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L’Abruzzo dimentica il capoluogo SIGNORI, ADESSO BASTA

Signori, scusate, pensavate che avremmo fatto finta di niente? Pensavate che Confindustria Vi avrebbe stretto la mano in segno di riconoscenza?

Abbiamo perso l’87.3c e, come se non bastasse, nessun cenno di resipiscenza, anzi, arriva il peggio che si può.

Il credito di imposta per L’Aquila resta lettera morta e

la finanziaria regionale non ci ha concesso nulla in più del dovuto. Come dire che L’Aquila nel contesto regionale non conta nulla.

Non abbiamo avuto voce in capitolo al momento delle deliberazioni Ue, non l’abbiamo avuta al momento della votazione della finanziaria nazionale, non l’abbiamo avuta nell’elaborazione della finanziaria regionale. Dunque, se l’intoppo dell’87.3c poteva essere camuffato fino a sembrare un errore, adesso non c’è più dubbio: non si è trattato di un errore ma di una vera e propria azione puniscente dell’Aquila.

Anzi, dirò di più, attraverso le parole del presidente Pace: «si erano messi d’accordo, sia a livello di governo nazionale che in ambito regionale, per spartirsi quello che c’era».

Non intendo assolutamente ritornare sull’argomento delle responsabilità, anzi intendo chiuderlo una volta per tutte così: chi trova il morto chiama la polizia non occulta il cadavere.

Voglio soffermarmi, invece, su alcune considerazioni che appartengono ai fatti recenti.

Mi riferisco alle finanziarie, sulle quali era doveroso e necessario darsi da fare seriamente affinché si risparmiasse sul cotto l’acqua bollita. Risultato: una, quella nazionale, si è rivelata irraggiungibile, l’altra, quella regionale… pure.

La finanziaria regionale doveva essere il veicolo attraverso il quale dimostrare la buona fede di chi insensatamente aveva occultato il cadavere, e adesso non ci sono più scuse, perché la nuova finanziaria regionale non è certo caduta dal cielo. Non c’è nulla in quel documento che cerchi di riequilibrare la nostra posizione rispetto alle altre province, neanche una lira che renda il nostro sacrificio più sopportabile.

Allora, forse, non mi sbaglio ritenendo che L’Aquila è stata abbandonata proprio da chi ne ha raccolto i favori elettorali, e in questo mi conforta anche il presidente Pace quando afferma che all’indomani della condanna aquilana nessuno ha fatto pressioni su di lui perché si assumessero determinazioni di dura reazione. Dunque,è nel segno della continuità che le autorità locali hanno dimenticato il capoluogo tagliandolo fuori da ogni previsione di bilancio favorevole.

E adesso? Di nuovo promesse. E che promesse! «Penso di poter mettere a punto, con un po’ di fantasia, un progetto che possa far passare la condizione dell’Aquila come “situazione di eccezionale gravità”» ha detto Giovanni Pace «da sottoporre alla Ue e recuperare così quello che ha perso la Città. Credo che ci siano gli estremi».

Sono una persona senza fantasia e mi chiedo: perché mai Bruxelles dovrebbe accordarci un riconoscimento di tal misura quando ci ha già giudicato troppo ricchi persino per l’87.3c? Non saranno mica matti, prima ci tolgono le agevolazioni e poi ci riconoscono l’eccezionale gravità! Ma insomma, non stiamo giocando a monopoli e la cosa è in odore di presa in giro.

A me, sembra, tutto sommato, che i nostri maître à penser, una volta appeso il cappello sulle nomine, si siano dedicati poco o niente alla cura dell’interesse cittadino. Dico cittadino perché parlare di interesse delle sole imprese è riduttivo: sul tessuto economico e, quindi, sullo stato di benessere generale, esse incidono in modo pregnante e determinante. La ricchezza è un concetto ampio, non può abbracciare una sfera soltanto ma le ricomprende tutte. Dove le imprese producono, il denaro circola producendone altro, nascono l’indotto, le agenzie di servizi, la comunicazione aziendale, la promozione del prodotto…

Come non rendersi conto che la Regione intera subirà il contraccolpo dell’arretramento di una delle sue province?

Dare l’impressione che il cavallo non è affatto azzoppato e tappare la falla formulando nuove e ardite promesse non rinnova la fiducia dell’elettore. E, soprattutto, non cambia la realtà dei fatti: le finanziarie sono lì a ricordarcelo.

Delusa la nostra aspettativa di una dura presa di posizione da parte delle autorità regionali e locali avverso la sentenza di Bruxelles, faremo tutto quanto è in nostro potere perché per il 2003 si possa procedere ad una revisione seria della posizione dell’Aquila in ambito europeo. Il dubbio, tuttavia, di non essere sostenuti, così come è accaduto per la programmazione 2000-2006, è più che lecito. Se un impegno serio e sincero ci fosse veramente, infatti, avremmo già oggi raccolto il parere favorevole ad una eventuale azione legale per ribaltare le risoluzioni europee. Ma in questa direzione solo il sindaco, Biagio Tempesta, si e reso disponibile, seppur con tutte le incertezze derivanti dal fatto che «la considerazione che ha il governo di noi è a metà tra l’indifferenza e la poca conoscenza». Se questo è vero, dunque, chi è responsabile di tanta indifferenza e poca conoscenza? Ritorno a quanto ebbi modo di dire qualche tempo fa: l’ignavia e l’incompetenza dei nostri rappresentanti hanno potuto il peggio.

Cabine di regia, fondi speciali, Comitati permanenti di sviluppo, Agenzie, Incubatori di impresa, Presidio di assistenza… ma insomma, basta! E’ la fiera delle favole.

E nella favola fino ad ora rimane il Patto territoriale (il Contratto di programma, invece, è fuori anche da quella!). Già figlio di nessuno trascurato dai suoi stessi padri (Amministrazione Provinciale innanzitutto) non potrà essere un’isola felice in un contesto oggi più che mai depresso. Di buon grado riceviamo le promesse del presidente Susi – che ora si dice tutto per il Patto – ma quanto costerà in più a tutti? E sono credibili le promesse del padre già più volte dimentico di suo figlio?

Il Patto ora è l’ultima speranza della città, e deve contare solo sulle forze di chi investirà senza agevolazioni, senza sconti fiscali, senza niente di niente. Ridotto in agonia prima ancora di nascere.

Da ultimo, voglio dire anch’io qualcosa di fantasia.

La Giunta Regionale sbandiera a tutti, con l’orgoglio del vincitore, che l’Abruzzo sarà il primo a discutere il Docup presso l’Unione Europea. Presidente, mi consenta, stanno procedendo in ordine alfabetico.

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