo, l’immobile deve restare vincolato per dieci anni dal collaudo.

Missione impossibile per le aziende, che ancora non riescono a riaprire i battenti o lavorano a ritmi ridottissimi, dopo essere state costrette a licenziare decine e decine di addetti.

“Io per rimettere in piedi la mia azienda vitivinicola – spiega Costantini – sono riuscito a anticipare, grazie a un’assicurazione, neanche il 20 per cento dell’intero intervento, ovvero 190 mila euro, ma ne mancano altri 600 mila, avendo un’azienda significativa e con grandi danni. Ora non so come andare avanti – ammette – anche perché la mia attività si è ridimensionata, molta uva la devo vendere senza poterla vinificare, e aggiungiamoci anche che l’economia italiana non naviga in buone acque”.

Altri colleghi, a differenza di Costantini, non sono riusciti invece ad anticipare proprio nulla, non avendo trovato banche disposte a sostenere l’investimento e dunque l’aiuto post-sisma ha per loro ancora il sapore della beffa.

Gli agricoltori hanno inviato in questi anni una mole considerevole di lettere alla Regione, al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e ancora, al ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina.

L’ultima lettera ha avuto un risposta a giugno da parte del dirigente Elvira Divitantonio, con intermediazione del prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci.

La Divitantonio ricorda che, grazie all’ascolto alle istanze avanzate dagli agricoltori interessati e arrabbiati, con l’approvazione della delibera numero 78 del 2015 “autorizza a presentare domande di pagamento al raggiungimento di quote del 15 per cento, in luogo del 70 per cento, inoltra nulla vieta di poter sommare questi pagamenti, relativi allo stato di avanzamento lavori, agli anticipi già erogati dalla regione sulla base di garanzie fidejussorie già in essere”.

La dirigente difende poi lo strumento adottato, pur non essendo un risarcimento “sic et simpliciter del danno subito”, che andrebbe contro le normative sulla concorrenza, ma come investimento per il ripristino del potenziale produttivo, con appunto il rimborso di quanto anticipato dalle aziende.

Che ha il problema dell’anticipo, ma ha il vantaggio di consentire ” finanziamenti molto più corposi, in quanto finalizzati ala sostituzione delle precedenti strutture aziendali danneggiate quasi sempre obsolete e realizzate con standard costruttivi superati non conformi alle norme di sicurezza sull’ambiente di lavoro e ala normativa comunitaria sul benessere degli animali”.

Infine, informa la dirigente, si sta studiando, per favorire l’accesso al credito, l’ipotesi di “prestare direttamente come amministrazione regionale la garanzia fidejussoria sulle anticipazioni, assumendone il relativo rischio a carico del bilancio regionale”.

Ma, assicurano gli agricoltori, è ancora tutto fermo, e se arriverà questa possibilità per loro e per le loro aziende sarà troppo tardi.

da www.abruzzoweb.it

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