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La filiera Bruxelles, Prodi, D’Alfonso, Abruzzo, Distretto minerario

La Ue è stata costituita affinché tanti pasticcini fossero un’unica torta: come mangiare altrimenti tanti Stati che decidono ciascuno per sé e di testa propria?
Bruxelles è ora il suo centro direzionale: in questo Olimpo gli uomini fidati di Iuppiter Iovis perseguono lo scopo ultraTerreno Europa, al contempo garantendo per sé laute scorpacciate.
La Ue  quando “raccomanda” in pratica comanda : così è per l’utilizzo della fratturazione idraulica ad alto volume (fracking) sulle attività di ricerca e sfruttamento degli idrocarburi, dichiarata da essa stessa pericolosa per l’ambente e la salute dell’uomo.
L’Italia (le sue coste e 5 regioni interne) è uno dei bacini individuati in Europa, l’Abruzzo una delle sue regioni.
La filiera. La filiera inizia con Bruxelles: qui si risponde ai grandi gruppi economici ai quali vengono consegnate le nazioni colpevoli di alto deficit: quelle che si sono fatte indebitare, o accusare di essere indebitate, perdono i diritti su se stesse. Esattamente come accadeva nell’antica Roma: chi contraeva debito e non pagava diventava schiavo (cioè una cosa, non più una persona) nel potere di vita o di morte del proprio creditore.
L’economia della filiera alimenta quella sovraeuropea del petrolio, che a sua volta alimenta se stessa come un uroboro (il mostro mitologico che si nutre di se stesso): l’estrazione di gas e petrolio di scisto sono convenienti finché il prezzo del petrolio resta alto. Anche per questo il prezzo della benzina è fermo a 2 euro. Ma questa è solo una delle considerazioni e sta a valle: ce ne sono ben oltre.
Prodi. E’ uno degli “uomini di Bruxelles”, pare che nella Ue sia il referente per l’Italia, in pratica l’erede di Monti. Dopo che la sua Commissione gestì l’introduzione dell’euro nonché l’allargamento ai 10 nuovi stati membri, e dopo un paio di anni di tandem con Angela Merkel, eccolo in calceo e caliga circolare tra patrizi della Ue.
D’Alfonso. Ai tempi ancora candidato, fu convocato da Prodi: un incontro del quale si ebbero notizie contrastanti, le fonti ufficiali lo dichiararono di natura assolutamente privata, poi incentrato sulla strategia di “potenziamento delle infrastrutture sull’asse adriatico e sull’attrazione di investimenti” (gulp!).
L’Abruzzo. Regione Abruzzo inerte e Province Ponzio Pilato in 6 anni ci hanno portato dritti alle determinazioni del decreto Sbolla Italia, che consente il raggiungimento degli obiettivi della Strategia energetica nazionale (Sen): per il Governo, l’Abruzzo è considerato un distretto minerario per gli idrocarburi. Parola di Passera.
Distretto minerario. La Regione Verde d’Europa dovrebbe diventare terra di estrazione di gas e petrolio di scisto (o shale). I gas e olio di scisto sono quelli racchiusi nella roccia in maniera sparsa anziché in bacino: per estrarli bisogna trivellare in orizzontale e quindi procedere con cariche esplosive (metodo fracking). Il territorio diventa una groviera e per riassestarsi provoca terremoti proporzionati. I materiali usati per l’estrazione sono tossici per le falde acquifere, nelle quali si rintana spesso gas di fuga (in America capita di poter “accendere” l’acqua che esce dal rubinetto) o ci si mischia il petrolio; per l’aria in quanto è necessario tenere costantemente accese le canne di fuga del gas per evitare le esplosioni vicino alle zone di estrazione producendo così molta e molta Co2; per la terra che oltre a restare bucata viene contaminata dal materiale radioattivo usato per tracciare la disposizione del gas nella roccia.
TIRIAMO LE SOMME.
A qualcuno potrebbe sembrare che in quell’incontro con Prodi ci fu la richiesta di ubbidire alle logiche sovranazionali e sovraeuropee, richieste alle quali poco poteva opporre un ex sindaco candidato governatore: con quali prospettive se si fosse sottratto? E con quali speranze di non essere disarcionato se ora si ribella?
Oggi l’Abruzzo a Roma non conta più niente, e perde puntualmente i suoi rappresentanti ché si fanno incantare da poltrone d’oro ma di nessun contenuto per il territorio: patisce un turnover velocissimo, chiaramente premeditato, che lo priva di qualsiasi potere nei centri decisionali.
Una realtà drammatica, ma che potrebbe essere un’occasione per chi vede un vuoto da colmare. Disubbidire a volte chiude una porta… ma apre un portone… E’ già accaduto a un sindaco…
Detto questo, la Giunta D’Alfonso deliberi il ricorso in Corte Costituzionale contro lo Sblocca Italia. 60 giorni a decorrere dal 12 settembre: questo è il tempo utile e metà è già passato.
Basta parole.

Maria Paola Iannella
Coordinamento Nazionale NO TRIV – Sezione Abruzzo
Direttore Responsabile Agenzia Giornalistica Economica d’Abruzzo

Pescara, 7 ottobre 2014

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