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L’Abruzzo affonda l’Abruzzo 500mila euro per la promozione turistica: una briciola che certo non promuoverà lo sviluppo del settore

Se un territorio ricco di attrattive può essere, sulla carta, una risorsa da sviluppare e da cui ottenere guadagno e prestigio, esso può anche trasformarsi in una miniera abbandonata da cui è quanto mai improbabile ricavare degli utili, se mancano del tutto i mezzi economici per trarne vantaggio.

Una briciola. Questo è quanto spetta alla promozione turistica abruzzese. Una briciola quantificabile nell’irrisoria somma di 500.000 euro, cioè l’ammontare dello stanziamento previsto dal bilancio regionale per il settore turistico; un settore di cui tutti parlano, che tutti inseguono, della cui potenziale ricchezza tutti si vogliono fregiare, ma a cui nessuno provvede. In simili condizioni, adoperarsi per promuovere il territorio è pressoché impossibile.

Negli anni passati la Regione aveva già dato inequivocabili segni di negligenza, destinando una quantità di fondi del tutto inadeguata agli scopi da perseguire, ma mai come quest’anno le mancanze erano state tanto evidenti. Quali sono state le spese di cui la Regione è stata tanto oberata da non poter destinare risorse al settore turistico? Quelle relative alla Sanità. Che se impiegate in maniera opportuna avrebbero anche contribuito ad un miglioramento delle funzionalità del territorio che, a rigor di logica, avrebbe costituito un beneficio anche per quel che riguarda i flussi turistici. Ma le condizioni attuali smentiscono largamente questa rosea ipotesi: i centri medici presenti non sono affatto coordinati con le zone a potenziale sviluppo turistico, le strutture non  ne sono all’altezza, molte aree risultano prive di nuclei anche solo di primo soccorso, e tutto ciò costituisce un enorme deterrente per qualsiasi iniziativa di organizzazione del flusso turistico.

 Sul fronte logistico, oltretutto, non si possono non constatare le indubitabili penurie dell’offerta abruzzese. Per quel che concerne il turismo montano, sia nel periodo invernale che in quello estivo, è strettamente necessario un corposo lavoro di riordino e di assegnazione delle priorità: sono più che mai indispensabili stanziamenti che permettano un innevamento artificiale anche nelle stagioni meno propizie dal punto di vista del clima, in modo tale da sfruttare a pieno gli impianti e garantire vacanze “bianche” più a lungo e più spesso. La montagna, inoltre, offre una ricchezza naturalistica tale da poter essere messa a frutto anche durante la bella stagione, ma, a questo punto, il lavoro da svolgere deve essere notevolmente sinergico: se tutti fanno promozione per conto proprio, fondi ed energie si disperdono, se invece i singoli territori collaborassero, o stringessero accordi con i Parchi, lo sviluppo sarebbe garantito. E poi c’è il mare. Una fonte inesauribile di profitto potrebbe essere, ma non lo è. Perché? Perché il servizio non è assolutamente valido, nella maggior parte dei casi. È il turismo di qualità che bisogna inseguire. Come è razionalmente possibile credere di conquistarlo se mancano anche coloro che vigilano sull’invasione del bagnasciuga da parte degli stendini dei venditori ambulanti? L’immagine che se ne ricava è pessima. A ciò, in aggiunta, va sommato il problema del “Piano Spiagge” mai realizzato da alcuni comuni della costa: le strutture ricettive non sono in grado di offrire nemmeno dei servizi base come quelli di ombreggiatura, indispensabile in una località di mare che possa dirsi confortevole e accogliente.

Difficoltà, ostacoli ed impedimenti sono presenti in misura a dir poco copiosa, ed è quindi necessario prenderne coscienza ed intervenire di conseguenza. I sistemi turistici locali vanno riconosciuti come tali ed incentivati, e il concetto di cooperazione deve farsi chiaro e apparire risolutivo, in molti casi. Si potrebbe, ad esempio, organizzare un piano turistico inter-regionale, collaborando con le zone limitrofe (Lazio,Umbria, Marche, Molise) così da poter ricevere finanziamenti dalle casse dello Stato, eludendo la porta chiusa della Regione. Una Regione che sta affondando se stessa.

 

Ernesto Paolo Alba

Presidente Federturismo Confindustria Abruzzo

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