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La sede abruzzese a Bruxelles è a disposizione di quanti intendono entrare nel traffico e nelle relazioni europee: Casabruzzo è la casa di tutti noi e deve essere messa a regime

1.150 mila euro, di cui  400 mila per l’acquisto e 750 mila per renderla funzionale, ed ecco una Casa in Europa. Un prezzo congruo se si pone attenzione al significato che essa assume, cioè se si riesce a coglierne il senso.

E il senso era chiaro già nel discorso di inaugurazione del Presidente Pace, quando ha parlato di “forte sinergia che caratterizza l’azione di Governo dell’Abruzzo verso le regioni dei Paesi dell’Est da poco entrati nella Comunità europea” ed ha annunciato “la firma del protocollo d’intesa con la Regione di Pardubice nella Repubblica Ceca”.

Era chiaro ove si faccia una riflessione semplice: le regioni dell’Est che hanno fatto il nuovo ingresso in Europa beneficeranno dei fondi a noi noti come Obiettivo 1: stabilire rapporti di partenariato con loro, per l’Abruzzo significa avere l’opportunità di tornare ad attingere – in una qualche misura e forma – a quanto ha perduto inesorabilmente nel ’97 con il decreto Mastella (fuoriuscita dall’Obiettivo 1).

Un duplice risultato, dunque: 1) affacciarsi e prendere parte al business europeo, che è un’opportunità della quale in molti stanno approfittando già da qualche anno ma che noi, invece, stiamo vivendo in modo distaccato, come se la cosa non ci riguardasse, relegandoci ai margini e tagliandoci fuori da ogni possibilità di miglioramento; 2) avvalerci per via indiretta dei Fondi Strutturali.

E il giorno dell’inaugurazione c’erano anche le regioni già partners dell’Abruzzo: la polacca Lubuskie, la slovacca Presov e la ceca Pardubice, attentissime a tutto quanto si diceva, aperte ad ogni forma di contatto con qualunque delle altre consorelle europee. A caccia, insomma, delle opportunità offerte dalla Ue, opportunità riconosciute come vere, concrete ed immediate. In questo senso vanno lette le parole del Presidente Pace che dice: “è un momento importante per la visione che abbiamo della politica, che deve essere sviluppata nel cuore della Comunità Europea e tra le Regioni d’Europa. La politica di collaborazione e cooperazione forti, in particolare con le Nazioni di recente ingresso . Una politica che sappia interpretare e cementare i nuovi meccanismi e le nuove regole degli interventi comunitari. Nei quali noi vediamo, come catalizzatori, due elementi fondamentali: la politica di coesione efficace e solidale della U.E. che tenga conto delle specifiche necessità delle regioni meno sviluppate; il potenziamento dei partenariati tra regioni e autonomie locali europee. Partenariati che consentono di migliorare la conoscenza reciproca, di stimolare lo sviluppo delle realtà economiche – sociali dei rispettivi territori, tramite progetti comuni e lo scambio delle rispettive esperienze. Un valore aggiunto europeo, di cui gli accordi di cooperazione tra regioni costituiscono uno degli elementi importanti. […] Spero che si possa chiamare Casabruzzo, la casa ove si sviluppino sinergie finalizzate a realizzare progetti, entro il quadro riformato degli interventi comunitari e di una realtà che vedrà le regioni partecipare nella fase ascendente ai momenti decisionali della Comunità europea”.

 

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