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Lanciano. Verso manifestazione “No Ombrina”. CGIL: investimenti energetici portano lavoro ma solo se rispettosi delle leggi e del territorio

“Gli investimenti energetici possono essere un’opportunità per i giovani abruzzesi, considerato che – se rispettose delle leggi e del territorio – le estrazioni petrolifere non creano danni all’ambiente” e “sono necessarie per il mantenimento dell’occupazione attuale”. Così Carlo Petaccia, Responsabile Regionale Energia e Petrolio Filctem Cgil Abruzzo, in una intervista rilasciata al blog “Gocce di Verità” alla vigilia della manifestazione del 23 maggio di Lanciano contro Ombrina Mare
“La prima estrazione di idrocarburi a carattere industriale in Abruzzo – argomenta Carlo Petaccia – ha avuto luogo nel lontano 1956 ed è avvenuta ad Alanno (PE) portando all’epoca solo benefici”.
“la categoria della Filctem Cgil Abruzzese, così come il livello nazionale, sostiene da tempo che tutte le attività produttive DEVONO essere rispettose dell’ambiente e compatibili con le leggi esistenti. Fatta questa dovuta considerazione, gli investimenti energetici, oltre ad essere una opportunità per i giovani, sono anche necessari per il mantenimento dell’occupazione attuale.
Secondo quanto rilevato dal R.I.E. (Ricerche Industriali ed Energetiche), l’Emilia Romagna ha quasi la metà del suolo interessato da attività di sviluppo degli idrocarburi; ciononostante, il territorio si classifica come quinta tra le Regioni con maggior flusso turistico straniero col 6,2% del totale, concentrato proprio nelle coste prospicienti numerosi impanti di estrazione di gas naturale avviata oltre mezzo secolo fa. Per quale motivo l’Abruzzo non può seguire il modello Emilia? Crede che il flusso turistico dipenda dalla presenza o meno di piattaforme petrolifere o piuttosto da infrastrutture capaci di accogliere il turista?
 
Ritengo che proprio COPIANDO alcuni modelli già esistenti, l’Abruzzo si possa rilanciare, mettendo a fattore comune le attività manifatturiere, il turismo, i servizi e l’agricoltura. Ad esempio, a Chieti si concentrano le più grandi attività di produzioni del Centro Sud che, ovviamente, hanno bisogno anche di gas per produrre. Per quanto riguarda il turismo, invece, penso che il flusso turistico si debba agevolare con la qualità del territorio e la professionalità degli operatori.
I recenti risultati della storica campagna di Goletta Verde di Legambiente hanno consegnato all’Abruzzo il triste primato delle acque quasi più inquinate d’Italia, seconde sole a quelle del vicino Molise. Secondo gli ambientalisti, il killer del mare abruzzese è ancora una volta la mancata manutenzione dei depuratori da parte delle istituzioni locali. Alla luce di questo dato, perché additare l’industria petrolifera come una potenziale fabbrica di inquinamento, nonostante uno studio di Confindustria Chieti abbia dimostrato come, dal 1956 a oggi in Abruzzo, l’attività di ricerca e produzione di petrolio non abbia mai provocato incidenti da cui siano derivati danni all’ambiente o alla salute dei cittadini”?
 
La vera battaglia da fare per l’inquinamento in Abruzzo verte prima di tutto sulla situazione esistente. La mancanza di fondi, le politiche restrittive e il malaffare hanno esasperato i veri problemi. Fiumi pieni di fitofarmaci, depuratori non funzionanti, sottosuoli pieni di rifiuti pericolosi e le emissioni di CO2 delle aziende non rispettose delle leggi vanno sanati per ripulire il territorio, i fiumi ed il mare. La prima estrazione di idrocarburi a carattere industriale in Abruzzo ha avuto luogo nel lontano 1956, è avvenuta ad Alanno (PE) portando all’epoca solo benefici. La vecchia SIV (società italiana vetro) oggi Pilkington di San Salvo (CH) ha fatto non solo la sua fortuna, ma anche quella del territorio con il gas estratto a Montalfano di Cupello (CH). Pertanto, concordo sul fatto che, anche da un punto di vista statistico, le estrazioni regolari e controllate non creano danni all’ambiente.
Sempre secondo uno studio realizzato da Confindustria Chieti, se tutte le richieste per attività di ricerca, coltivazione e stoccaggio di petrolio e gas che interessano il territorio abruzzese venissero accettate, si genererebbero 1,4 miliardi di euro di investimenti totalmente privati e quindi aggiuntivi rispetto alle risorse pubbliche per lo sviluppo. Quest’imponente mole di denaro genererebbe un’occupazione aggiuntiva di circa 8000 nuovi posti di lavoro nei 4 anni successivi all’investimento. Per quale motivo la CGIL ignora l’importanza di queste cifre e continua a schierarsi contro il petrolio in Abruzzo? Qual è allora la vostra valida alternativa per creare nuovi posti di lavoro e far ripartire l’economia locale?
 
Credo che le evidenze emerse dalla prima parte dello studio, quella per intenderci relativa all’occupazione, siano ancora da verificare. Tuttavia, per quanto riguarda la politica estrattiva, la Filctem Abruzzo sostiene che, da oggi fino al 2050/2060, sia indispensabile supportare e vigilare il corretto utilizzo di gas e olio per poter così arrivare al completo utilizzo delle energie “pulite”. E’ una scommessa che va rispettata perché lo impone la Comunità Europea. All’interno di questo scenario, sono però convinto che le royalties siano un’opportunità che vada colta, altrimenti l’Abruzzo rischia di perdere anche questo treno.

Il Comune di Pescara parteciperà alla manifestazione “No Ombrina, salviamo l’Adriatico” che si terrà domani a Lanciano. Sia il Consiglio Comunale che l’Amministrazione hanno adottato diverse prese di posizione sulla petrolizzazione al largo della costa abruzzese e pescarese, tutte di segno negativo: a partire dalla delibera approvata dalla Giunta a settembre 2014 che recepisce e amplifica le osservazioni negative in merito al progetto relativo alla perforazione di un pozzo esplorativo denominato Elsa 2 nell’ambito del Permesso di ricerca B.R. 268.RG. inviate al Ministero dell’Ambiente e divenute, sempre in settembre, argomento di un ordine del giorno approvato dal Consiglio a larghissima maggioranza.
 
Lo scorso 3 aprile, infine, il Consiglio Comunale per iniziativa del consigliere Piero Giampietro (Pd) ha impegnato Sindaco e Giunta a formalizzare l’adesione della Città di Pescara alla manifestazione indetta da associazioni e comitati contro le piattaforme petrolifere al largo della costa abruzzese, com’è stato.
“Ci mobilitiamo per rispondere alle aspettative della comunità e consapevoli che la politica è questo – così il sindaco Marco Alessandrini – Riconfermiamo le varie prese di posizione, tutte dello stesso segno, che ci sono state. E lo facciamo in perfetta sintonia con la comunità abruzzese, insieme a tantissimi Comuni costieri e che ha come priorità la tutela dell’ambiente. Pescara è situata sulla costa, nello specifico di fronte al mare dove peraltro si chiede di perforare ad una distanza che è inferiore a quella stabilita dalle normative europee. Nell’analisi costi-benefici un’attività di perforazione risulta sempre svantaggiosa per la città che deve giocare la carta dell’attrattività e sostenibilità per andare avanti. Parliamo di rischi, ma anche di ricadute di altro genere, perché prospettare l’Abruzzo come regione verde d’Europa, puntando sulla bellezza per dare il via libera ad attività lontane da tale dimensione non è certo una strategia positiva”.

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