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L’acciaio abruzzese della Presider di Avezzano nello stadio dei mondiali di calcio di Sudafrica 2010

 

C’è un pezzetto d’Abruzzo nel cuore del Sudafrica, nella Soweto che Nelson Mandela ha reso leggenda. Porta la firma della Presider Srl (www.presider.it), l’azienda di Avezzano specializzata nella produzione di acciaio strutturale. Stiamo parlando del Soccer City Stadium, lo stadio più grande del continente africano, uno dei più moderni al mondo, che ha ospitato nei mesi di giugno e luglio scorsi i primi Campionati Mondiali di Calcio mai organizzati in un paese africano.

 

Ispirato alla “calabash”, la zucca africana che, essiccata e svuotata, diviene un tradizionale recipiente per alimenti, il Soccer City Stadium è la “cattedrale del calcio” in Sudafrica (nel sobborgo di Soweto risiede il 40% degli abitanti di Johannesburg ed è lì che principalmente si concentrano i tifosi di soccer locali) ma prima ancora è stato famoso per aver fatto da sfondo a un celebre, emozionante intervento pubblico di Nelson Mandela, il primo vero discorso al suo popolo dopo la scarcerazione. Era il febbraio del 1990 e per l’occasione sul prato verde di quello che ancora si chiamava FNB (First National Bank ) Stadium si radunarono oltre centomila persone, ad ascoltare il leader che pochi anni dopo (e dopo un Nobel per la pace) sarebbe stato eletto primo presidente nero della storia del Sudafrica. All’epoca l’impianto poteva a malapena contenere 80.000 spettatori e si può immaginare quale vertiginoso colpo d’occhio abbia avuto al suo arrivo in elicottero l’anziano Mandela – che veniva da più di 27 anni di solitudine forzata in carcere. Il “vecchio” stadio (era stato costruito e inaugurato negli anni Ottanta) è stato ampliato proprio in occasione dei Campionati del Mondo 2010 ed oggi il Soccer City Stadium può ospitare più di 90.000 spettatori.  Una ristrutturazione che ha comportato l’uso di 80.000 metri cubi di calcestruzzo, 9000 tonnellate di acciaio per cemento armato e 8000 tonnellate di acciaio strutturale oltre allo spostamento di circa 120.000 metri cubi di terreno.

 

A realizzare l’impresa è stata un’importante azienda italiana, la friulana Cimolai (www.cimolai.com ), specializzata in carpenteria metallica, con le partner Presider e Duferdofin-Nucor (www.duferdofin.com ), che hanno fornito e prodotto le travi in acciaio. La Cimolai ha studiato, ri-progettato e realizzato nelle officine di Pordenone le strutture caratterizzanti dell’impianto: la copertura esterna e la facciata. Circa 8000 tonnellate di acciaio sono state rivestite da 53 mila metri quadrati di tonnellate di membrane PTFE (per la copertura, a sbalzo, degli spalti, in un colore simile alla sabbia delle miniere d’oro dell’aerea circostante) e 40 mila in pannelli in fibra di Cemento (che formano il rivestimento della facciata, un mosaico in otto colori della terra e del fuoco e due textures, unico nel suo genere).  L’anello perimetrale portante e le travi a sbalzo della copertura sono caratterizzate da una complessa doppia curvatura che varia sia in altezza che in larghezza. La facciata è scandita da 120 assi ed è realizzata da profili verticali HEA 400 e HEB 400 calandrati secondo 3 diversi raggi di curvatura. Il risultato rende questo impianto sportivo una delle costruzioni in calcestruzzo più interessanti per la modernità delle innovative soluzioni tecniche adottate e per la qualità estetica delle finiture. L’effetto lo abbiamo visto tutti in televisione (si calcola che più di 800 milioni di spettatori fossero collegati da tutto il mondo per la finale che ha assegnato alla Spagna la prima Coppa del Mondo della sua storia calcistica), ma forse pochi sapevano che c’era anche il lavoro di un’azienda dell’aquilano dietro quelle suggestive immagini.

 

Un’azienda di respiro internazionale, la Presider, che dal 1972 ha visto crescere costantemente fatturato e produzione e oggi nel polo industriale di Avezzano dà lavoro a 140 persone, in uno stabilimento moderno, attrezzato con un raccordo ferroviario interno che permette l’arrivo di travi lunghe fino a 24 metri acquistate in tutta Europa.

Infine, per gli appassionati di rugby, l’ultima curiosità: dato che nel “down under” africano il calcio ha il suo seguito, ma è pur sempre il rugby lo sport nazionale (anche da lì è passato il processo di superamento dell’apartheid – la storia l’ha raccontata Clint Eastwood nel recente “Invictus”), era naturale che lo stadio più capiente del paese finisse per ospitare gli incontri più importanti dei mitici Springbocks, i nazionali sudafricani. Così, nell’agosto scorso, nella suggestiva “calabash” d’acciaio e cemento di Johannesburg gli All Blacks neozelandesi hanno strappato il titolo del Tri Nations al Sudafrica. E se qualcuno era lì, ora sa che c’è anche un po’ d’orgoglio d’impresa abruzzese nell’anima d’acciaio del Soccer City Stadium.

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