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L’Aquila, Salone Ricostruzione, Grandinetti: “ vorremmo rifare la Città proprio come era”

L’Azienda ha una storia centenaria, 19 addetti, gestione familiare, lavorazione artigianale.

I pavimenti in graniglia, core business della Grandinetti, si presentano identici a quelli di fine ‘800 e inizio ‘900, particolarmente adatti alla ristrutturazione e al recupero di Chiese, palazzi storici, edifici pubblici di pregio.

Tristano e Valentino Grandinetti hanno ereditato l’azienda di famiglia nata nel 1902 a San Severino Marche, la patria delle prime marmette prodotte probabilmente da una comunità di frati residente proprio a San Severino Marche, la cittadina che poi divenne, negli anni ‘50, il più importante centro italiano di produzione.

L’interesse su L’Aquila, antica città d’arte, è evidente. Pensa che sarà possibile ricostruire il centro storico così come era prima del sisma?

Lo spero fortemente, sarebbe terribile ritrovarsi con una città nuova, svuotata dei suoi simboli e del suo patrimonio artistico. Certo ci vorranno investimenti cospicui: noi nelle Marche non abbiamo avuto la possibilità di recuperare tutto, anzi, fino a poco tempo fa, in verità, c’erano ancora tende e container… si figuri quale sia stata l’attenzione circa la conservazione del patrimonio storico.

Mi sembra di capire che L’Aquila, essendo anche un capoluogo di regione, ed avendo una grande consapevolezza del suo essere tra le prime città d’arte, si stia dando molto da fare per evitare la perdita della sua identità e autenticità: se la ricostruzione è ferma, immagino che in gran parte si debba anche al fatto che si sta ancora ragionando su come procedere per perdere il meno possibile. Abbattere e ricostruire sarebbe stato più facile: evidentemente l’intenzione di conservare il vero volto della Città è comune a tutti.

Al Salone della ricostruzione siete l’unica azienda che presenta prodotti per la ripavimentazione stile antico?

Devo dire che la nostra azienda è leader nel mercato delle graniglie: lavoriamo artigianalmente, quindi con una qualità altissima, e riproduciamo qualsiasi disegno ci venga sottoposto. Dico solo che abbiamo un brevetto unico al mondo.

In questo ultimo decennio il pavimento in graniglia ha ripreso quota e trova un raffinato impiego nella ristrutturazione di pregio, un segmento di mercato che diviene ogni anno più importante. L’utilizzo sempre più diffuso nella ristrutturazione di pregio ha fatto quindi da volano al rilancio della graniglia anche nella edilizia “nuova”, dove la domanda è in netta crescita. Sicuramente la riscoperta e il successo della graniglia sono dovuti anche alla messa a punto di nuove tecniche che eliminano i punti deboli del passato: trattamento con efficaci prodotti antiassorbenti che proteggono dalle macchie; finitura di superficie e lucidatura prima della posa in opera; facile reperibilità del prodotto sul mercato. Da ultimo, i nostri pavimenti sono assolutamente esenti da qualsiasi prodotto di sintesi: sono costituiti esclusivamente da calci idrauliche o minerali, e le materie prime nonché la manifattura sono completamente italiane.

Oltre ad un brevetto avete anche un macchinario unico al mondo, giusto?

Esatto, Grandinetti è pioniera nel concepimento e nello sviluppo del monostrato, produce attualmente questa marmetta con un macchinario unico al mondo, ideato e brevettato dalla stessa azienda. Un tempo i macchinari per produrlo erano ben diversi, oggi, grazie alla nuova metodologia Grandinetti (una pressa ideata per produrre monostrato), si è potuto ottimizzare la produzione in modo sostanziale. Gli impasti ed i dosaggi, gli impianti di pesatura, la cottura, la “stagionatura”… fanno il resto.

La “pastina”, invece, che potremo definire il genitore della graniglia in quanto costituisce la pavimentazione di numerosissimi palazzi e abitazioni del 1800 e del primo ‘900, è caratterizzata da una macinazione molto più sottile del marmo rispetto alla marmetta e dalla successiva miscelazione con leganti idraulici e ossidi naturali.

Quanto è importante per la vostra azienda acquisire cantieri eccellenti all’Aquila?

La risposta è evidente. Ma c’è anche qualcosa che va oltre l’aspetto professionale: l’amore per restituzione del passato al presente. Per noi che abbiamo subìto il terremoto, seppur meno drastico di quello aquilano, è una sorta di riscatto. Insomma, c’è un aspetto emotivo, personale, che si aggiunge ad una lavorazione che già in quanto artigianale è frutto di passione.

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