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Italia,sostenibilità ambiente: le imprese danno i voti

È un tentativo ambizioso di capire cosa c’è dietro l’economia andando a scandagliare in che misura le aziende contribuiscono al benessere del Paese. Non attraverso una fotografia dei consueti indicatori economico-finanziari, ma valutando l’impegno reale delle imprese sul fronte dell’ambiente, del sociale e dell’etica d’impresa.
È questo l’obiettivo del progetto presentato oggi a Roma nell’ambito del Forum Csr dell’Abi e messo a punto dall’Istat e dal Csr Manager Network, l’associazione che riunisce i responsabili delle politiche di sostenibilità delle maggiori imprese italiane e che è stata promossa da Altis (Alta Scuola Impresa e Società della Cattolica di Milano) e da Isvi (Istituto per i valori d’impresa).
Molteni (Csr): entro fine anno il percorso sarà concluso
«L’obiettivo – spiega al Sole24ore.com Mario Molteni, direttore del Csr Manager Network – è quello di arrivare entro fine anno alla conclusione di questo percorso». Il cui approdo finale è la creazione di indici statistici a livello nazionale che tengano conto anche di criteri ambientali, sociali e di governance. Il progetto ha coinvolto un primo nucleo di dodici imprese che rappresentano un campione delle realtà leader del reporting di sostenibilità: Assicurazioni Generali, Autogrill, Bureau Veritas, Enel, Gruppo Hera, Sanpellegrino, Unipol, Gucci, Holcim Italia, Obiettivo Lavoro, Terna e Vodafone. Un primo banco di prova, insomma, in attesa di estendere nei prossimi mesi la sperimentazione ad altre imprese quotate.
Nove sfide per la comparazione dei bilanci di sostenibilità
Per arrivare a indicatori affidabili, però, il progetto ha preso le mosse da un confronto tra i bilanci di sostenibilità delle imprese campione partendo dall’assunto che, senza una effettiva comparazione, non sia possibile misurare e valutare l’impegno delle aziende né comprendere, nel caso di uno stakeholder, la portata o le carenze su questo fronte. «Il confronto – chiarisce Molteni – si è rivelato di fatto impossibile. Troppo alto, infatti, è il livello di discrezionalità con cui le aziende stilano il loro bilancio di sostenibilità. C’è una eccessiva autoreferenzialità che complica qualsiasi lavoro di convergenza». Così, dopo l’analisi delle difficoltà connesse alla comparazione dei bilanci societari di sostenibilità, sono state identificate nove sfide che le aziende dovranno essere in grado di superare per far dialogare in modo efficace le informazioni sulle loro performance: dalla diversa interpretazione di alcune parole chiave al differente perimetro di rendicontazione, per arrivare alla precisa definizione delle unità di misura che serviranno a rendicontare le scelte aziendali.
Verso indicatori convergenti per misurare le performance aziendali
Accanto a questa sfida, poi, il progetto firmato da Csr e Istat ha provato a superare un altro ostacolo: analizzare le informazioni sociali e ambientali presenti nelle statistiche nazionali prodotte dall’Istat per identificare indicatori analoghi e convergenti che potessero fornire un punto di riferimento per la valutazione degli indicatori pubblicati dalle aziende. Partendo da 56 tasselli proposti dallo standard internazionale e raccogliendo il giudizio di 50 Csr manager, si è così giunti all’identificazione di un gruppo ristretto di indicatori (20 parametri) considerati rilevanti per la misurazione dell’impegno sociale e ambientale di un’azienda: dal consumo diretto di energia al tasso di assenteismo e infortunio, dal rapporto dello stipendio uomini-donne al numero di incidenti di discriminazione e azioni correttive.
Il contributo dell’Italia al miglioramento dello standard internazionale
«L’Istat – prosegue Molteni – lavora da tempo su questo fronte e, per la prima volta, si potrà arrivare a definire precisi indicatori attraverso un percorso condiviso con le aziende». Che avrà, spiega sempre Molteni, un ulteriore obiettivo. «L’ultimo contributo sarà quello di suggerire miglioramenti per lo standard internazionale che è partito nel 2002».
Il sole 24 ore del 27 gennaio

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