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L’Aquila, 10′ giornata economia: previsioni nere, disoccupazione oltre 10%

“L’economia della provincia dell’Aquila è sostanzialmente ferma, tra stagnazione e recessione. Le prospettive per il 2012 sono negative e delineano un quadro allarmante, con un aumento evidente della disoccupazione”. E’ quanto emerge dal rapporto sull’economia della provincia dell’Aquila, elaborato dall’istituto Tagliacarne e presentato oggi, nell’ambito della “Decima giornata dell’economia”, promossa dalla Camera di commercio dell’Aquila.
Una verifica sulla capacità del sistema produttivo locale di superare la crisi economica e di adattarsi alle nuove condizioni imposte dalla competizione internazionale. 
“Dall’analisi approfondita, svolta dall’istituto Tagliacarne”, ha sottolineato Lorenzo Santilli, presidente della Camera di commercio dell’Aquila, “emerge un territorio in difficoltà, con un’economia sostanzialmente stagnante, che non evidenzia segnali di crescita e si avvia, nel 2012, ad una fase di recessione. Il reddito disponibile delle famiglie, in provincia, risulta nel 2010 pari a 4.523,86 milioni di euro con una crescita dell’1% rispetto al 2009. La variazione tra il 2004 e il 2010 è stata del +13,5%, la più alta tra le province abruzzesi, superiore alla media regionale pari a +12,1%. Ma le famiglie aquilane ed abruzzesi”, evidenzia Santilli, “pur disponendo di un reddito superiore a quelle del Sud, sono ben lontane dal reddito dei nuclei familiari del Centro e del Nord. Un dato negativo è quello riferito al mercato del lavoro: nel corso del 2011 torna a peggiorare la situazione occupazionale per la provincia dell’Aquila, dopo un miglioramento registrato nel 2010. Secondo i dati Istat il tasso di disoccupazione è stato, lo scorso anno, pari a 8,3% contro il 7% del 2010 e il 9,9% del 2009. L’Aquila è l’unica provincia abruzzese a segnare un incremento della disoccupazione rispetto al 2010, mentre Teramo passa da 8,6% a 8,2%, Pescara da 9,2% a 8,8% e Chieti da 10,1% a 8,7%. Le persone in cerca di occupazione salgono da 8.900 a 10.800, mentre a livello regionale si riducono da 47.700 a 47.200 unità”. 
Gli occupati, che risultano in totale 119.200, si concentrano prevalentemente nel settore terziario (70,4%). La percentuale di persone impiegate nell’agricoltura (3,2%) e nelle costruzioni (9,2%), si riduce rispetto all’anno precedente, in cui era pari a 3,4% e 10,8%. In aumento risulta la quota degli occupati nell’industria, che passa da 16,6% del 2010 a 17,2% del 2011. I lavoratori stranieri sono 9.300, con un peso del 7,9% sul totale degli occupati. In valore assoluto la presenza di immigrati nel mondo del lavoro in provincia dell’Aquila è inferiore a quella di Teramo (10.300 unità) e Chieti (10.300 unità) e superiore a Pescara (9.100 unità). Per quanto riguarda il ricorso alla cassa integrazione guadagni, nel 2011 è stata registrata una riduzione del 49 % delle ore complessive autorizzate per la CIG. Gli interventi ordinari sono cresciuti del 62,2%, mentre la cassa integrazione straordinaria è scesa del 74%. 
“Nel 2011 il numero delle imprese di nuova costituzione è stato pari a 2.122 unità contro 1.864 cessazioni”, ha dichiarato Francesco Prosperococco, direttore generale della Camera di commercio dell’Aquila, “con un saldo di gran lunga inferiore a quello registrato nel 2010. Il tasso di crescita delle imprese complessivamente si è rivelato pari a +0,83%, poco superiore alla media della regione Abruzzo (+0,78%) e in linea con la media nazionale (+0,82%)”. A destare preoccupazione sono le previsione per il 2012: “Nel I trimestre dell’anno”, aggiunge Prosperococco, “è stato registrato un saldo negativo di 319 imprese, in provincia dell’Aquila. Siamo in una fase di netta recessione, in termini di occupazione e di Pil”. 
Secondo la stima di Unioncamere, il 2012 si conferma l’anno “nero” per la crescita economica stando agli indicatori di reddito e occupazionali. Per la provincia dell’Aquila, si prevede un decremento medio del valore aggiunto, pari a -1,7 % contro un valore dello stesso indicatore per l’Abruzzo pari a -2% e per l’Italia -1,5%. Peggiora anche il tasso di disoccupazione, che passa dall’8,3% del 2010-2011 al 9,9% nel 2012 e a 10% nel 2013-2014.

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