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LA SITUAZIONE DELLA PICCOLA INDUSTRIA IN ABRUZZO di Giuseppe D’Amico

Anche il 1996 ha visto l’economia abruzzese caratterizzata da una situazione di estrema incertezza. Sul versante congiunturale pervengono segnali contraddittori da una realtà industriale variegata, composta per la gran parte da piccole e piccolissime imprese, protese in alcuni casi al proprio consolidamento, in altri, alla ricerca di una spinta propulsiva che ne permetta la sopravvivenza. Non bisogna dimenticare infatti che il tessuto industriale abruzzese presenta caratteri di forte fragilità in un ambiente politico, finanziario e infrastrutturale ancora lontano dalle più evolute realtà del centro nord ed europee.

Tale situazione ha assunto tutta la sua evidenza, in alcuni casi drammatica, a seguito dall’uscita dell’Abruzzo dall’Obiettivo 1 e, in particolare, dalla nota vicenda, che tuttora sta impegnando la Regione, determinata dal D.M. 5 agosto 1994 (il cosiddetto decreto Mastella) che aveva stabilito la perdita per l’Abruzzo del regime degli sgravi contributivi previsti per le aree depresse del meridione già a partire dal 1 dicembre 1994.

Le sentenze del TAR Abruzzo prima e del Consiglio di Stato poi hanno determinato il vuoto legislativo sulla materia fino al D.L.n.669 del 31 dicembre 1996 che sembrava aver ricofermato quanto previsto dal decreto Mastella. Di recente, infatti, è stato approvato un emendamento al D.L. di fine anno che, annullando il riferimeto al decreto Mastella, ha rideterminato un vuoto normativo sulla materia. La situazione ha avuto evidenti ripercussioni sul clima di fiducia degli operatori industriali e ha determinato  conseguenti situazioni di  incertezza e di pessimismo. L’improvvisa perdita totale degli sgravi contributivi determinerebbe infatti un aumento del costo del lavoro difficilmente sopportabile dalla gran parte delle imprese abruzzesi che, in molti casi, in attesa della definizione della questione, hanno continuato a versare all’INPS i contributi secondo i vecchi parametri. Nel caso in cui la perdita degli sgravi contributivi  venisse riconfermata , le imprese si troverebbero a dover versare somme consistenti anche per il periodo pregresso.

E’ evidente come tale situazione abbia causato (e rischi di causare per il prossimo futuro), oltre che casi di chiusura e delocalizzazione, peraltro già avvenuti, gravi riflessi sulle politiche di investimento e sull’andamento occupazionale. Ciò soprattutto in alcune aree della regione e nei comparti dell’industria abruzzese che risentono strutturalmente in maniera negativa dell’aumento del costo del lavoro.

 

LA CONGIUNTURA INDUSTRIALE

 

Il quadro della congiuntura del 1996 appare abbastanza variegato con dati negativi ed altri più soddisfacenti, tuttavia poco incoraggianti se confrontati con quelli dell’anno precedente in cui, seppure per cause particolari, si erano registrate performances notevoli.

Così, ad un aumento della produzione del 5,9% registrato nel primo trimestre dell’anno è seguita una diminuzione nel secondo trimestre del 6,8%  mentre nel terzo trimestre si è registrato un nuovo miglioramento con un aumento del 2,2%.

Molto simile l’andamento del fatturato (+4,8% nel primo trimestre, -6,5% nel secondo e +3,5% nel terzo trimestre) e del grado di utilizzo degli impianti che però ha fatto registrare nel terzo trimestre una sostanziale stazionarietà con solo il +0,1%.

Preoccupante, anche perché in forte controtendenza rispetto ai risultati dell’anno precedente, l’andamento dei mercato interno (+1,3% nel primo trimestre, -16% nel secondo e solo +1,4% nel terzo) ed esterno (+8,7% nel primo trimestre, -2% nel secondo e – 8,2% nel terzo): c’è da dire al riguardo che, comunque, l’export è trainato dalle grandi imprese esogene presenti nel territorio.

Con riferimento al dato nascita/mortalità delle imprese nel settore dell’industria manifatturiera si è avuto nei primi sei mesi dell’anno un tasso di sviluppo negativo dello 0,5%. Al riguardo i settori più colpiti sono stati quelli dell’abbigliamento e del legno.

Sul versante occupazionale gli iscritti nelle liste di collocamento sono passati dai 134.709 dell 31 dicembre 1995 ai 150.146 del 30 settembre 1996 confermando un drammatico trend negativo che evidenzia soprattutto il problema della disoccupazione giovanile. Il numero degli iscritti nelle liste di mobilità ha raggiunto la cifra di 10.150 unità al 30 settembre del 1996 contro le 9.507 unità al 30 giugno 1995.

Parallelamente le ore autorizzate di cassa integrazione, in apparente contraddizione con i dati occupazionali, diminuiscono complessivamente del 16% nel primo semestre del 1996 rispetto al secondo semestre del 1995 con un -15% nella gestione ordinaria (da 3.268.236 ore a 2.780.787) ed un -30% nella gestione straordinaria (da 632.000 ore a 443.269).

 

UN FUTURO NON TROPPO ROSEO

In linea con la situazione generale, poi, le aspettative degli operatori per il prossimo futuro sono sostanzialmente negative: oltre il 50% delle imprese ha una produzione assicurata solo fino ad un mese mentre la riduzione della quota di produzione assicurata ad oltre tre mesi passa dal 40% di inizio 1996 a circa il 26% di metà  dello stesso anno.

In termini di variazioni percentuali, solo dal primo al secondo trimestre 1996 si è registrato un aumento del costo del lavoro del 7-10% oltre a quello ben più rilevante, valutabile intorno al 20%, determinatosi a causa della perdita degli sgravi contributivi: tale aumento, come già detto, ha  interessato solo una parte delle imprese in quanto alcune hanno continuato ad applicare i vecchi parametri in attesa della definizione della materia in sede di giustizia amministrativa.

Da un punto di vista settoriale l’edilizia conferma ancora una situazione molto difficile determinata dalla mancanza di appalti pubblici e dalla stasi dell’edilizia residenziale. Ne consegue quindi, l’alta mortalità delle imprese edili e la crescente disoccupazione.

Altri settori che mostrano segnali negativi sono quelli particolarmente esposti al ciclo non positivo della domanda, dei mezzi di trasporto, dell’elettronica, dell’abbigliamento e delle pelli e del cuoio. Comparti, questi, che hanno maggiore importanza all’interno del settore industriale abruzzese sia in termini di valore di produzione che di produzione esportata.

 

GLI INTERVENTI NECESSARI

L’equiparazione dell’Abruzzo alle regioni del centro nord con l’uscita dall’Obiettivo 1 e la perdita delle relative agevolazioni impone più che mai la soluzione di problemi che, invece, sono tipici di un area depressa del mezzogiorno. I principali ostacoli allo sviluppo economico e produttivo sono l’alto costo del denaro – problema questo che continua ad essere considerato dagli imprenditori come principale difficoltà –  la insufficienza delle infrastrutture sul territorio e l’inadeguatezza e la mancanza di servizi reali alle imprese. E sono solo alcuni esempi.

Ma il problema che si pone come prioritario per la sua drammatica gravità è quello dell’aumento improvviso e senza gradualità del costo del lavoro che si determinerebbe con la perdita del regime degli sgravi contributivi. E’ necessario trovare una soluzione che permetta all’Abruzzo di superare questo particolare momento di transizione attraverso meccanismi di gradualità e di compensazione. In questa linea si pone l’intensa azione che la Confindustria Abruzzo sta conducendo nei confronti della Regione, del Governo e della U.E. Tale azione ha portato finora al ricordato emendamento al D.L. di fine anno e a impegni precisi da parte del Governo per la soluzione della materia, anche, a livello comunitario.

Ciò ha generato giuste aspettative negli operatori economici interessati. Ma la situazione è tuttora in fase di evoluzione nonostante gli impegni dichiarati dal Governo. E’necessario quindi che il problema venga risolto positivamente per l’Abruzzo con particolare attenzione al periodo pregresso durante il quale la gran parte delle aziende ha continuato (e continua tuttora in attesa della definizione della materia) ad applicare i vecchi parametri contributivi. Quello degli sgravi contributivi e dell’eccessivo costo del lavoro, d’altronde, è un problema che si sta ponendo con tutta la sua gravità anche per le altre regioni “ancora” del mezzogiorno per le quali il regime degli sgravi ha già subìto delle riduzioni e cesserà a fine novembre 1997.

Complessivamente, quindi, per l’Abruzzo e il suo sistema industriale si pone la necessità di una nuova fase di programmazione e di politica di sviluppo che tenga conto della nuova situazione e che sia capace di sostenere e sviluppare, in termini di competitività, l’imprenditoria regionale in questo delicato  momento, attivando tutti i possibili strumenti di sviluppo politici e finanziari.

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