Ultime Notizie
HomeTutte le agenzieL'industrialeLa Regione Abruzzo e il “suo” marketing territoriale

La Regione Abruzzo e il “suo” marketing territoriale

Torniamo sul discorso del marketing territoriale per ospitare interventi illustri su un argomento caro agli imprenditori che da anni, ormai, chiedono alle istituzioni di poter interloquire e lavorare insieme al fine di pensare e concordare un piano di intervento.

Il marketing territoriale – come cercheremo di dimostrare (quand’anche ce ne fosse ancora bisogno…) in questa seconda puntata della nostra indagine – non è pubblicità. E su questo abbiamo invitato ad una riflessione la Regione Abruzzo che, oltre ad averci fatto pervenire per bocca dell’Assessore alle Attività Produttive Donato Di Fonzo una disponibilità totale “ad ogni esigenza”, continua da sola e per la sua strada.

A noi pare che al piano di marketing della Regione (Docup 200/2006 – Lotto 2; Misura 1.4: Promozione del sistema produttivo e internazionalizzazione; Azione 1.4.2.: Marketing territoriale) manca uno qualunque dei requisiti necessari perché possa definirsi tale: c’è una prima fase di studio del territorio che ne fotografa la situazione/condizione; una seconda di promozione e diffusione delle potenzialità del territorio attraverso la produzione di materiale a stampa/convegni/eventi; ed una ultima e terza fase di realizzazione di un portale. Dunque, una fase di osservazione statica e due di pubblicità (cfr. ampiamente il numero scorso de L’Industriale)

Un marketing territoriale, invece, non è fatto da un tot di conoscenze e di relazioni e da un tot di contatti, grazie ai quali, prima o poi, qualcuno viene a impiantare qui la sua azienda, magari pure a buon mercato (per lui). E’ ben altro. E’ la “costruzione” ragionata dell’economia e del futuro del territorio. In sintesi, molto in sintesi, è: analisi del territorio per rilevarne le vocazioni, piano strategico con il quale far diventare le semplici vocazioni delle eccellenze (!); individuazione pratica delle azioni attraverso le quali far fare il salto alle vocazioni; concertazione e coinvolgimento totale di tutti gli strati sociali, civili, politici e istituzionali; promozione internazionale degli obiettivi così raggiunti.

Insomma, non è un andare alla ricerca di quaranta tailandesi che vengono qui a fare miliardi di bulloni perché in questo momento da qualche parte del mondo c’è una richiesta fortissima di bulloni: con il l marketing territoriale non si progetta l’arrivo di un po’ di capitale a buon mercato, ma ben altro.

Abbiamo perso 5000 posti di lavoro e quello che tutti chiamavano “fiore all’occhiello dell’Abruzzo” – il polo elettronico – non esiste più. E non solo non sappiamo come recuperare quei posti, il che già sarebbe il male minore, ma non abbiamo la minima percezione di come fare per imprimere una direzione a questo territorio, che non ha mai saputo in che direzione stesse andando. (mpi)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Condividi