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L’Aquila: 165km collettori per salvare Aterno

 

Per salvare il fiume Aterno-Pescara negli ultimi cinque anni sono stati realizzati: 165 chilometri di collettori fognari, impianti di depurazione per 115 mila abitanti, nuovi pozzi da 700 litri al secondo, serbatoi di accumulo per 16.300 metri cubi totali,

nove chilometri di condotte acquedottistiche. I dati sono stati resi noti dal commissario delegato per il risanamento del bacino del fiume Aterno-Pescara, Adriano Goio, nel convegno «Risanamento ambientale bacino Aterno-Pescara: cinque anni di interventi, i risultati e le prospettive». Parlando delle prime fasi di strutturazione del lavoro e di reperimento dei fondi Goio ha ricordato come al momento della sua nomina – nel marzo del 2006 – non vi fossero fondi realmente disponibili, in quanto i 15 milioni messi a disposizione «erano tutta competenza, senza cassa». Il presidente della commissione Lavori pubblici di palazzo Madama, Luigi Grillo, ha parlato dell’opportunità di varare interventi di risanamento grazie al project financing, «anche se – ha detto – nel risanamento di una montagna non si può dare in gestione la montagna stessa, come fosse un’autostrada. Se però si dà un bene che si utilizza poco come una caserma, una parte di quell’immenso patrimonio che ha lo Stato, allora sì, la cosa può funzionare. Bisogna, però, fare un salto culturale, smetterla di considerare che il patrimonio statale sia un tabù». Il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, ha evidenziato che sono stati appaltati 37 lavori, dei quali 23 già realizzati, per 58 milioni, e poi ha aggiunto: «Fare un bilancio è importante per ripartire e ridare slancio alla messa in opera delle attività affinchè si possa dire di aver reso quasi potabile l’acqua del fiume, come i londinesi per il Tamigi». Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha fatto un paragone con il terremoto del 6 aprile 2009: «Abbiamo il dovere di diventare i primi testimoni della prevenzione, del rapporto corretto tra le nostre vite e l’ambiente che ci circonda. Gran parte delle 309 vittime del sisma – ha detto – sono dipese da come, dove si era costruito, e non dal Fato. Sul rischio idrogeologico è la stessa cosa, auspico che si cominci presto con le casse d’espansione e gli argini, progetti che ritengo decisivi». Infine, l’assessore regionale alla protezione civile, Gianfranco Giuliante, ha sostenuto che «si stanno creando le condizioni per il risanamento idrogeologico ma anche per una ripresa dell’economia. Affrontare queste problematiche in un nucleo industriale come quello dell’Aquila, spesso esondato, permetterà infatti agli imprenditori di continuare a lavorare e magari ampliare le proprie aziende».

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