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La Pubblica Amministrazione distrugge l’impresa L’Intera Provincia di L’Aquila patisce gli alti costi di una burocrazia inefficiente: Gli Enti di Controllo fanno opera di persecuzione e di dissuasione dall’attività di impresa.

Dire che la Pubblica Amministrazione condiziona la competitività, è ormai un assioma che tutti conoscono. Eppure, la qualità delle prestazioni e dei servizi erogati a cittadini e imprese non sembra essere materia di alcun programma di modernizzazione. Mentre le nostre imprese, per evitare il tracollo, sono sistematicamente costrette a confrontarsi con un mercato implacabile che le obbliga ad adeguarsi, attuando un’organizzazione efficace ed efficiente ed offrendo sempre un giusto rapporto qualità-prezzo nei loro prodotti e/o servizi, la macchina pubblica non solo non si confronta con il mercato, che in sostanza è costituito da imprese e cittadini che hanno bisogno di servizi, ma spesso è anche d’ostacolo, soprattutto alle imprese, per la gran mole di burocrazia di cui è pervasa.

Condivido quotidianamente, con i Colleghi Imprenditori, il disagio di interagire con qualunque struttura pubblica: vere macchine da distruzione. Si parla e si investe tanto (con denaro pubblico) intorno alla qualità delle risorse umane, eppure, lo sviluppo delle competenze dei funzionari pubblici e il concetto di operare per obiettivi e risultati restano fuori la porta di ogni ufficio: motivazione e senso di appartenenza degli impiegati cedono il passo ad accettazione passiva di regole oscure. E’ la burocrazia, dicono i più volenterosi. Intanto apprendiamo dal Fondo Monetario Internazionale che migliorare la qualità della regolamentazione, in ambito europeo, potrebbero portare ad un aumento fino al 7% del PIL e ad un 3% della produttività!

La promessa del rispetto delle attese di cittadini e imprese circa il miglioramento dei servizi ha come contropartita l’incremento delle imposte: promesse disattese da una parte, inasprimento fiscale dall’altra, una disequazione intollerabile.

Per le imprese gli strumenti di customer satisfaction, necessari a migliorare la qualità dei servizi, sono cosa vecchia, da sussidiario: la pubblica amministrazione, invece, non progetta e non svolge periodiche rilevazioni sui servizi erogati e sulla qualità percepita; non predispone quindi interventi di miglioramento dei servizi in relazione ai bisogni e alle valutazioni emerse dalle rilevazioni; non promuove la cultura della misurazione e del miglioramento continuo della qualità, coinvolgendo i diversi livelli decisionali; non conosce la valutazione della dirigenza in base a obiettivi ed ai risultati conseguiti, il controllo di gestione come strumento per guidare le scelte, la misurazione periodica dei bisogni delle imprese… Ma non s’era detto “il pubblico come il privato”? Si fece una riforma con tanto di legge … ma cosa ne pensa oggi l’ex Ministro Bassanini?

Sul territorio Provinciale stiamo assistendo increduli alle “persecuzioni degli Enti accertatori” attraverso l’arrivo di cartelle esattoriali che, pur avendo l’Imprenditore  adempiuto ad ogni pagamento, intimano ancora di versare il dovuto, pena ogni tipo di pericolosa sanzione. L’iter è il seguente: dopo aver addotto le prove, con lunga ricerca portata a buon fine da uno dei nostri consulenti, ed un costo del quale si deve tener conto, puntualmente dimostriamo all’Ente che ha commesso un errore… ma, sorpresa, la pretesa del pagamento si perpetua e, con essa la minaccia del sequestro dei mezzi come giusta punizione! La P.A. arriva dove l’immaginazione si ferma. Se solo un imprenditore richiede per due volte il pagamento di una prestazione viene subito etichettato come bandito!!

In tutto l’Abruzzo paghiamo  le addizionali Irpef ed Irap a causa dello sfondamento della spesa sanitaria: verrebbe da pensare che, se non altro, nella nostra regione le Asl dovrebbero offrire servizi di qualità. Anche qui la beffa. Lascio ai cittadini ogni considerazione sulla customer satisfaction e vengo, invece, ad un aspetto tecnico che riguarda le imprese da vicino. Il personale addetto delle Asl viene inviato in azienda per vivisezionarla e sanzionarla. Poi torna, e controlla che l’azienda si sia adeguata e che si sia sottoposta al pagamento dell’ammenda. Ma la Asl non dovrebbe svolgere innanzitutto un’attività di prevenzione? Secondo me, la logica non dovrebbe essere quella di andare a caccia del cattivo ma evitare che qualcuno si comporti in maniera non conforme. Gli Imprenditori e, contrariamente a quanto molta parte della cultura proditoriamente diffusa vuole far passare, specialmente i più piccoli, hanno tutto l’interesse a che i controlli vengano effettuati e nel miglior modo possibile: tutti devono essere in regola, il lavoro degli addetti deve essere sicuro, tutti devono pagare le tasse e il lavoro sommerso deve essere combattuto. Allora non sarebbe più opportuno procedere ad  ispezioni tendenti a rilevare l’irregolarità e a dare un tempo minimo per la messa in regola? Il metodo sarebbe più efficace e, soprattutto, accrescerebbe il valore delle aziende anziché deprimerlo, farebbe avvertire l’Amministrazione come utile e insostituibile, garante delle Istituzioni di fronte al cittadino e al consumatore, anziché come avulsa e volutamente vessatoria. Morale: l’Imprenditore paga la Asl due volte, la prima con l’aumento dell’Irap e dell’Irpef e la seconda con la sanzione.

Ancora. L’Istituzione depositaria della produzione e diffusione della conoscenza, il mondo dell’istruzione, fa anch’esso un corpo unico con le regole e le disfunzioni della pubblica amministrazione: nessun raccordo con il mondo produttivo e nessuna apertura ad un controllo della qualità degli insegnamenti, alcuni vetusti, scollati da qualsiasi regola che presiede ai criteri della ricerca, così necessari perché uno studente impari ad approcciarsi e a misurarsi secondo i parametri del merito e del rigore scientifico. Un esempio per tutti, senza voler scoperchiare il calderone dei mali della scuola italiana, è il numero altissimo di diplomati e laureati che hanno conseguito un titolo assolutamente inadeguato e inservibile al mondo del lavoro: quanti sono gli Istituti Tecnici della Provincia di L’Aquila, tanto per citare, che sono in possesso dei dati necessari per sapere quali sono le qualifiche di cui sono a caccia le imprese?

Da ultimo, le infrastrutture. Così come è isolata, L’Aquila non può competere neanche con Antrodoco sul versante di Rieti, con Bussi sul versante di Pescara o Casale San Nicola sul versante Teramano… Non abbiamo vie di collegamento: non un porto né un aeroporto, la ferrovia fatta nei primi anni del 900 è solo un intralcio perché non trasporta merci né persone, addirittura all’interno  della città di L’Aquila manca un collegamento tra  est e ovest, financo le strade di ingresso alle aree industriali sono inadeguate, basta guardare il numero degli incidenti… E poi parliamo di globalizzazione, di internazionalizzazione… ma che speranze pensa di avere il Capoluogo e tutta la Provincia?

Gli Imprenditori ritengono di aver fatto e di continuare a fare la loro parte e, se le loro imprese riuscissero ad avere un ambiente favorevole allo sviluppo, di valide infrastrutture sia materiali che immateriali e di regole certe e chiare per operare, potrebbero veramente competere con i mercati, ampliare le loro strutture e creare nuovi posti di lavoro.

Riteniamo che il governo abbia gravato le aziende di imposte oltre il limite della decenza, abbia volutamente omesso di diminuire il peso della burocrazia, abbia provveduto a rinnovare i contratti dei dipendenti pubblici con automatismi e senza criteri meritocratici; quindi, non ha dato risposte efficaci ai molti problemi irrisolti. Oggi ci vuole piu’ incoscienza che coraggio a fare impresa e lo dimostra il fatto che in Italia non arrivano investimenti stranieri.

L’Intera classe politica deve ridurre i costi, non deve continuare a dirci di fare ulteriori sacrifici, non possiamo permettercelo. Inoltre, da quando siamo venuti a conoscenza di quanti soldi e privilegi ha, l’umiliazione e l’indignazione crescono sempre di più, noi paghiamo come cittadini e come imprese, loro godono!!

 

Modesto Lolli

Presidente Comitato Piccola Industria L’Aquila

 

 

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