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Italia. Unioncamere: la cultura rappresenta il 15,3 per cento del valore aggiunto nazionale

Nel 2013 la filiera culturale italiana ha mosso il 15,3% del valore aggiunto nazionale, equivalente a 214 miliardi di euro. E’ quanto emerge dal Rapporto 2014 “Io sono cultura – l’Italia della qualita’ e della bellezza sfida la crisi” elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere. Nel Rapporto, presentato questa mattina a Roma dai vertici di Unioncamere e Symbola e dal ministro della Cultura e del Turismo, Dario Franceschini, si evidenzia inoltre che “per ogni euro prodotto dalla cultura se ne attivano 1,67 in altri settori”. Lo studio spiega che il sistema produttivo culturale, considerato nelle sue tre componenti (imprese, istituzioni pubbliche e no-profit), “genera circa 80 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 5,7 per cento dell’economia nazionale e a 1,4 milioni di occupati”. Ma questi 80 miliardi ne “stimolano” altri 134 in altri comparti, arrivando quindi alla soglia di 214 miliardi, ovvero il 15,3 per cento del valore aggiunto nazionale. Il settore rappresenta quindi un vero pilastro del Made in Italy e un dato molto incoraggiante e’ quello relativo all’export legato alla cultura che, sottolinea il Rapporto, e’ cresciuto del 35 per cento durante la crisi economica, cioe’ dal 2009 al 2013. Il surplus commerciale con l’estero nel 2013 e’ stato di 25,7 miliardi di euro: secondo solo, nell’economia nazionale, alla filiera meccanica, e ben superiore, ad esempio, a quella metallurgica (10,3 miliardi). Le imprese operanti nel settore culturale nel 2013 sono state 443.458, ovvero il 7,3 per cento delle imprese registrate in Italia. Si tratta di aziende attive nell’industria creativa (architettura, comunicazione e branding, design), in quella culturale (film, video, radio-tv, software, musica, libri e stampa), in quella del patrimonio storico-artistico (musei, biblioteche e luoghi storico-artistici) e in quella delle perfporming arts e arti visive (rappresentazioni artistiche, intrattenimento, convegni e fiere). Per quanto riguarda l’incidenza che queste imprese hanno sul totale delle attivita’, Firenze si classifica al primo posto: l’11,8 per cento di tutte le sue aziende sono culturali. Seguono Milano (10,9 per cento); Monza-Brianza (10,3 per cento); Arezzo (10,1 per cento); Como (10 per cento) e Roma (9,7 per cento). “Questo rapporto ci aiuta a capire che la sfida della crisi, per l’Italia, si gioca nel campo della cultura”, ha sottolineato il presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci, proponendo di sfruttare l’appuntamento dell’Expo al meglio, per esempio “utilizzando la forza simbolica dei nostri siti Unesco facendo dei gemellaggi nel mondo con altri monumenti”. “La cultura e’ e deve continuare ad essere il miglior combustibile per la ripresa”, ha detto il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, evidenziando che l’Italia deve “puntare sui suoi talenti e cogliere il potenziale delle nuove tecnologie per rilanciare i territori e il loro saper fare”. Pienamente in sintonia il ministro Franceschini: “Per vincere la sfida della globalizzazione – ha affermato – ogni Paese deve individuare la propria vocazione, che per noi italiani e’ la cultura, la bellezza, la creativita’. Dobbiamo quindi puntare sul nostro patrimonio storico-artistico, non soltanto del passato ma anche del presente”.

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