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La sola Camera dei Deputati costa al cittadino 2.215 euro al minuto! Fare il politico significa progettare Intervista a Giovanni Lolli, Sottosegretario allo Sport

La percezione, sempre più forte, è che la politica sia ormai completamente scollata dai fatti, dalle cose, dalla realtà. Un business nel quale circolano migliaia di euro di emolumenti che non possono non allontanare dal vivere quotidiano, fatto dal prezzo delle zucchine, dal costo della visita medica, dalle pensioni che i “comuni mortali”, attualmente lavoratori (…quelli fortunati), non vedranno mai… eccetera eccetera.

Ma il problema non sarebbe nemmeno questo triste presente,  quanto la mancanza totale di una prospettiva. Sarebbe doverosa la progettazione del futuro, la serietà di mettersi a studiare, di farsi una preparazione in un campo specifico, da parte di chi ha ricevuto un mandato di rappresentanza e di governo da parte di tutti noi.  Fare il politico dovrebbe essere un mestiere, da svolgere con serietà e abnegazione, soprattutto con autentica responsabilità legale, quella stessa che da codice civile ha come interfaccia la risoluzione del contratto per inadempimento, il risarcimento del danno e via dicendo. Sarebbe giusto, insomma, aspettarsi che le regole siano le stesse per tutti, che dove ci sono diritti ci sono doveri, dove c’è lavoro c’è pensione… eppure, 35 mesi in Parlamento dànno diritto alla pensione come 35 anni di contributi (per ora!), uno stipendio da parlamentare è, di base, di 10 mila euro al mese, più portaborse (4 mila), rimborso affitto (3 mila), indennità di carica (fino a 6.5 mila), più cellulare, cinema, teatro, autobus, metropolitana, francobolli, ristoranti, aereo, autostrade, piscine, palestre, cliniche, assicurazione infortuni e morte, auto blu: tutto gratis. La sola Camera dei Deputati costa al cittadino 2.215 euro al minuto!!! (fonte L’Espresso)

Così com’è, la politica sembra la finanza: le aziende, non sempre ma spesso, vanno in borsa per chiedere soldi, più sono indebitate e più ne chiedono, più sono in passivo e più ne hanno bisogno. Sono quotate aziende che non hanno mai prodotto utili, società indebite fino al collo, o che dipendono da un solo cliente.

Succede anche in politica. Capita che alcuni senza arte né parte facciano i politici: potrei elencare nomi e cognomi a non finire di personaggi che non hanno mai lavorato in vita propria, che un mestiere non lo hanno, perché non hanno mai avuto un lavoro. E che per questo fanno i politici.

Uno sfogo lecito, soprattutto in giorni caldi come questi, durante i quali società e cittadini si stanno giocando un pezzo del proprio portafoglio per risanare la Sanità, altro pozzo di San Patrizio dove qualcuno incassa miliardi che, chiaramente, paghiamo noi, stupidi che andiamo a lavorare invece di entrare in politica. Ma il giochetto l’hanno capito in molti, non è un caso che ad ingrassare le fila delle liste dei candidati (ed incaricati, anche senza voti…) ci sia un numero sempre crescente di persone. Ma forse non durerà ancora a lungo, la politica imploderà, e arriverà il momento in cui sarà la qualità a fare la differenza, saranno i bravi ad emergere, saranno i migliori ad avere la leadership. Già se ne parla. Ma negli ambienti dove l’intelligenza e la serietà ci sono.  Perché ancora esistono, c’è chi li vede e se ne serve. Sono l’intelligentia degli anni prossimi venturi.

 

Ci perdoni il sottosegretario allo Sport del Governo Prodi se abbiamo abusato dell’occasione per ricordare ad altri, non a lui, che lo Stato è una cosa seria, che si fa con programmi e studio, con progettazione e cognizione di causa.

Al Nostro Giovanni Lolli, va solo un ringraziamento per averci voluto ascoltare (e forse leggere). E per averci dedicato parte del suo prezioso tempo, con la medesima considerazione con la quale riponiamo in lui aspettative e speranze per un Abruzzo migliore.
Solite domande, un po’ solite le risposte. Ma forse n on poteva essere diversamente, quando il tempo per dedicarsi seriamente alle interviste è decisamente poco.

 

Cosa pensa di poter fare, nella Sua posizione, per l’Abruzzo?

Innanzitutto, intendo mettere in connessione tutti gli uomini che in qualche modo ricoprono ruoli importanti all’interno della società civile: Governo regionale, provinciale e comunale, sindacati, associazioni, Istituzioni… affinché si possa ragionare sulle esigenze e sugli obiettivi. Sto preparando una lettera, che farò inviare a tutti, con l’intento di innescare un meccanismo di comunicazione che ci consenta di metterci in connessione, e di entrare in una logica di progettualità.

Cosa ci consiglia di sottoporre all’attenzione del Governo, e cioè, quale sarebbe ipoteticamente un progetto che l’Abruzzo potrebbe elaborare e il Governo prendere in considerazione, sponsorizzare?

Credo che la cosa più urgente siano i progetti di infrastrutturazione, strade, porti, aeroporti, collegamenti telematici ecc, l’urgenza maggiore per l’Abruzzo è superare l’isolamento strutturale e culturale che lo attanaglia.

Ma l’infrastrutturazione è uno strumento per arrivare ad un obiettivo, è un mezzo, non un fine. Il fine dovrebbe essere un progetto per il territorio, all’interno del quale, strumentalmente, sono posizionati i collegamenti verso l’esterno. Il nostro esterno quale è, verso cosa dovremmo andare?

In questo momento le infrastrutture sono un obiettivo, e anche primario.

L’obiettivo più ampio è l’industrializzazione. Secondo me la vocazione dell’Abruzzo è di tipo industriale. Ma attenzione: industria innovativa, non industria e basta. Dobbiamo lavorare sulla qualità e puntarci. Le leve sono la formazione e la ricerca.

Come vede il futuro del manifatturiero?

Ci credo, purché sia un manifatturiero innovativo, di prototipazione, di progettazione, di creazione.

Come valuta il piano sanitario del Governo Regionale: Asl unica o tante?

Purtroppo siamo arrivati tardi, quando ormai dobbiamo fare i numeri per risanare. Lo spazio per la riprogettazione adesso non c’è. Si tratta di mettere le pezze. Il punto non è il numero delle Asl, ma capire quali sono i servizi da offrire, quali le funzioni dei piccoli ospedali, quale il livello di qualità dei servizi. Bisognerebbe guardare bene i bilanci, le disponibilità economiche, e ragionarci con calma. Cosa che, purtroppo, non si è potuta fare. (mpi)

 

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