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Italia: Usa dice no a velivoli Finmeccanica

Mercati spietati con l’industria della difesa italiana e in particolare con Finmeccanica. In India il caccia francese Dassault Rafale si è imposto oggi nella gara per 126 jet destinati all’aeronautica di Nuova Delhi (valore 10,4 miliardi di dollari) a spese dell’EF 2000 Typhoon realizzato dal consorzio Eurofighter partecipato da Finmeccanica. A Washington i tagli al budget del Pentagono hanno annullato il programma di acquisizione del cargo tattico C-27J realizzato da Alenia Aermacchi e integrato negli Stati uniti dalla società L-3. Erano previsti 78 velivoli poi ridotti a 38 dei quali 21 già ordinati e 13 consegnati all’Usaf che ora intende venderli.
Non si tratta certo del primo “uppercut” che l’Amministrazione Obama tira all’industria della difesa italiana cancellando i programmi definiti ai tempi di George W Bush.
Primo tra tutti quello relativo alla nuova flotta di 23 elicotteri presidenziali (valore 6,5 miliardi di dollari destinati quasi a raddoppiare), vinta dall’AW 101 (ribattezzato US 101) di Agusta Westland e poi cancellata nel 2009 da Obama nonostante fossero già stati prodotti 7 velivoli. Con lo slogan “buy american ” Obama ha disinvoltamente tagliato fuori l’AW-101 anche dalla competizione da 15 miliardi di dollari per il nuovo elicottero da Combat Search and Rescue (il recupero dei piloti abbattuti in territorio ostile) così come ha annullato la commessa multimiliardaria vinta dal colosso franco-tedesco Eads per le nuove cisterne volanti per poi indirne una nuova su misura per Boeing. Negli Stati Uniti Finmeccanica ha ora ottime carte da giocare nella competizione per il nuovo addestratore avanzato.
Sul piano tecnologico l’M346 di Alenia Aermacchi non ha rivali ma la valutazioni dell’attuale Amministrazione statunitense hanno priorità diverse dalla qualità del prodotto e potrebbero privilegiare velivoli “made in Usa” . A delineare un quadro fosco e poco cooperatiivo con Washington contribuiscono inoltre le difficoltà e le lentezze con le quali Lockheed Martin e Pentagono procedono a definire le compensazioni industriali per la partecipazione italiana al programma F-35, che dovrebbero esseri pari al 70 per cento della commessa da 15 miliardi di euro per 131 velivoli. L’8 febbraio la Commissione Difesa del Senato discuterà proprio di questo programma che tante polemiche sta sollevando in Italia. Una buona occasione per far valere il principio della reciprocità lanciando un “warning” a Washington. Perché non minacciare la rinuncia al velivolo statunitense o limitarsi a ordinarne 20 esemplari nella versione B a decollo corto e atterraggio verticale indispensabili per la portaerei Cavour? Come la Germania potremmo impiegare per l’attacco una versione specifica del Typhoon, nella produzione del quale la nostra industria è protagonista e non subfornitrice. Fonte: il sole 24 ore online, 31 gennaio 2012

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